“L’Honda anomala” di Pietro Ratto, un libro di dialoghi fra universi paralleli

La Fata Sorda - racconto di Roberta Di Seclì

L’Honda anomala è un libro di dialoghi fra universi paralleli. Da un lato il mondo reale, quello in cui l’ispettore Enrico Rossi racconta all’autore le indagini iniziate quasi per caso nel 2010 che, a partire da una lettera anonima dimenticata su una scrivania degli uffici della DIGOS di Torino, lo condussero a sconcertanti sospetti sul rapimento Moro e, a distanza di oltre trent’anni, a riaprirne le indagini.

Dall’altro un mondo immaginario, in cui uno studente e un professore si incontrano sul terreno dell’Esame di Stato (fu Maturità), ognuno dal suo lato della barricata ma accomunati dalla fervente sete di conoscenza, dalla – per chi crescente e per chi mai sopita – ricerca della verità e dal conclusivo disincanto nei confronti di un mondo che si ostina a disilludere e soffocare i propositi di chi vorrebbe far luce sui tanti omissis della nostra storia.
Filo rosso (è il caso di dirlo) che si dipana lungo l’intero intreccio narrativo, sono le inquietanti e sempre più pressanti domande sulla vera dinamica dell’agguato di via Fani; sulle mani che, in ombre più o meno fitte, tramarono per sbarazzarsi di un politico e di un progetto che mettevano a rischio le mire di troppi e gli interessi dei soliti.

Non un saggio, non un romanzo, non un reportage giornalistico ma un ibrido sapientemente costruito, che paga il suo tributo alla Storia grazie a una rigorosa attinenza a fatti e fonti documentali – la testimonianza diretta dell’Ispettore Rossi che condusse le indagini e i verbali della recente Commissione parlamentare d’inchiesta e dei numerosi processi – e alla Letteratura, grazie all’espediente dello scambio di ricordi e opinioni fra alunno e insegnante, che alleggerisce la narrazione pur continuando a fornire elementi storicamente rilevanti e nuovi spunti e collegamenti originali.

La carica positiva dei personaggi reali e immaginari, unita agli struggenti brani estratti da memoriali e lettere di Aldo Moro e alla scrittura fresca e appassionata dell’autore, bilanciano la narrazione di un avvenimento cupo e angosciante, le cui domande irrisolte si agitano inquiete negli anfratti della nostra coscienza, pulsanti come creature vive e destinate, presto o tardi, a farsi strada fino alla luce.

 

Lavinia M.

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