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Perché è importante riscoprire l’amore per il nostro passato

Nell'opera "Il grande libro del vintage", Sabina Minardi analizza la nostra nostalgia, bussola di questa passione smisurata per il Vintage. L’abbiamo intervistata su Instagram.

Avete nostalgia del passato? Siete amanti anche voi del Vintage? Dei Mercatini dell’usato? Dei vinili, di “Friends”, della musica anni ‘80 e chi più ne ha più ne metta? Nell’opera “Il grande libro del vintage“, Sabina Minardi analizza la nostra nostalgia, bussola di questa passione smisurata per il Vintage. L’abbiamo intervistata su Instagram.

La nuova passione del futuro? Il passato

Vintage, che passione. Passare tra gli oggetti impolverati nei mercati, riscoprire il suono pulito dei vinili e quella sit-com che ci mancava tanto dai primi anni 2000. Il vintage è ormai parte delle nostre vite e lo possiamo ritrovare nel mondo del cinema, della moda, del design e molto altro. Sabina Minardi, che oggi scrive per l’Espresso, ci accompagna in un viaggio fantastico tra le strade del nostro passato, descrivendoci la nostra attuale tendenza a provare nostalgia per quel che c’era prima. Un qualcosa che sta sempre di più diventando un antidoto alla nostra paura verso il futuro.

Come Sabina scrive sul suo libro e come ha affermato nella nostra intervista:

“La tendenza è chiara da un pezzo: se il vintage è un ripiego nel noto, affidabile e certo, se per molti «all’antica» è «una maniera di esistere»,’ un punto di vista rispetto a ciò che del presente non piace, sono i più giovani a far detonare il fenomeno, con la loro riscoperta di un’estetica alternativa e disomologante. […]”

Il ruolo della pandemia

Il futuro rappresenta la velocità, innovazione, tecnologia. Eppure, in questo tempo, noi ci siamo fermati. Con il lockdown abbiamo ritrovato la nostra calma, i nostri tempi. Abbiamo avuto il tempo per rispolverare le vecchie foto, ricordarci delle nostre vecchie abitudini. E soprattutto, nelle famiglie, c’è stata la possibilità di confronto tra generazioni diverse.

“«Ti sblocco un ricordo» è l’espressione che ha cominciato a circolare sui social tra fine 2020 e inizio 2021, sull’onda della nostalgia di una normalità di vita stravolta dalla pandemia. “

A chi non è capitato di incappare in un post sui social con scritto “ti sblocco un ricordo?”. Un fiume di post che raffigurano oggetti, immagini, musiche, serie tv, legate alla nostra infanzia o adolescenza.

“Tra ragioni dell’inconscio, individuali e collettive, che spingono verso il passato, e tentazioni culturali di rilanciare tendenze, estetiche e tecnologiche agendo sulle emozioni del consumatore, il vintage non ha fatto fatica a farsi largo come il più rassicurante antidoto al presente.”

Gli oggetti della nostra infanzia

La cosa meravigliosa de “Il grande libro del vintage” di Sabina Minardi, è la carta lucida e spessa su cui sono state stampate diverse raffigurazioni e foto, da ET a Pac-Man.

“Il vintage è tornato nei negozi, online, nelle case: dalla polvere d’infanzia del Borotalco Roberts al profumo di mandorle della colla Coccoina, il passato torna di continuo, con i suoi oggetti più simbolici. Emblemi di libertà, come la bicicletta Graziella o le infinite variazioni d’uso intorno alla «Lapa», versione siciliana della laziale Apetta e dell’italica Apecar, a sua volta rielaborazione del 1971 di un motocarro inaugurato nel 1948 in un’Italia stremata dalla guerra. Modelli di spensierata sperimentazione, come quella evocata dalla riedizione del Commodore 64, dal ritorno del Subbuteo e di tutti gli antichi giochi da tavolo: dal Monopoli al Risiko, dal nuovo boom delle figurine Panini, dei mattoncini Lego, di Super Mario Kart, dei Pokémon e di Pac-Man.”

Oltre a questo, come abbiamo già detto, anche la pandemia ha influenzato i nostri modi di fare, anche nella mobilità. “Torna la voglia di pedalare: gli italiani acquistano biciclette nuove per ritrovare la libertà frenata dal Covid-19. E, contemporaneamente, torna di moda la passione per i sentieri antichi e le corse storiche”

Il passato è davvero un rifugio?

Abbiamo bisogno di calma, siamo sinceri. Abbiamo bisogno di recuperare l’intensità delle cose e per questo, il passato, il vintage, l’analogico, è sinonimo di genuinità. Per questo il mondo dell’usato è anche sinonimo di rispetto per l’ambiente, rifiuto del consumismo e degli sprechi.
Nel libro, c’è una riflessione molto interessante, che abbiamo avuto anche modo di ampliare nell’intervista, che riportiamo qui:

“E se nel nostro rovistare nelle soffitte per riportare alla luce ciò che abbiamo frettolosamente accantonato ci fosse il desiderio di ritrovare la passione e l’intensità della vita? Se attraverso i ricordi degli altri inseguissimo tracce delle nostre memorie? Stiamo forse rincorrendo un’emozione percepita per la prima volta, una verità afferrata e subito smarrita, mentre setacciamo con aria apparentemente distratta scatole, libri, oggetti altrui, ai mercatini?”

In qualche modo, questo rifugio nel passato, lo ritroviamo anche nelle serie tv, elemento fondamentale della nostra quotidianità. Per quanto riguarda le trame, in un modo o nell’altro preferiamo puntare sul sicuro: tornare ai tempi in cui le fiction – quando erano ancora semplici telefilm – duravano mezzora, è generalmente avevano finali positivi.

Stella Grillo

 

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