“Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure e la nostra infamia”. Così inizia un classico troppo dimenticato “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo, un’opera tesa e appassionata in grado di insegnarci molte cose ancora oggi, in particolare alle giovani generazioni.
Perché “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” è un romanzo moderno
“Ultime lettere di Jacopo Ortis” è uno dei romanzi più struggenti e appassionati che si possano leggere: un’opera lacerante, drammatica, ribelle, profondamente anticonformista e visceralmente romantica. Un libro che non si limita a raccontare una storia, ma che sanguina. Completamente immerso nella realtà politica, sociale e culturale dell’Italia di fine Settecento, questo romanzo è la confessione più autentica di Ugo Foscolo, che non a caso afferma di averlo scritto “con il suo sangue”, consapevole di non riuscire mai più a raggiungere una simile intensità.
In queste pagine ha riversato tutto se stesso, le sue passioni brucianti, il suo tormento, quello “spirto guerrier” (Alla sera) che lo divora dall’interno. Jacopo Ortis non è soltanto un personaggio: è Foscolo stesso che prende forma sulla pagina, il suo doppio letterario, ancora più infelice, ancora più solo, ancora più sconfitto dal mondo. Attraverso la finzione narrativa di Lorenzo Alderani, l’amico che raccoglie e pubblica le sue lettere, il dolore del protagonista diventa testimonianza, grido, verità consegnata ai lettori. È come se quelle lettere fossero davvero state strappate al cuore di un uomo disperato e offerte al mondo perché nessuno potesse ignorarne la sofferenza.
Il lettore non resta mai esterno alla vicenda: viene trascinato dentro, vive ogni turbamento, ogni illusione spezzata, ogni slancio disperato. Il romanzo diventa nostro, intimo, necessario. Un classico eterno, capace di superare il tempo e lo spazio, di parlare ancora oggi con una voce potentissima.
È il capolavoro di un Romanticismo che non è affatto morto, perché continua a vivere in noi. Ci parla di ideali assoluti, di amore totalizzante, di politica, di ribellione, di rifiuto feroce delle regole soffocanti del perbenismo borghese. Ma soprattutto ci parla dell’uomo, della sua fragilità e della sua grandezza. Tocca le corde più profonde dell’anima, quelle più antiche e vere, ricordandoci che l’uomo è uomo solo quando è capace di credere fino in fondo in ciò che ama, anche quando questo significa consumarsi, perdersi, morire.
Jacopo, un eroe che parla ai giovani d’oggi
Jacopo incarna il conflitto tra ideali e realtà: delusione politica, solitudine, incapacità di trovare un posto nel mondo. Sono sentimenti che molti giovani sperimentano ancora oggi, anche se in contesti diversi. Il romanzo di Foscolo nasce dalla delusione storica dopo il trattato di Campoformio e ci mostra cosa succede quando gli ideali di libertà vengono traditi: è un invito al coinvolgimento politico, a mettersi in gioco in prima persona: attraverso l’educazione emotiva di Jacopo, il lettore impara a riconoscere passioni estreme come amore, rabbia, disperazione.
Il romanzo aiuta a capire l’importanza di dare forma e voce alle emozioni, invece di subirle passivamente. Il protagonista è un esule, senza patria né stabilità in un mondo in cui non si sente accolto e come non collegarlo al nostro mondo globalizzato, fatto di migrazioni e identità in crisi. Jacopo Ortis ci è utile perché ci aiuta a capire noi stessi, la storia, e il modo in cui la letteratura può dare senso al dolore umano trasformandolo in pensiero e consapevolezza.
Jacopo vive angoscia, solitudine, senso di fallimento e inutilità: non è un eroe vincente, ma un uomo in crisi. Sicuramente, vista la conclusione drammatica, non è un modello da imitare, ma da discutere: il destino di Jacopo spinge il lettore a interrogarsi su alternative possibili, sul valore della speranza, dell’azione e del rapporto con gli altri. Da un punto di vista più strettamente letterario, la forma epistolare, ora desueta, rende però il testo non lineare, soggettivo, emotivo, simile a un diario interiore.
Questa struttura “aperta” è molto moderna quasi un blog lacerato e drammatico che lascia il lettore inquieto, perché non c’è una morale rassicurante: ci sono molte domande e nessuna risposta. Il che fa ancora vibrare le nostre coscienze.
