Nel vasto oceano della lingua italiana, tra prestiti stranieri e neologismi digitali, sopravvivono alcune locuzioni latine che conservano un fascino immutato. Una delle più utilizzate, tanto nel linguaggio colto quanto in quello giornalistico e quotidiano, è senza dubbio “ante litteram”. Ma vi siete mai chiesti da dove derivi esattamente questa espressione e perché continuiamo a usarla per descrivere personaggi o fenomeni che sembrano aver viaggiato nel tempo?
Spesso usiamo l’espressione “ante litteram” con naturalezza per definire un visionario, un innovatore o un’opera che anticipa i tempi. Eppure, la sua origine non ha nulla a che fare con la filosofia o la storia, bensì con un’arte pratica e artigianale: l’incisione e la stampa.
L’origine tecnica del modo di dire
Per capire il significato letterale di ante litteram, dobbiamo fare un salto indietro nei secoli, nelle botteghe dei maestri incisori. La traduzione letterale dal latino è “prima della lettera”. In questo contesto, la “lettera” non è una missiva spedita per posta, ma la didascalia o l’iscrizione che veniva incisa sulla lastra di metallo (solitamente rame o zinco) una volta completato il disegno.
Nel processo di stampa calcografica, l’artista realizzava prima l’immagine. Prima di aggiungere il testo definitivo in calce, che riportava il titolo dell’opera, il nome dell’autore o una dedica, era consuetudine effettuare delle tirature di prova. Queste stampe servivano all’incisore per verificare la resa dei chiaroscuri e la pulizia del tratto. Queste prime copie, prive di scritte, erano chiamate appunto stampe “avanti lettera” o ante litteram.
Curiosamente, nel mercato del collezionismo, queste versioni erano (e sono tuttora) le più pregiate: essendo le prime a uscire dal torchio, la lastra non era ancora usurata e i dettagli risultavano nitidissimi. Da qui nasce l’idea di qualcosa di “primordiale”, “puro” e “precorritore”.
Il significato figurato di “ante litteram”
Dall’ambito tecnico della stampa, l’espressione è migrata nel linguaggio comune con un significato metaforico molto potente. Oggi utilizziamo ante litteram per indicare qualcuno o qualcosa che manifesta caratteristiche, idee o stili tipici di un’epoca successiva, prima ancora che quel fenomeno riceva un nome ufficiale o diventi una moda consolidata.
Dire che un personaggio è stato un “femminista ante litteram” o che un libro è un “thriller psicologico ante litteram” significa riconoscere in essi i germi di una rivoluzione che si sarebbe compiuta solo decenni o secoli dopo. È un modo per rendere omaggio a chi ha saputo guardare oltre l’orizzonte del proprio tempo.
Esempi celebri: i visionari della storia
La storia della cultura è costellata di esempi ante litteram. Pensiamo a Leonardo da Vinci: i suoi studi sul volo o sui mezzi corazzati lo rendono un ingegnere aeronautico e militare ante litteram, secoli prima dell’invenzione del motore a scoppio.
In ambito letterario, si parla spesso di Dante Alighieri come di un “padre della patria” ante litteram, per la sua capacità di intuire l’unità culturale e linguistica dell’Italia ben prima del Risorgimento. O ancora, si definisce spesso il filosofo Giambattista Vico come uno storicista ante litteram, poiché i suoi concetti di evoluzione delle civiltà anticiparono correnti filosofiche ottocentesche.
Anche nel cinema e nella musica il termine trova spazio. Un film muto che sperimenta tecniche di montaggio frenetico può essere considerato un “videoclip ante litteram”. Una band degli anni ’60 che utilizza distorsioni estreme può essere definita “punk ante litteram”.
Alla scoperta dei modi di dire italiani
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Un “libro di società” perché permette di essere condiviso e di “giocare” da soli o in compagnia alla scoperta dell’origine e dell’uso corretto dei modi di dire che tutti i giorni utilizziamo. Un volume leggero che vuole sottolineare l’importanza delle espressioni idiomatiche. Molte di esse sono cadute nel dimenticatoio a causa del sempre più frequente utilizzo di espressioni straniere e anglicismi.
