Sergio Calderale, ”La figura del blogger e del giornalista coincidono sempre più spesso”

A fare informazione e cultura non sono più soltanto le testate registrate e i giornalisti, ma anche i blogger, che lavorano indipendentemente da ''padroni paganti''. Lo dichiara Sergio Calderale, co-fondatore insieme a Francesca Santarelli di Tropico del libro, blog dedicato al mondo dell'editoria e dei libri...

L’ideatore del blog Tropico del Libro ci presenta la linea editoriale del sito, parla di come il web stia trasformando il giornalismo e dà un giudizio sul panorama editoriale italiano

MILANO – A fare informazione e cultura non sono più soltanto le testate registrate e i giornalisti, ma anche i blogger, che lavorano indipendentemente da “padroni paganti”. Lo dichiara Sergio Calderale, co-fondatore insieme a Francesca Santarelli di Tropico del libro, blog dedicato al mondo dell’editoria e dei libri.


Da cosa nasce l’idea e il nome del vostro portale?

L’idea è nata da una constatazione semplice: cercando in rete informazioni sul vasto e controverso mondo dell’editoria si trovano molti elementi magmatici, spesso non attribuibili a una fonte. E a noi, che lavoriamo proprio in quest’ambito, è apparso un deficit da sanare. Sappiamo che voler dominare il caos è una sfida improba, tuttavia siamo andati online con Tropico del Libro per provarci. Oltre all’idea di costituire un timone per professionisti, aspiranti tali e semplici appassionati della lettura, ci piace l’idea di poter diventare un punto di snodo per sinergie prima remote. A distanza di diciassette mesi siamo entrati nell’orbita di varie realtà del mondo editoriale, talvolta appena nate, con le quali proviamo a unire le forze. Proprio questa idea di “unire le forze” ci sembra indispensabile.
Il nome del portale è legato al caso: dopo tanti tentativi di coniare un nome seguendo le regole prescritte (breve e preferibilmente anglofono), ci è cascato come una mela sulla testa “Tropico del Capricorno” di Henry Miller.

Qual è la linea editoriale di Tropico del libro?
In due parole: dare valore. E prima cercarlo. Vogliamo amplificare voci che siano humus, non solo cronaca; che siano un punto di partenza, non qualcosa da inscatolare. Cerchiamo uno sguardo limpido, per critiche e apprezzamenti ragionati. Rifuggiamo il narcisismo dell’esserci per esserci, dovunque e ad ogni costo. Ci seducono la chiarezza di intenti e la vera indipendenza: da padroni paganti e combriccole autoadoranti.


Cosa ne pensa dei diversi blog letterari sorti all’interno della rete? Cosa vi differenzia?

Li stiamo mappando, incontrando e dialogando con loro. Attraverso un questionario lungo e – nelle nostre intenzioni – ragionato proviamo a fornirne un primo identikit. Quello dei blog letterari è un universo affascinante: vicinissimi e lontanissimi, uguali e diversi, amici e nemici, in guerra e in pace, insomma, la sfida ideale per Tropico del Libro.
Cosa ci differenzia? La differenza è negli occhi di chi guarda, e apporta ricchezza.

Spesso i giornalisti non vedono di buon occhio l’operato dei blogger. Che si sente di dire a coloro della stampa che criticano l’idea che i blog possano costituire uno strumento di cultura?
Tanti giornalisti forse non vedranno di buon occhio i blogger, ma sempre più spesso le due figure coincidono. Dove tracciare un confine? La presunta rivalità potrebbe essere innescata dall’istinto a difendere la propria specie, più forte nelle congiunture in cui le professioni si imbozzolano per cambiare pelle. Poi c’è il discorso della remunerabilità: i blogger generalmente non vengono pagati, e fanno informazione e cultura. Qualcuno ormai mugugna, si veda la polemica col nascente Huffington Post italiano. Mi sembra che l’idea di cultura e informazione come prodotti di esclusiva pertinenza delle testate registrate e dei loro giornalisti da albo delle figurine sia già nel frullatore della storia. Ne uscirà una figura ibrida. Mentre il web già sta pensando a come vendere i propri contenuti. Quando saranno tutti lì, sarà più facile far passare l’idea.
Nel frattempo qualcuno vorrà che tutto cambi perché ogni cosa resti com’è, succede sempre; e molti tenteranno di approfittarsene. Però la scontentezza dei più sta creando un piccolo esercito di voci che non accetteranno che i soliti decidano la loro intonazione.


Cosa ne pensa dell’attuale panorama editoriale italiano?

L’editoria è sempre viva, e come tale soggetta a crisi, trasformazioni, rivolgimenti e mortalità. In generale credo che spenda male i propri soldi, tirandosi la zappa sui piedi. Uscire dall’isolamento e capire che le istituzioni vanno affiancate, e spesso supplite, servirà a crescere nuovi lettori; senza i quali cosa ci si sbatte tutti tanto a fare? Ci sono problemi veri e problemi finti, messi sul piatto per confondere le acque. Ultimamente i grandi gruppi editoriali si lamentano, fanno proclami che poi non mantengono soltanto per mettere allarme e far sembrare che le loro maglie arrivano ovunque e loro detengano le risposte a tutto. Non è vero, ormai si è capito. Guardate che pasticci stanno facendo col digitale, per dirne una. Prodotti scarsi, prezzi alti, e la paura di essere in concorrenza con loro stessi. Al Tropico non amiamo l’ipertrofia di chi vuole tutto, e impone le proprie regole pretendendo di crescere a discapito degli altri. Un organo è florido se non soffoca gli altri, perché la cosa più importante è la salute dell’organismo di cui fa parte. Viviamo in un ecosistema, sia che si parli di alberi sia che si parli di libri, e non è un caso che questi due elementi siano contigui nel processo produttivo. Anche in campo editoriale si comincia a parlare di imprese etiche e beni comuni. E di regole da rispettare. La Legge Levi, nella sua impotenza, ha aperto gli occhi e svegliato i sensi. Perfetta incarnazione dell’eco gattopardesca cui accennavo prima: ma l’idea di essere cornuti e mazziati non è mai piaciuta a nessuno…

 

15 febbraio 2013

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