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Silvia Avallone, ”Il mio libro è una ribellione a un’epoca in cui tutto crolla”

''Non è facile scrivere romanzi in un'epoca come questa. In un momento in cui tutto crolla, cosa si può raccontare? Io volevo un inizio, una ribellione. Da questa spinta è nato il mio nuovo libro''. Sono le parole, piene di forza, coraggio e ''fame'', di Silvia Avallone, da oggi in libreria con ''Marina Bellezza''...
L’autrice di “Acciaio” è da oggi in libreria con un nuovo romanzo, “Marina Bellezza”, che ha presentato ieri a Milano in un incontro con i blogger presso la sede del Corriere della Sera
MILANO – “Non è facile scrivere romanzi in un’epoca come questa. In un momento in cui tutto crolla, cosa si può raccontare? Io volevo un inizio, una ribellione. Da questa spinta è nato il mio nuovo libro”. Sono le parole, piene di forza, coraggio e “fame”, di Silvia Avallone, da oggi in libreria con “Marina Bellezza”. L’autrice di “Acciaio” ha presentato il suo nuovo lavoro ieri sera a Milano, presso la sede del Corriere della Sera, in un incontro con i blogger. 
UNA REAZIONE AL NOSTRO TEMPO –  È sorridente, gentile e fresca Silvia Avallone, si concede alle domande di tutti e riflette, risponde, chiacchiera con noi con grande disponibilità. Appartenente a questa generazione di giovani, tra i 20 e i 30 anni, “cui è stato tolto tutto”, che si trova bloccata come di fronte a un muro, con questo libro lei ha voluto indicare una via d’uscita. “Da quando si è iniziato a parlare di crisi, la cosa che mi è sempre pesata di più è stato il continuo insistere sull’impossibilità. Volevo scrivere un romanzo che raccontasse una conquista, un’energia, per reagire al tempo che stiamo vivendo”. 
MARINA BELLEZZA – E poi c’è Marina Bellezza – il cognome è quello del poeta Dario Bellezza, di cui Silvia Avallone ha amato i versi –, questa grande figura femminile che campeggiava nella sua testa e voleva essere raccontata. “Un altro motivo per cui ho voluto scrivere è lei, che è una contraddizione vivente, un segno dei tempi. Marina, che si è sentita tradita, dalla storia innanzi tutto, e anche dai genitori – dalla vita, perché la vita ti tradisce”. Una ragazza bellissima – “per questo personaggio ho pensato alle figure femminili dei nostri tempi, Britney Spears, Rihanna” –, che porta iscritta nel suo nome  una benedizione, ma anche un destino che deve imparare a gestire – perché “la bellezza non è sempre facile da gestire” . “Marina è anche una ragazza di provincia con il dolore di avere una famiglia alle spalle che, come succede in molti casi, ha saputo amarla solo fino a un certo punto. Immaginavo un personaggio grande, misterioso, sfuggente”, prosegue l’autrice, “e la volevo nuda, sporca e affamata. Marina è così: una riserva di rancore, la vendetta incarnata. Vuole un risarcimento per ciò che le è stato tolto, vuole abbandonare i luoghi svuotati della provincia e andare là dove la vita si è spostata, a Milano, a Roma. Il suo sogno è vincere San Remo, essere sempre presente, sempre visibile. Ma una volta in città si rende conto che si sente la mancanza dell’invisibilità che la provincia assicurava”. 
UNA GRANDE STORIA D’AMORE – Ma non è tutto. Il libro è anche un grande storia d’amore, “che è quello che ci è mancato di più nei nostri anni”. “Nella mia generazione c’è voglia di sentimenti”, afferma l’autrice, “c’è voglia di fedeltà,  che è la rivoluzione del nostro tempo. In tutte la incertezze, mentre tutto crolla, almeno noi amiamoci, almeno sposiamoci, prendiamoci cura uno dell’altra”. Ed ecco dunque Andrea, “innamorato da sempre e per sempre di Marina Bellezza”, che di Marina è tutto l’opposto. “Lei è l’agonismo fatto persona, nella giungla del mondo vuole vincere su tutti, prendersi tutto quello che è rimasto. Lui invece si è stancato di desiderare ciò che gli anni Novanta e Duemila gli hanno imposto di desiderare – la visibilità, il successo, il prevalere sugli altri. Lui fa una scelta diversa, vuole tornare alle radici, vuole rimanere, riappropriarsi della sua provincia”. Per lui la sfida è tornare dove ha cominciato il nonno tanti anni prima, risalire la montagna. “Vuole essere felice a modo suo”. 
ANDREA, L’EROE DELLA STORIA – “Ho voluto i due opposti, l’iperagonismo e il rifiuto totale dell’agonismo, perché oggi le strade ‘normali’ sono precluse. Ci si deve reinventare”, prosegue l’autrice. Silvia Avallone non sa cosa rispondere quando le chiedono se si senta più vicina ad Andrea o a Marina. “Sono come una madre dei miei personaggi, non saprei scegliere. Andrea però è l’eroe di questa storia, è lui che vince la sfida con il mondo e con questa epoca. E vince proprio nella misura in cui non colma tutte le crepe e sa portarsi dietro le sue sconfitte. Si dà per scontato che si sia realizzati solo se nella vita si fa un certo percorso, se si vince, si ha successo. Ma a me piacciono i trasgressivi, che ribaltano le categorie precostituite. E in questo libro è Andre a indicarci che c’è anche un’altra strada, che forse l’importante non è vincere o perdere. Forse, in quest’epoca, conta di più lasciar perdere l’agonismo a tutti i costi”.
IL FAR WEST DELLA PROVINCIA – Seguiamo allora Silvia Avallone nei luoghi della provincia biellese dove è nato il romanzo, attraverso cui ci conduce l’autrice in un video che viene proiettato nella sala. Esploriamo con lei la Valle Cervo, ci affacciamo sul torrente che dà vita a questa valle, cosparsa tutt’attorno dalle carcasse dei vecchi lanifici, abbandonata dalla generazione precedente – un’ambientazione da Far West. E “Far West” si intitola la prima parte del romanzo, perché, spiega l’autrice, “mi divertiva raccontare la provincia come l’America, un luogo con grandi spazi vuoti da conquistare. Ora che la città ci ha traditi, a 28 anni sono tornata dove sono nata con l’idea che l’abbandono possa essere una possibilità, la possibilità di reinventarsi della mia generazione”, che è poi quella possibilità, quella via d’uscita indicata da Andrea. “Se provassimo a rimanere, se riempissimo gli spazi che i nostri genitori hanno lasciato vuoi, che cosa diventerebbero?”. 
18 settembre 2013
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