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“Una volta è abbastanza”, il romanzo d’esordio di Giulia Ciarapica

Blogger di libri e firma de "Il Foglio" e il "Messaggero", Giulia Ciarapica ci racconta il suo romanzo d'esordio "Una volta è abbastanza", primo volume di una trilogia ambientata nella sua regione d'origine, le Marche

Pubblicato da Rizzoli, Una volta è abbastanza è il romanzo d’esordio di Giulia Ciarapica, blogger di libri e firma de “Il foglio” e il “Messaggero”. Primo volume di una trilogia, il romanzo è una saga familiare ambientata nella terra d’origine della scrittrice, le Marche.

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Una volta è abbastanza – Giulia Ciarapica

Inizia così Una volta è abbastanza, il romanzo che ho dedicato alla mia terra, primo volume di quella che sarà una trilogia e che, a conti fatti, avrà come grande protagonista le Marche, luogo di ambientazione assoluta.

Non ci si allontana mai troppo da ciò che si è stati, soprattutto se non si è ancora certi di quel che si vorrebbe diventare

Forse, per la prima volta dopo quasi trent’anni vissuti a Casette d’Ete – un paesino sperduto e dimenticato da Dio della provincia di Fermo, nella bassa Marca – ho capito quanto questo non-luogo faccia irrimediabilmente parte di ciò che sono oggi. Attraverso l’aiuto della scrittura, attraverso la ricostruzione geografica delle vie di un paese che, subito dopo la seconda guerra mondiale, era di certo molto diverso da quel che è diventato oggi, ho compreso quanto le atmosfere, i colori, gli odori, perfino l’aria stessa dei luoghi influenzino in modo quasi irreparabile l’essenza di chi li abita. È come se conferissero all’uomo una sorta di imprinting, un marchio che, nel bene e nel male, rimarrà a vita.

Questo famoso marchio, però, non resta semplicemente in superficie, ma penetra nelle pieghe dell’emotività, delimitando i contorni di un mondo interiore che plasma l’animo dell’uomo. Sono composte da tutti questi individui “marchiati dal territorio” le famiglie di cui parlo, le famiglie che racconto, le famiglie di cui mi sono fatta portavoce dal 1945 fino alla metà degli anni Sessanta.

Famiglie in cui – me ne sono resa conto soltanto una volta terminato il romanzo – le donne hanno ricoperto un ruolo preponderante, finanche fondamentale, nonostante il capofamiglia fosse l’uomo. Le donne sono state mogli, madri, amanti e soprattutto artigiane: quando a Casette d’Ete, alla fine degli anni Quaranta, nascevano i primi laboratori di scarpe – quelli che, negli anni a venire, si sarebbero poi trasformati da piccole fabbriche a medie e grandi industrie calzaturiere – le donne si svegliavano all’alba, scendevano nelle loro cantine, ed iniziavano ad orlare, trapuntare, assemblare tomaie, linguette e fondi. Dalla loro fervida fantasia, dalla sensibilità tutta femminile e dal loro intuito per le tendenze della moda, nascevano progetti a cui gli uomini avrebbero lavorato alacremente per trasformarli in oggetti, scarpe fatte e finite, pronte per essere vendute.

È in questo segmento specifico – nel quale si incontrano territorio, indole marchigiana, lavoro artigianale ed universo femminile – che nasce un progetto come “Una volta è abbastanza”. Che non è solo un romanzo sulle Marche, sulla tempra dei suoi abitanti, sul loro stacanovismo e sulla loro capacità di adattarsi a qualsiasi tipo di fatica, se per fatica si intende il lavoro minuzioso e costante che porta a risultati non immediati ma duraturi; questo è anche e soprattutto un romanzo che vuole raccontare l’epica dei calzolai, la storia di tante famiglie appartenenti ad un’unica comunità, quella di Casette d’Ete, nella quale si sono sviluppati grandi amori, forti delusioni, gigantesche speranze e terribili delitti. Perché la famiglia è un luogo, esattamente come lo è Casette d’Ete. Un luogo dai contorni sfocati o nitidi, che può variare nel numero e nel sesso, ma mai nel contenuto. Uomini e donne che hanno cercato di rendere la propria vita un piccolo capolavoro con tutto ciò che avevano: niente. Ma qui, a Casette d’Ete, la polvere non chiama polvere, e il nulla non rimbomba con la sua eco di desolazione.

Il futuro è nelle mani di chi ogni giorno, con rabbia, fame, sete e necessità di riscatto, costruisce il proprio cammino senza attendere il permesso di nessuno. Il futuro è nelle mani di chi ogni giorno si guarda allo specchio ed è pronto a riconoscerci, perché sa di non avere mai tradito sé stesso.

Giulia Ciarapica

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