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Dante, il significato e l’utilizzo del verso “Qui si parrà la tua nobilitate”

Prosegue il viaggio alla scoperta del significato dei versi più celebri della Divina Commedia di Dante. Analizziamo con lo scrittore Dario Pisano il verso "qui si parrà la tua nobilitate"

I cultori di Dante e della Divina Commedia, quando vogliono sottolineare l’eccezionalità dell’impresa che stanno per compiere (di qualunque genere si tratti), citano questo endecasillabo del secondo canto dell’Inferno.

Il verso sigilla una terzina che contiene una invocazione alle muse e all’«alto ingegno» (ossia la scienza poetica) formulata dall’autore alle soglie del poema. Dante è infatti sul punto di intraprendere – con la nave della sua mente (che all’inizio del Purgatorio chiamerà la navicella del mio ingegno ) una navigazione poetica in acque mai solcate da nessuno prima di lui.

Ecco la terzina per esteso (vv. 7 – 9):

O muse, o alto ingegno, or m’aiutate;
o mente che scrivesti ciò ch’io vidi,
qui si parrà la tua nobilitate.

Possiamo parafrasarla in questo modo: «O muse, o sublime ingegno inventivo, ora soccorretemi: o memoria in cui si stampò ciò che io vidi, qui si dimostrerà la tua capacità.».

Dante e le muse

Con l’aiuto delle muse, che venivano invocate dai poeti antichi nel prologo delle loro opere, Dante dà inizio al suo racconto (il primo canto dell’Inferno – come si ripete sempre e giustamente – ha una funzione proemiale: è il vestibolo del grande edificio poetico edificato dall’autore nelle sue terzine).

Le muse sono nel mondo classico le nove fanciulle figlie di Mnemosine (la Memoria) e Zeus, alle quali è affidata la custodia di tutte le arti, in modo particolare della poesia. Già Omero si era rivolto ad esse per poter svolgere il suo canto. Dante mantiene questo richiamo letterario ai testi antichi: egli riconosce che il vero poeta non può non ammettere la necessità di un intervento soprannaturale che gli permetta di inoltrarsi in un’opera tanto ardua e ai limiti delle possibilità umane.

Al verso 8 Dante chiede alla memoria che lo ispira l’aiuto per portare a termine la sua missione temeraria. In che cosa consiste l’eccezionalità del progetto poetico dantesco?

Il poeta dell’Universo

Dante è il solo pensatore poetico della storia che è stato capace di innalzarsi di fronte a un millennio, ricapitolando nel suo «poema – mondo» venti secoli di storia e di cultura. Come scrisse l’autore angloamericano T. S. Eliot, la Commedia dantesca è «la più ordinata e esauriente presentazione di sentimenti che sia mai stata fatta».
Il sommo poeta censisce poeticamente e illustra nelle tre cantiche ogni aspetto della nostra umanità, ogni ingrediente emozionale della vita umana. Non c’è aspetto di noi uomini che egli non abbia esplorato nei suoi versi.
Lo scrittore argentino J. L. Borges definì la Commedia «una miniatura poetica dell’Universo».

In questo senso, il poema è un Triumphus memoriae, una immensa arca dove si deposita tutta la tradizione letteraria antica e medioevale.

Fu subito chiaro – già ai lettori della prima ora – che l’autore di una macchina testuale tanto perfetta doveva avere un ingegno sovraumano!

A questo proposito, ricordiamo che in margine al commento plurisecolare al poema sacro – sono fioriti moltissimi aneddoti – relativi alla vita di Dante – il quale è stato ampiamente celebrato soprattutto per le abilità mnemoniche fuori del comune.

Dante ricordava ogni cosa, come dimostra questo famosissimo racconto.

In viaggio verso l’ignoto

Il poeta se ne stava una volta per i fatti suoi sulla piazza di Santa Maria del Fiore a prendere il fresco, seduto su un muretto. «Or quivi stando una sera, gli si presenta uno sconosciuto, e lo interroga: voi che siete così dotto – gli domanda – mi sapete dire qual è il miglior boccone? E Dante, senza por tempo in mezzo, rispose: L’uovo. Un anno dopo, sedendo egli sullo stesso muricciolo, gli si presenta di nuovo quell’uomo, che più non avea egli veduto, e lo interroga: Con che? Ed egli risponde subito: Col sale.».

Dante – grazie a questa memoria prodigiosa – ha vinto la sua scommessa: è riuscito a raggiungere il più alto traguardo artistico della storia umana.

Molto più modestamente, chiunque stia sul punto di cimentarsi in un’impresa ai limiti delle sue forze, può citare il verso del secondo canto dell’Inferno, e richiamare in questo modo alla mente la storia di un uomo che diede alta prova di sé avventurandosi – pieno di spavento e di fiducia – nell’ignoto.

Dario Pisano

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