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Su Repubblica, Alberto Asor Rosa riflette su cosa significhi per uno scrittore invecchiare

LA CRITICA QUOTIDIANA - Dalle pagine di cultura di Repubblica di oggi, Alberto Asor Rosa affronta un tema molto interessante, quello della vecchiaia degli scrittori, di come affrontano l'arrivo di un traguardo importante e decisivo come quello degli ottant'anni. Il tutto è visto attraverso un protagonista d'eccezione, lo scrittore Philip Roth, romanziere americano, che ha da poco raggiunto questo traguardo importante...

Dal pensiero di Norberto Bobbio riguardo la vecchiaia, agli ottant’anni interpretati da Philip Roth come traguardo decisivo, ecco il tema della senilità nei letterati, visto ed affrontato dallo scrittore e critico letterario


LA CRITICA QUOTIDIANA
– Dalle pagine di cultura di Repubblica di oggi, Alberto Asor Rosa affronta un tema molto interessante, quello della vecchiaia degli scrittori, di come affrontano l’arrivo di un traguardo importante e decisivo come quello degli ottant’anni. Il tutto è visto attraverso un protagonista d’eccezione, lo scrittore Philip Roth, romanziere americano, che ha da poco raggiunto questo traguardo importante.

GLI OTTANT’ANNI DI UNO SCRITTORE – “La vecchiaia diventa il momento in cui hai piena consapevolezza che il cammino non è compiuto, ma non hai più il tempo di compierlo, e devi rinunciare a raggiungere l’ultima tappa”. E’ attraverso le parole del grande filosofo Norberto Bobbio che Alberto Asor Rosa definisce il raggiungimento dell’importante traguardo degli ottant’anni. Si tratta infatti, in particolar modo per uno scrittore, di un traguardo significativo e di svolta. Sino a quell’età, rimane nel letterato lo spirito combattivo, tenace e rivoluzionario di cambiare il mondo attraverso i propri testi. Dal raggiungimento dell’ottantesimo anno di età, si comprende che nulla può essere cambiato, e quindi ci si sente molto più liberi.

PHILIP ROTH – “Autobiografia di un romanziere”, meglio nota come “I fatti”, opera  firmata da Philip Roth e scritta molti anni prima dei suoi fatidici ottant’anni, rivela come l’autore sia un vero maestro dell’intreccio, in grado di fondere sapientemente autobiografia e finzione. In questo caso l’autore è in grado di rovesciare tutte le procedure classiche: non è infatti l’autobiografia che serve alla finzione, ma esattamente l’opposto. Roth ha dichiarato che, raggiunto il traguardo degli ottant’anni, non si sarebbe più dedicato alla scrittura. Si tratta probabilmente di una scelta dettata dall’orientamento dei suoi ultimi libri. I temi affrontati, quali la responsabilità, il destino e la colpa, sarebbero stati nodi troppo difficili da sciogliere, anche per un esperto ottantenne.

1 luglio 2013

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