L'opinione

“Torniamo al valore del pudore”, Ilaria Guidantoni sul caso della ragazza suicida per il suo video hard diffuso in rete

La scrittrice, che si occupa di problemi legati alla corporeità, disagi affettivi e disturbi del comportamento alimentare, analizza la triste vicenda dal punto di vista psicologico e umano
"Torniamo al valore del pudore", Ilaria Guidantoni sul caso della ragazza suicida per il suo video hard diffuso in rete

MILANO – “Torniamo al valore del pudore, non dobbiamo confondere il virtuale con la realtà affettiva, non giochiamo con la nostra intimità e non prendiamo come esempi d’amore quelli proposti dai media attraverso fiction e videogiochi.” E’ questo il messaggio che vuole lanciare la scrittrice Ilaria Guidantoni in merito al dramma di Tiziana C., la ragazza che si è suicidata per un suo video hard diventato virale prima su Whatsapp e poi sui social network. La scrittrice, che si occupa di problemi legati alla corporeità, disagi affettivi e disturbi del comportamento alimentare, analizza la triste vicenda dal punto di vista psicologico e umano.

“L’episodio ci rivela un disagio sociale e psicologico abbastanza complesso. In premessa, mi preme sottolineare come la tendenza al suicidio, come han sottolineato altri psicologi per casi analoghi, sia indipendente dal fatto. Ciò però non ci deve deresponsabilizzare. Ci sono due poli: uno è la concezione del proprio corpo, l’altro è quello affettivo. Appiattendo l’affettività si esalta la corporeità, ma il corpo non è che la punta dell’iceberg di un fenomeno più complesso. Spesso il nudo del proprio corpo rivela un disagio ben più profondo: lo è sia nel tema alimentare che in quello erotico. L’ossessione per la bellezza è sintomo dell’inedaguetatezza dell’io.

Nel caso specifico, c’è una povertà intrinseca nel rapporto umano: un video privato di una persona a cui si è legati affettivamente che viene poi diffuso su whatsapp e sui social porta in luce non tanto un comportamento eticamente discutibile, quanto qualcosa di ben più profondo e sgangherato nell’io. Usare se stessi in un video per fare dispetto a un altro ci pone un interrogativo importante: se vale la pena non solo di usare il proprio corpo, ma anzi di usarsi, ovvero sottostare a certi criteri anche quando si pensa di ribellarsi a delle logiche comuni. Apparentemente si afferma la propria libertà, ma di fatto ci si sottopone allo stesso criterio. Usare sessualmente e strumentalmente la propria libertà è un boomerang rispetto all’io. Esiste un problema di gestione, di solidità, di autostima che viene a mancare.

Altro fronte riguarda l’uso dei social network, con questa comunicazione mediatica che non crea democrazia e libertà di pensiero, ma fa da cassa di risonanza, capace di deformare, ingigantire anche una piccola cosa come un capricccio, un’intimità vissuta sopra le righe che, quando diventa patrimonio pubblico, non è più gestibile dal singolo. E’ evidente l’uso strumentale e sbagliato che si fa ma, giornalisticamente parlando, quando rendi pubblica una notizia si ha il dovere e la libertà di usarla. Il problema è tutelarsi prima e fare attenzione quando ci mettiamo in mostra sui social o in chat, perchè non valutiamo cosa arriva a chi arriva, ed a volte un gesto può apparire molto diverso rispetto alla realtà, a seconda del contesto nel quale viene diffuso.

Pensiamo al rapporto intimo come ad un rapporto a due, ma le persone sono mediate socialmente e familiarmente ad una serie di interazioni che non percepiamo. Una relazione personale ed intima può diventare un fatto sociale. In questo i social ntework sono deleteri: occorre ritornare al senso del pudore: la coppia e l’intimità va difesa e tutelata in primis da noi stessi. Ciò che viene speccolarizzato in una coppia è sintomo di debolezza del rapporto”.

 

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