Revenge Porn non è italiano

Accademia della Crusca boccia l’utilizzo della parola Revenge Porn

Perché utilizzare parole straniere incomprensibili? Secondo l'Accademia della Crusca possono creare incomprensione o confusione
Accademia della Crusca no a revenge Porn nella lingua italiana

Sulla cronaca di oggi è protagonista il termine Revenge Porn. Un  malcostume in aumento nel  mondo dei social e che ha visto oggi la polizia postale intervenire e denunciare i proprietari  di tre canali Telegram. Da parte nostra ci siamo fatti una domanda. Perché ci ostiniamo ad abbandonare la lingua italiana e a utilizzare parole straniere?

Sono soprattutto i media ad amare gli esterofilismi, anche se l’Accademia della Crusca ha più volte sollecitato ad utilizzare termini, vocaboli, parole della lingua italiana. Il problema non è legato semplicemente all’amor patrio di difesa della nostra lingua. Ma l’utilizzo di una parola non facilmente comprensibile a tutta la popolazione può far nascere un’incomprensione, che potrebbe risultare dannosa ai fini dell’applicazione anche della legge. O creare interpretazioni sbagliate e/o non corrette. 

Qui non si afferma che a tutti i costi bisogna parlare solo la lingua italiana. Nessuno reclama una superiorità di lingua o peggio la demonizzazione delle lingue straniere. Anzi, bisognerebbe aprirsi ad un maggior numero di apprendimento di lingue straniere, al fine di poter dialogare con qualsiasi cultura straniera. Però, non si può abbandonare la lingua italiana per trasformarla in un’altra lingua.

Revenge Porn, la vendetta a sfondo sessuale

Il Revenge Porn (Pornovendetta), ovvero la vendetta a sfondo sessuale per colpire persone a cui la vuoi fare pagare. Molte volte incolpevoli ragazze o ragazzi, dopo aver rotto la loro relazione, diventano vittime dei partner e immagini intime sono diffuse sui social. In altri casi, personaggi dello spettacolo sono le vittime di stalker che “rubano” immagini private o stimolano a commenti e azioni nei riguardi delle star.

Proprio oggi sono stati denunciati dalla nostra Polizia Postale gli amministratori di 3 canali Telegram, con  migliaia di utenti, i quali utilizzavano immagini spinte e commenti denigratori nei riguardi di incolpevoli persone. Non solo, nei profili in questione, che non citiamo per non offrire loro visibilità, la vendetta nei riguardi di persone, prevalentemente donne, avveniva con temi di carattere sessuale, istigazione al femminicidio, pedopornografia. In uno dei casi anche la famosa vendetta contro l’ex compagna.

Accademia della Crusca boccia il termine Revenge porn

L’Accademia della Crusca, la stimabile istituzione che difende la lingua italiana, nel comunicato stampa numero 12, datato 4  aprile 2019, affrontava il tema dell’utilizzo improprio del termine Revenge Porn.

L’Accademia interveniva riguardo all’approvazione “del disegno di legge recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (C. 1455-A e abb.)”, ha approvato l’emendamento che introduce l’art. 612-ter c.p., “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”.

“Dobbiamo complimentarci con il legislatore che, nella stesura della norma, ha utilizzato parole italiane, organizzate in un testo chiaro e trasparente. Non possiamo allo stesso modo complimentarci con una parte dei commentatori, i quali perseverano, presentando i contenuti della nuova legge, nell’usare forestierismi opachi, senz’altro meno chiari della normativa ufficiale: anche nella discussione parlamentare in aula molti degli oratori e delle oratrici, per illustrare l’opportunità della norma, hanno fatto sfoggio dei termini sexting, revenge porn, slut shaming.”

La legge non prevede nessun termine inglese

“Per fortuna la stesura materiale dell’emendamento non si avvale di questi forestierismi, ma la stampa e i media, creando non poca confusione, presentano talora l’esito legislativo come la norma sul revenge porn, anche se l’espressione, come abbiamo detto, non ricorre affatto nella legge.

Spesso revenge porn viene affiancato all’equivalente italiano, che esiste, ed è “pornovendetta”. “Pornovendetta” ha già largo corso sui giornali e nella Rete, e noi suggeriamo di adottare la forma univerbata, più specifica rispetto alla grafia “porno vendetta”.

 

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