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Saviano al Festivaletteratura, ”Chi legge può cambiare le cose”

Un incontro blindatissimo quello di Roberto Saviano in apertura della 17° edizione del Festivaletteratura di Mantova. Sul palco con il giornalista scrittore la scorta, dalla quale non si separa da anni. Si sfiorano le mille presenze in Piazza Castello...

MANTOVA – Un incontro blindatissimo quello di Roberto Saviano in apertura della 17° edizione del Festivaletteratura di Mantova. Sul palco con il giornalista scrittore la scorta, dalla quale non si separa da anni. Si sfiorano le mille presenze in Piazza Castello. Il tema dell’incontro è la forza della parola, proprio quella stessa parola con la quale ha denunciato la criminalità dell’ndrangheta partenopea e che lo ha conseguentemente relegato ad una perenne prigionia. L’ironia della sorte, si dice che parlando ci si liberi da un peso e ci si senta più leggeri, ma la vita “scortata” di Saviano non deve essere così leggera. Per lui occasioni come questa sono come l’ora d’aria per i carcerati. Tant’è che l’incontro è durato poco più di un’ora, ma poi Saviano è rimasto in piazza per un’ora e mezza a firmare decine e decine di libri. La gente ama Saviano incondizionatamente, perché gli riconosce l’atto eroico della denuncia e della perseveranza nel denunciare.


EROI QUOTIDIANI
– La storia di Saviano la conoscono tutti e questo lo sa anche Saviano stesso. Così i riferimenti ai suoi testi sono solo di passaggio. Lo scrittore partenopeo illustra una costellazione di altri “eroi quotidiani” come lui, che hanno denunciato e per questo ne pagano le conseguenze. Impossibile non ricordare Anna Politkovskaja, giornalista russa freddata alla vigilia della pubblicazione di una nuova inchiesta sulla Cecenia. “La letteratura della Politkovskaja non ci ha semplicemente informato sulla guerra in Cecenia – dice Saviano –  ma ci ha fatto vedere e vivere quella guerra. Dopo aver letto non possiamo dire di non esserci stati”. Il ricordo della strage di Beslan è straziante: “La Politkovskaja racconta bene di come la polizia abbia sparato ugualmente sulle case, nonostante alle finestre ci fossero i bambini. Noi tutti abbiamo visto quella scena attraverso le parole”.

LA SALVEZZA NEI LIBRI – I regimi storicamente hanno sempre avuto paura della parola, perché scuote le menti. Fondamentalmente il sapere da accesso al proprio pensiero critico ed è su questo punto che batte Saviano. “L’unica salvezza la si trova nei libri – afferma Saviano – nelle pagine di un libro c’è sempre una verità. Commettere errori è umano, ma l’importante è sbagliare con la propria testa”. Spesso però i regimi non permettono di dar forma al pensiero e chi tenta di farlo viene “delegittimato, infangato così che quella verità non abbia più credito”.

INDAGARE ALTRE VITE – Saviano invita più volte i presenti a leggere. “Chi non legge, chi non indaga altre vite rimane nella sua. E poi chi legge può cambiare le cose”. E chiude tra gli applausi con due citazioni. La prima è una frase di Wislawa Szymborska, che Saviano ritiene essere il più bel verso del Novecento: “Ascolta come mi batte forte il tuo cuore”. La seconda è della bulgara Blaga Dimitrova, inserita all’inizio del suo ultimo libro: “Nessuna paura che mi calpestino. Calpestata, l’erba diventa un sentiero”. Un sentiero che Saviano sta percorrendo da anni.

 

Alessandro Tanassi

 

7 settembre 2013

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