Il poeta simbolo dell'Ucraina

Taras Ševčenko, il poeta del popolo ucraino

In un momento in cui la tensione in Ucraina sta spaccando il Paese, l'identità della nazione, o almeno di chi vorrebbe una nazione unita, si cementifica attorno a un grande personaggio della letteratura, il poeta Taras Hryhorovyč Ševčenko...

In giorni in cui la crisi sta spaccando il Paese, chi vorrebbe una nazione unita si raccoglie attorno alle statue del poeta diventato simbolo del patriottismo ucraino

MILANO – In un momento in cui la tensione in Ucraina sta spaccando il Paese, l’identità della nazione, o almeno di chi vorrebbe una nazione unita, si cementifica attorno a un grande personaggio della letteratura, il poeta Taras Hryhorovyč Ševčenko, cultore della lingua ucraina e icona dei patrioti. Attorno alle sue statue, nelle piazze delle città ucraine, si è raccolta domenica scorsa quella parte dei cittadini che sono schierati contro la Russia. In questi giorni così delicati, in cui abbiamo cercato di raccontarvi cosa sta accadendo e abbiamo lanciato il nostro appello per la pace, cui si sono uniti Valerio Massimo Manfredi e Giacomo Scarpelli, continuiamo a rivolgere il nostro sguardo all’Ucraina presentandovi il poeta simbolo di quella nazione.  

GLI ESORDI LETTERARI – Ma chi è questo poeta simbolo dell’Ucraina? Ševčenko nasce il 9 marzo 1814 a Morynci, un villaggio del Governatorato di Kiev, allora appartenente all’Impero Russo. Figlio di servi della gleba, si sposta con il suo padrone Pavel Engelhardt a San Pietroburgo, dove conosce diversi artisti russi e inizia a praticare la pittura. Nel 1838 viene accettato all’Accademia di Belle Arti. Intanto inzia a scrivere poesie e nel 1840 pubblica la prima raccolta di versi, “Kobzar”, molto apprezzata da un altro poeta ucraino, Ivan Franko. All’anno successivo risale il poema epico “Haidamaky”.

IL LEGAME CON L’UCRAINA E L’ESILIO – Durante gli anni a San Pietroburgo, Ševčenko compie tre viaggi in Ucraina, nel 1843, nel 1845 e nel 1846, avendo modo di conoscere i più importanti scrittori e intellettuali ucraini dell’epoca. Nel 1844, addolorato per la devastazione delle terre ucraine da parte del regime zarista russo, raccoglie un album di acqueforti che raffigurano i monumenti e le bellezze della “pittoresca Ucraina”. Durante il suo ultimo viaggio nella sua terra, entra in contatto con i membri di una confraternita segreta nata allo scopo di apportare riforme politiche nell’Impero russo. Nel marzo 1847 la società viene scoperta e sciolta dall’Ochrana, la polizia segreta russa, che rinviene un poema di Ševčenko intitolato “Il sogno”, contenente aspre critiche nei confronti dell’impero. Nonostante l’artista non facesse parte della società, tanto basta per farlo arrestare il 5 aprile. Dapprima viene imprigionato nel carcere di San Pietroburgo, poi esiliato a Orsk, vicino agli Urali, come soldato semplice nella guarnigione di Orenburg. Lo zar Nicola I, approvando la sentenza dell’esilio, aggiunge il divieto di scrivere e dipingere. Nel 1857 Ševčenko ottiene la grazia imperiale e nel 1859 il permesso di fare ritorno in Ucraina. Trascorre l’ultimo periodo della sua vita pubblicando le sue opere e lavorando a nuovi componimenti.  Sfortunato in amore e nella vita, il 10 marzo 1861, sette giorni prima che venga proclamata l’emancipazione dei servi della gleba muore a San Pietroburgo.

IL POETA SIMBOLO DELLA NAZIONE UCRAINA – Ševčenko è una figura fondamentale della cultura ucraina. Conosciuto dai contemporanei soprattutto come artista, è un pioniere e un maestro nella tecnica dell’acquaforte e sperimenta anche la fotografia. Ancora più importante la sua opera letteraria, che pone le basi per una moderna lingua ucraina – come fecero Dante e Petrarca per la lingua italiana – e contribuisce alla formazione di una coscienza nazionale negli ucraini. I temi del Romanticismo, l’esaltazione dell’identità nazionale, influenzano infatti la sua poetica e si mescolano alla sua visione del mondo. Il suo rilievo è tale nella storia letteraria che persino l’Unione Sovietica ha utilizzato le opere di Ševčenko per la sua propaganda, censurando i richiami al nazionalismo ucraino e accentuando la critica all’impero e i temi sociali. Oggi tuttavia il poeta è tornato a essere conosciuto nella sua vera immagine. Ma lasciamo la parola ai suoi versi, con un componimento scritto durante gli anni della prigionia…

Ricordate, fratelli miei… –

Affinché quella sventura non ritorni –

Come voi e io guardavamo

Per bene da dietro le sbarre.

E, certo, pensavamo: “Quando

Per un consiglio quieto, una chiacchiera,

Quando ci incontreremo di nuovo

Su questa terra devastata?

”Mai, fratelli, mai berremo

Insieme l’acqua del Dniepr!

Ci separeremo, disperderemo nelle steppe,

Nelle selve la nostra sventura,

Crederemo ancora un po’ alla libertà,

Poi cominceremo a vivere

Tra la gente, come la gente.

E finché sarà così,

Amatevi, fratelli miei,

Amate l’Ucraina,

E pregate il Signore

Per lei, povera di talento,

Dimenticate, amici,

E non maledite.

Talora ricordatevi di me

Nella crudele schiavitù.

[1847, Fortezza di Orsk]

(traduzione – Anna Panassukova)

16 marzo 2014

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