Su Il Messaggero, il monito di Carofiglio agli aspiranti scrittori

Scrivere è un lavoro durissimo e vivere di scrittura è estremamente difficile: per avere successo il talento non è sufficiente, occorre fortuna, e non c'è scuola che possa insegnare né l'uno né l'altra. È il succo di quanto affermato da un autore che ce l'ha fatta, Gianrico Carofiglio, in un'intervista rilasciata a Pietro Piovani...

L’autore ha dato vita a una serie di lezioni web intitolate “Come non diventare scrittori”, in cui racconta come sia difficile avere successo in questo campo. Ne parla in un’intervista rilasciata a Pietro Piovani

LA CRITICA QUOTIDIANA – Scrivere è un lavoro durissimo e vivere di scrittura è estremamente difficile: per avere successo il talento non è sufficiente, occorre fortuna, e non c’è scuola che possa insegnare né l’uno né l’altra. È il succo di quanto affermato da un autore che ce l’ha fatta, Gianrico Carofiglio, in un’intervista rilasciata a Pietro Piovani su Il Messaggero. Sono queste ragioni che hanno spinto Carofiglio a tenere una serie di videolezioni – ospitate sul sito di amici, ifioridelmale.it, dedicato alla cultura – dal titolo “Come non diventare scrittori”.

LE SCARSE PROBALITÀ DEL SUCCESSO – Qual è la percentuale, tra tutti coloro che scrivono, di quelli che riescono a farsi pubblicare? Forse lo 0,5%. Ma se si guardano i dati di vendita, la prospettiva diventa ancora più scoraggiante: del numero esiguo di quelli che arrivano a vedere un loro romanzo in libreria, una percentuale altrettanto piccola vende qualcosa, mentre ancora più esigua è la probabilità di riuscire a vivere di questo mestiere. “Le possibilità di avere successo con la scrittura non sono maggiori di quelle che offre la lotteria di Capodanno”, riassume l’autore.

LE SCUOLE DI SCRITTURA CREATIVA – Queste valutazioni comportano necessariamente un atteggiamento critico nei confronti delle tante scuole di scrittura creativa. Certo, ce ne sono di buone, ma secondo l’autore altre sono “francamente imbarazzanti”. Detto ciò, condizione imprescindibile resta la presenza di un talento innato, di “una base”. Se c’è questa, un buon corso di scrittura può essere utile e aiutare ad accorciare una gavetta lunga e faticosa. Ma attenzione: “Nel momento in cui si offre un corso di scrittura si dovrebbe precisare che è altamente improbabile che il corso possa produrre anche un solo scrittore”, afferma Carofiglio. Quanto a “Masterpiece”, il talent show per aspiranti autori, Carofiglio non si vuole esprimere: “non l’ho mai visto e non voglio avere un atteggiamento dogmatico come quelli che avevano un atteggiamento negativo prima ancora che andasse in onda”.

LEZIONI PER SCONSIGLIARE GLI ASPIRANTI SCRITTORI – Ecco dunque l’idea delle sue lezioni: scoraggiare i tanti, troppi, che sognano di fare della scrittura la propria vita, sconsigliarli. È un modo per dare comunque qualche insegnamento a chi, particolarmente tenace, non vuole mollare e ritiene di avere la stoffa per farcela: “L’unica cosa che si può davvero insegnare è quello che non si deve fare”.

CHI ASPIRA A SCRIVERE DEVE LEGGERE MOLTO – Un consiglio però resta valido in assoluto: chiunque aspiri a vivere della propria penna, deve leggere. Dai romanzi ai manuali di scrittura – che come le scuole possono essere utili, ma comunque non sono sufficienti se non è presente il talento. Carofiglio ne cita due: quello di Stephen King – “molto piacevole, lo lessi quando stavo scrivendo il mio primo romanzo ‘Testimone inconsapevole’” – e “Come scrivere una grande sceneggiatura” di Linda Seger – “è costruito sulla scrittura per il cinema ma lo consiglio a chiunque voglia  scrivere romanzi”.

UN DURO MESTIERE – Se il talento si sposa poi alla fortuna, e se la scrittura diventa il proprio mestiere, bisogna tener presente che non i tratta di un lavoro facile. È necessaria una ricerca ossessiva della parola giusta. “Una volta Joyce si mostrò avvilito perché in un giorno di lavoro aveva scritto cinque parole”, racconta Carofiglio; “un amico gli fece notare che per i suoi standard era già un buon risultato, e lui rispose: ‘Sì, ma non so ancora in che ordine vanno’”.

20 gennaio 2014

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