”Vedi alla voce: amore” di David Grossman, un cammino a tappe alla scoperta dell’orrore nazista

Ho comprato ''Vedi alla voce: amore'' distrattamente e con leggerezza. A richiamarmi era stato il nome dell'autore, David Grossman, del quale avevo letto ''Che tu sia per me il coltello'', molto apprezzato. Ma dopo poche pagine ho capito che di leggero questo romanzo non aveva proprio nulla ...
Pubblichiamo la recensione di Angela Barile per l’attenta e precisa e riflessione sull’opera di David Grossman
 
Ho comprato “Vedi alla voce: amore” distrattamente e con leggerezza.  A richiamarmi era stato il nome dell’autore, David Grossman, del quale avevo letto “Che tu sia per me il coltello”, molto apprezzato. Ma dopo poche pagine ho capito che di leggero questo romanzo non aveva proprio nulla, sia per l’argomento trattato, l’Olocausto, sia per il tipo di prosa, difficile da capire. Non è certo un libro per tutti, ti appassiona pian piano, paragrafo dopo paragrafo, finchè ti ritrovi irrimediabilmente innamorata dei suoi personaggi, della poesia che emanano, dell’immortalità delle loro vite.
 
Il romanzo è diviso in quattro parti: nella prima Momik, figlio di sopravvissuti all’Olocausto, nato dopo la fine della seconda guerra mondiale, è sempre più incuriosito dagli accenni che gli adulti della sua famiglia fanno su quel paese lì e sulla belva nazista. Nessuno di loro ne parla mai apertamente davanti al bambino, così ,agli occhi di Momik, la Germania, mai nominata, diventa un paese incantato, e la belva nazista assume i contorni di un animale feroce vero e proprio. Ma è solo nella seconda parte che Momik, finalmente adulto, potrà partire alla scoperta dei luoghi e dei fatti, che da bambino gli avevano destato tanta curiosità, e lo fa seguendo le tracce di uno scrittore ebreo, Bruno Shultz, ucciso da un’ufficiale nazista.  
 
Comincia così il viaggio di Bruno in mare insieme ad un gruppo di storioni, la morte si riveste di un nuovo corpo, diventando una vera e propria rinascita. Bellissimi sono i paragrafi in cui è l’oceano a parlare, perdutamente innamorato di quest’uomo che smette di vivere sulla terra, per vivere nelle sue acque. Nella terza parte è raccontato un incontro a metà tra realtà e immaginazione, quello tra il nonno di Momik, Wasserman, e un ufficiale nazista, Niegel, in un campo di concentramento. Niegel riconosce in Wasserman lo scrittore dei libri della sua infanzia, e ordina all’ebreo che, ogni sera, gli racconti una storia. Comincia così tra i due un rapporto paradossale che si inverte continuamente tra sudditanza e supremazia dell’uno nei confronti dell’altro. Wasserman vorrebbe morire, ma nonostante più volte i nazisti abbiano provato ad ucciderlo all’interno del campo, lui sembra completamente immunizzato ad ogni pallottola che gli attraversa il cranio. La sua immortalità dipende dal fatto che lui è uno scrittore, e uno scrittore è le storie che racconta, e le storie scritte non muoiono mai. Wassemann conquista Niegel raccontandogli le avventure dei ragazzi protagonisti dei libri che scriveva in passato, ma stavolta cresciuti, invecchiati, e con l’aggiunta di un nuovo personaggio, Kasik, un bambino che cresce ed invecchia precocemente così da esaurire l’intero suo ciclo vitale in 24 ore. Niegel, attraverso questa storia, prende man mano consapevolezza dei suoi demoni e attraverso la conoscenza con Wassermann si ferma a riflettere sulle sue azioni nel campo, prima viste solo da un punto di vista meccanico. Ma è solo nella quarta parte che tutti i tasselli vanno al loro posto. Qui Momik, ormai cresciuto e consapevole, compila una vera e propria enciclopedia e, in ogni voce, spiega tutto quello che abbiamo letto in precedenza, non seguendo un ordine temporale, ma piuttosto una sequenza basata sulle emozioni.
 
“Vedi alla voce: amore” è un libro di una profondità inaudita. Solo con accenni leggeri l’autore descrive quella realtà, quasi non riuscisse a muoversi su un terreno così doloroso, incapace di prendere dalla realtà le parole per descrivere tanto orrore. La strategia adottata è allora quella dell’esprimersi nel ‘non detto’ attraverso la fantasia, mischiando personaggi reali ed immaginari, trasformando uomini in storioni, rendendo immortali gli scrittori e, infine, creando un vero e proprio essere umano limitato nel tempo nello spazio. Sarà a lui che dedicherà una vera e propria enciclopedia, che pian piano diventerà l’enciclopedia di tutta l’umanità. 
 
26 gennaio 2014
 
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