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“Stupore”, la storia di due donne nel nuovo libro di Zeruya Shalev

Il libro di cui vi parliamo oggi, "Stupore", racconta di due donne, dell'elaborazione del lutto, del conflitto.

Stupore” è appena uscito nelle librerie italiane. Quale miglior occasione per parlare della scrittrice israeliana più letta del momento, Zeruya Shalev? L’autrice ha già emozionato i lettori con “Quel che resta della vita” (2013), con cui ha ottenuto il premio Femina Étranger e premio Roma, e “Dolore” (2016), che ha trionfato al Premio letterario Adei-Wizo Adelina Della Pergola e ottenuto il Premio Jan Michalsk. Ma andiamo a scoprire di più su “Stupore”. 

“Stupore”, la trama

Dopo la morte del padre, un famoso scienziato che fra le mura di casa esercitava una cupa tirannia, Atara, architetto cinquantenne dalla burrascosa vita sentimentale e madre di due figli, va in cerca del suo oscuro passato. Ritrovare la quasi centenaria prima moglie di lui e sentirla parlare della stagione eroica in cui entrambi facevano parte della Resistenza contro gli inglesi prima della fondazione dello Stato d’Israele non fa che infittire il mistero.

E così le vite delle due donne, di Atara, che non sa nulla di colei di cui porta il nome e che sembra essere la chiave per capire molte cose, e dell’anziana Rachel, che aveva messo una pietra su quel passato, cambiano attraverso l’incontro, le loro parole ma forse soprattutto i rispettivi silenzi. Zeruya Shalev intesse una storia che è al tempo stesso profondamente singolare e collettiva, riuscendo a intrecciare il dramma e l’ironia, la quotidianità più banale e i grandi eventi del passato recente. La storia di due donne, Atara e Rachel, i legami famigliari, l’amore, il senso di colpa e la storia della fondazione di Israele.

La letteratura come mezzo per “riparare l’universo”

La storia raccontata da Zeruya Sherev in “Stupore” intreccia le vicende individuali delle due donne protagoniste alla vicenda collettiva, la storia della fondazione dello Stato d’Israele. Questo è uno dei motivi più interessanti dell’opera, ma non l’unico: Sharev, con le sue narrazioni, riesce a rendere vivido un groviglio di emozioni, sensazioni, profondità d’animo che ci avvicinano ai suoi personaggi. 

Coltivare la memoria, elaborare il dolore e affrontare le difficoltà della vita attraverso la letteratura, secondo Zeruya Shalev non è soltanto possibile, ma anche necessario per giungere alla guarigione. La letteratura, la scrittura, sono una vera e propria cura per l’anima ferita e dilaniata dagli avvenimenti oscuri della nostra esistenza; è lei stessa, in un’intervistaL’Espresso, ad affermare:

«La scrittura è dolore e fatica, ma la letteratura serve a riparare l’universo»

La solitudine, l’amore,il lutto, il cuore spezzato, la lacerazione dell’animo umano, le difficoltà della vita, sono tutti temi estremamente cari a Zeruya Shalev, che infatti li affronta in tutte le sue opere; e “Stupore” non è da meno. 

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