Nel mondo dell’editoria, i “casi” nascono spesso dal rumore dei social o da operazioni di marketing studiate a tavolino. Ma ogni tanto, emerge un’opera che scuote le fondamenta della critica e del pubblico per la sua forza intrinseca. È il caso di “Under Water“, il romanzo d’esordio di Tara Menon, docente di letteratura a Harvard, critica letteraria e, chi l’avrebbe mai detto, anche ex atleta professionista.
Ma perché “Under Water” è uno di quei libri da leggere oggi? Scopriamo più da vicino questo caso editoriale di cui si sta tanto parlando all’estero.
Under Water
Under Water segue la vita di Marissa, una donna che sembra calamitare su di sé la furia degli elementi. Il romanzo è diviso in due metà speculari e contrastanti. Da un lato, la Marissa adolescente nella Thailandia del 2004, tra l’idillio dei bagni con le mante e l’imminente orrore dello tsunami del Pacifico. Dall’altro, la Marissa adulta nella New York del 2012, una città sospesa nell’attesa carica di presagi dell’uragano Sandy.
Non è un romanzo catastrofista nel senso classico del termine. Come sottolineato in una recente e profonda intervista rilasciata a Public Books, la Menon ha voluto esplorare la “vulnerabilità totale dell’uomo costruito”. Il disastro non è un evento che “arriva”, ma qualcosa che è già accaduto e continua ad accadere, filtrato attraverso la sensibilità di una protagonista che la scrittrice definisce “cittadina del mondo”.
Un romanzo per salvare il mondo
Il cuore del dibattito intellettuale intorno a Under Water risiede in una sfida letteraria quasi filosofica. Anni fa, il grande scrittore Amitav Ghosh, nel suo saggio “La grande cecità” (The Great Derangement), sostenne che il romanzo moderno fosse incapace di raccontare il cambiamento climatico perché troppo concentrato sulla psiche del singolo individuo, mentre la crisi ambientale richiede una narrazione collettiva, quasi epica.
Tara Menon, con l’audacia di chi conosce profondamente la teoria del romanzo, ha risposto con i fatti. Incalzata da Nicholas Dames su Public Books, l’autrice ha spiegato che la sua è una vera e propria “risposta, se non una sfida” a Ghosh. Under Water dimostra che si può restare ancorati al realismo letterario, alla profondità di un unico personaggio borghese che cammina per le strade di New York, eppure riuscire a rendere il cambiamento climatico il fulcro della narrazione.
La Menon non ci offre un futuro distopico o una fantascienza cli-fi; ci offre il passato e il presente. Ci dice che il disastro è qui, tra le pieghe della nostra quotidianità, nella memoria di una spiaggia thailandese o nell’umidità pesante di una Manhattan che si crede invulnerabile.
Un gioco di specchi tra passato e presente
La struttura del libro è stata paragonata a quella di “Casa Desolata” di Dickens. Ogni capitolo alterna i due tempi e i due luoghi, costringendo il lettore a un lavoro mentale costante per trovare i fili rossi che collegano la luce abbacinante della Thailandia al buio opprimente di New York.
“Volevo che le due sezioni fossero diverse a livello tonale,” racconta Menon. “Luce e bellezza per la Thailandia, oscurità e pesantezza per New York”. Questa scelta stilistica rende il libro un’esperienza sensoriale: leggendolo, si avverte quasi fisicamente l’acqua che sale, il tempo che si ferma, e la “lentezza della violenza” ambientale che erode le nostre certezze.
Perché è un libro necessario
“Under Water” è uno di quei libri che ci costringono a guardare fuori dalla finestra con occhi nuovi: ci parla di lutto e di perdita, non solo umana, ma anche ecologica (la scomparsa delle barriere coralline, la perdita degli habitat). Ma ci parla anche di resilienza.
Tara Menon ha scritto un libro “solitario”, centrato su un unico personaggio, eppure è riuscita a farlo diventare lo specchio di una intera generazione che vive nel “non-ancora” del disastro imminente. È un romanzo che non si dimentica, che ci insegna come il dolore personale e quello del pianeta siano, in fondo, la stessa identica cosa.
Se volete capire dove sta andando la letteratura mondiale, se volete scoprire come si possa trasformare la teoria accademica in pura emozione narrativa, Under Water è il caso editoriale da cui non potete prescindere. Perché, come dice la Menon, “il disastro è già accaduto, e sta accadendo proprio ora”. E noi non possiamo fare altro che continuare a leggere, per imparare a nuotare.
