“Se campo più di voi”, l’esordio di Jonathan Escoffery ci spiega il sogno americano al contrario

12 Aprile 2026

Scopri "Se campo più di voi" di Escoffery: un esordio folgorante tra razzismo e precarietà. Un’ironica ricerca di identità nel caos del sogno americano.

Se campo più di voi, l'esordio di Jonathan Escoffery ci spiega il sogno americano al contrario

Irriverente e beffardo, “Se campo più di voi” di Jonathan Escoffery pubblicato da Fazi editore è un romanzo in racconti, opera d’esordio dello scrittore di origine giamaicana che, con uno stile inimitabile e un umorismo contagioso, ci mostra cosa significa essere a metà strada tra paesi e culture in un mondo in balia del capitalismo e del privilegio dei bianchi.

Impeccabile cronista della vita americana nei suoi aspetti più ripugnanti così come in quelli più positivi, il romanzo ha ottenuto importanti riconoscimenti, arrivando tra i finalisti di premi prestigiosi come il Booker Prize e il National Book Award.

“Se campo più di voi”: alla ricerca del sogno americano

Negli anni Settanta, Topper e Sanya lasciano una Giamaica segnata dalla violenza per cercare una vita migliore a Miami. Tuttavia, l’America si rivela ben lontana dalle loro aspettative: tra razzismo, difficoltà economiche e isolamento sociale, la famiglia, composta da Topper, Sanya e i figli Delano e Trelawny, riesce a malapena a sopravvivere.

Eppure, anche nei momenti più duri, resta viva quella forza che il protagonista definisce “il dolcissimo, straziante istinto di sopravvivenza”. Trelawny, sempre in cerca del proprio posto nel mondo, dopo una laurea in Lettere finisce a vivere in macchina, adattandosi a lavori improbabili. Suo fratello Delano, giardiniere mancato, perde la custodia dei figli ma continua a inseguire il sogno della musica.

Il cugino Cukie, invece, non smette di cercare un padre che sembra voler restare nell’ombra. In questa famiglia disordinata e fragile, ciascuno prova ad aggrapparsi a qualcosa, pur sapendo quanto sia rischioso farlo senza alcuna sicurezza.

Perché leggere il romanzo

La struttura non segue un andamento lineare: il romanzo è composto da otto racconti collegati tra loro, tutti incentrati sulla famiglia e in particolare su Trelawny, il figlio minore, la voce narrante ma non unica del romanzo. E’ lui , già a partire dal racconto iniziale, a confrontarsi con una domanda destinata ad accompagnarlo a lungo:

“Ma tu chi sei. Continueranno a fartela alla primaria e alle superiori, e poi nel mondo fuori da scuola, negli strip club, nei punti di ristoro, al telefono e tra un lavoro occasionale e l’altro. Chi la fa si aspetta una risposta. Pretende immediata soddisfazione. È una domanda che scombina un poco i tuoi pensieri di preadolescente, e ti fa vacillare, non solo perché non la capisci, ma perché se anche riuscissi a capirla, una risposta non ce l’avresti ancora.”

Uno sguardo ironico e diverso sulla questione razziale

La questione della razza dovrebbe avere a che fare con il colore della pelle e qui sta il problema perché quella di Trelawny non è nera ma nemmeno bianca e la soggettività della sua percezione porta a un disorientamento generale e a risvolti paradossali e comici. La seconda persona usata nella narrazione contribuisce a questo effetto spiazzante e riflette la difficoltà nella ricerca da parte del protagonista di un senso di appartenenza. Le risposte che Trelawny riceve riflettono appunto la complessità della sua identità: la madre propone una visione sfumata mentre il fratello maggiore è più netto.

Il rapporto con il padre, invece, è segnato da tensioni crescenti. Al centro delle storie emergono temi profondi come l’identità, le radici e la questione razziale nell’America contemporanea, sullo sfondo di difficoltà economiche e marginalità sociale. Nonostante la durezza della vita quotidiana, Escoffery mantiene un tono ironico e a tratti tragicomico, che permette ai personaggi, forse perdenti, ma mai del tutto sconfitti, di conservare speranze e aspirazioni.

La traduzione italiana, curata da Stefano Tummolini e Silvia Castoldi, affronta una sfida complessa: la lingua dell’autore è vivace, fortemente influenzata dal parlato, ricca di variazioni linguistiche e caratterizzata da scelte stilistiche audaci, come l’uso insistito della seconda persona e una sintassi dinamica. Il risultato è una lettura intensa, a tratti impegnativa, ma sempre coinvolgente che pone interrogativi su chi oggi si trova sospeso tra due culture e non a proprio agio in nessuna, con un costante senso di inadeguatezza.

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