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Silvia Sacco Stevanella, ”I buoni libri per ragazzi sono fatti di poesia, schiettezza e romanticismo”

Comunicare con i ragazzi è una bella sfida: non c'è momento della vita in cui si è più ricettivi, sensibili e vulnerabili. Ne è convinta Silvia Sacco Stevanella, che nel suo romanzo d'esordio, ''Luce – La grotta dei sussurri'' edito da Mondadori, affronta con i lettori più giovani temi difficili e importanti. Al termine dell'articolo, alcuni brani del libro in anteprima..

L’autrice presenta il suo romanzo d’esordio, il libro per ragazzi “Luce – La grotta dei sussurri”

 

MILANO – Comunicare con i ragazzi è una bella sfida: non c’è momento della vita in cui si è più ricettivi, sensibili e vulnerabili. Ne è convinta Silvia Sacco Stevanella, che nel suo romanzo d’esordio, “Luce – La grotta dei sussurri” edito da Mondadori, affronta con i lettori più giovani temi difficili e importanti, mai in maniera didascalica, ma con grande coinvolgimento e passione.

 

Com’è nata la passione per i mondi fantastici, il racconto e la scrittura? Come mai ha deciso di rivolgersi con le sue storie al pubblico dei ragazzi?
L’amore per il racconto è nato molto prima di quello per la scrittura. Mi piaceva allestire spettacoli teatrali con bambole e pupazzi, immaginare quali storie potessero nascondersi dietro una scarpa abbandonata per strada, fingere di essere un vichingo attaccato dagli squali mentre spiegavo le vele-lenzuola nel mio letto-nave. Il bisogno di scrivere per ragazzi è nato dal fatto che una parte di quel vichingo non se n’è mai andata. Che poi, per come la vedo, mi sembra l’unico motivo per cui si possa desiderare di scrivere per ragazzi. E non solo di avventura e mondi fantastici, ma anche di mille altri temi, di attualità e vita quotidiana. L’importante è la vicinanza di sguardo.

 

È un’emozione veder pubblicato il suo primo romanzo, “Luce – La grotta dei sussurri”? Come vive questo esordio?
È un’emozione fortissima. La prima volta che ho toccato la copertina me ne sono innamorata. Non appena ho avuto Luce tra le mani, ci siamo scambiate uno sguardo complice. Avevamo trascorso un anno insieme. Solo lei sapeva quanto avessi gioito scrivendo i passi più belli e quanto mi fossi dannata su altri. Siamo diventate amiche in questi mesi. Quando è uscita ci siamo guardate con orgoglio e ci siamo dette: ce l’abbiamo fatta! Ma in verità il momento della pubblicazione si è rivelato diverso da come l’avevo sempre immaginato. Quando sognavo il giorno in cui sarei diventata scrittrice, mi figuravo più o meno questa scena: una donna vissuta, sdraiata su una chaise-longue drappeggiata di seta in riva all’Oceano, che dispensa sapidi aforismi ai suoi lettori adoranti. Non serve specificare che non è successo nulla di tutto questo! Perché è successo qualcosa di meglio. L’aspetto egocentrico della scrittura svanisce nel momento in cui ciò che hai scritto viene condiviso. Non c’è nulla che ti faccia sentire più vicino agli altri, e più interessato a quello che i tuoi lettori pensano e provano. Quindi il brivido della pubblicazione si trasforma presto in curiosità e ascolto.

 

Com’è venuta l’idea per questo libro? Quali spunti sono confluiti nel romanzo, quali sono state le sue fonti d’ispirazione?
L’idea è nata innanzitutto dal desiderio di scrivere un’avventura che facesse divertire, pensare ed emozionare. Da tempo, poi, riflettevo su alcuni temi che mi sembravano molto importanti: le discariche abusive, i rifiuti tossici che, avvelenando i terreni, uccidono gli animali e gli esseri umani che si cibano dei loro frutti, e mi sembrava già di per sé uno scenario fantasy. Lo sarebbe di sicuro, agli occhi di un alieno che venisse a farsi una vacanza sul nostro pianeta! Infine la bellezza delle Grotte di Frasassi, nelle Marche, in cui ho collocato il primo dei baluardi naturali che Luce deve proteggere, ha fatto il resto. Non vedevo l’ora di mettermi a scrivere. E poi da ragazza ho amato così tanto alcuni libri, che desideravo riuscire a trasmettere almeno uno di quei brividi ad altri lettori. Se ci sono riuscita, sono felice.

 

Lei affronta in questo testo temi importanti, l’amore, la necessità di rispettare la nostra terra… Crede che siano temi che parlano alla sensibilità anche dei lettori più giovani? Come si fa a catturare la loro attenzione?
Penso siano temi che parlano soprattutto alla sensibilità dei lettori più giovani. Non c’è momento della vita in cui si è più recettivi, sensibili, vispi. E, per lo stesso motivo, anche inquieti e vulnerabili. Per questo è una bella sfida comunicare con i ragazzi. Dietro un’armatura di indifferenza, chiedono di essere catturati e stimolati. L’importante è non rivolgersi a loro in modo pedante e didascalico, ed essere i primi a credere in quello che si racconta.

 

Quali caratteristiche deve avere secondo lei un buon libro per ragazzi, che sappia coinvolgerli e farli appassionare alla lettura?
Molte delle caratteristiche che fanno di un libro per ragazzi un buon libro sono comuni a quelli per adulti: originalità, efficacia dello stile, scorrevolezza. Ma credo che il pregio più importante sia l’autenticità. La scrittura per ragazzi è vittima di un equivoco diffuso: che scrivere per loro sia più facile. Per questo una delle insidie in cui ci si imbatte più spesso è la “ruffianeria”. Non c’è niente di peggio che percepire la voce dell’adulto farsi piccina per piegarsi all’altezza del mini-interlocutore. Scrivere per ragazzi non è scimmiottare un mondo paffuto cui ci sentiamo superiori, ma ha più a che fare con la poesia, la schiettezza, il romanticismo.

 

27 novembre 2012

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