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Cos’è la Sharia, origine e significato della parola

La Sharia, definita "legge islamica" è in realtà un insieme di concetti che si desumono dai testi sacri. Scopriamo da quali trae origine

La Sharia, la legge sacra della religione islamica basata sul Corano, è tornata di forte attualità negli ultimi giorni con il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan. “L’emirato islamico non vuole che le donne siano vittime, dovrebbero essere nelle strutture di governo sulla base di quanto prevede la Sharia” ha affermato il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, dopo aver preso il controllo di Kabul. Ma cos’è la Sharia? Cosa prevede la legge islamica?

Significato di Sharia

NellʼIslam, la parola Shariʿah o sharia, (dall’arabo: شريعة‎ sharīʿa ‘legge’; letteralmente “strada battuta”, “il cammino che conduce alla fonte a cui abbeverarsi”) indica il complesso di regole di vita e di comportamento dettato da Dio per la condotta morale, religiosa e giuridica dei suoi fedeli. È un concetto suscettibile di essere interpretato in chiave metafisica o pragmatica. Nel significato metafisico, la sharīʿah è la Legge di Dio e, in quanto sua rivelazione diretta, rimane assoluta e incontestabile dagli uomini.

Significato nella religione musulmana

La parola sharia in arabo significa sentiero, retta via, e nella religione musulmana indica un insieme di concetti astratti che si desumono dai principali testi sacri. La sharia quindi non è un testo scritto, bensì, come ha spiegato qualche anno fa l’esperta di studi islamici Asma Afsaruddin, “una serie di principi etici e morali ad ampio raggio”, che per il fedele musulmano sono perfetti e immutabili. Da soli però non bastano per indicare la retta via, dato che molto spesso non riguardano casi specifici: a tradurre la sharia in leggi scritte e particolari (i fiqh) sono i fuqawa, i giuristi.

Le fonti primarie

Fonti della legge islamica sono generalmente considerate il Corano (190 versi su 6236 totali), la Sunna (ovvero gli ḥadīth del Profeta), il consenso della comunità dei credenti (ijma’) e l’analogia giuridica (qiyās). La sharia accetta solo le prime due fonti in quanto divinamente prodotte o ispirate. Mentre esiste un solo Corano, esistono diverse raccolte “ufficiali”, antiche e tradizionali, di ʾaḥādīth: è questa una delle ragioni da cui segue l’impossibilità teorica di pervenire univocamente alla (vera) sharia. I versi della rivelazione nel Corano sono in maggioranza versi dedicati ad Allah e alle sue qualità predicabili, narrazione di profeti precedenti, e di tipo escatologico.

Cosa regolamenta la Sharia

La Sharia si estende fino a comprendere ogni atto umano, da quelli individuali e interiori, legati al culto, a quelli esteriori, come quelli legati all’interazione sociale, dalla sfera personale a quella politica. Ogni atto è classificabile secondo una scala di accettabilità rispetto alla religione, che vede al primo posto gli obblighi di fede (i “pilastri dell’islam”) e in fondo gli atti vietati.

La Sharia comprende anche il diritto penale, nel quale i “reati” al primo posto sono i delitti contro Dio, ossia l’apostasia e la blasfemia, quindi l’adulterio, il consumo di bevande alcoliche, il furto e la rapina. Per questi la Sharia stabilisce pene severe (hudud) fino alla morte.

 

 

 

 

 

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