”Cecità” come buio della mente, della ragione e dell’umanità nel libro di José Saramago

''Cecità'' – titolo originale ''Ensaio sobre a Cegueira'' (''Saggio sulla cecità'') – è un romanzo a sfondo sociale di José Saramago (premio Nobel per la letteratura nel 1998)...
Pubblichiamo la recensione di Caterina Bergam per la lucidità della sua analisi di uno dei capolavori dello scrittore premio Nobel
 
“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono” (la moglie del dottore – protagonista) 
 
“Cecità” – titolo originale “Ensaio sobre a Cegueira” (“Saggio sulla cecità”) – è un romanzo a sfondo sociale di José Saramago (premio Nobel per la letteratura nel 1998). 
 
Saramago (1922–2010) è un autore che non può non appassionare il lettore attento. Il suo particolare stile di scrittura, privo di nomi propri dei personaggi (usa identificarli con caratteristiche impersonali) e privo della canonica punteggiatura e virgolettatura dei dialoghi, fa sì che lo si legga tutto d’un fiato e senza possibilità di distrazioni. 
 
Egoismo, potere, sopraffazione, violenza, qualunquismo, indifferenza, ignoranza, sono i maggiori aspetti di una società universale, purtroppo sempre attuale, visualizzati in questo romanzo. Cecità come buio della mente, della ragione, dell’umanità. 
 
La trama: in luogo e tempo imprecisati, un medico viene colpito da una “bianca cecità” che lo avvolge come fitta nebbia. Di giorno in giorno, in questo stato cadono anche altri cittadini del Paese. Per contenere l’epidemia, i ciechi vengono isolati e rinchiusi in un vecchio manicomio sotto la stretta sorveglianza dell’esercito. L’unica, misteriosamente, scampata al contagio è la moglie del medico che, fingendo con tutti di aver perso la vista, si unisce al gruppo aiutandoli a sopravvivere. All’interno del mosocomio, la vita è resa impossibile dal sovraffollamento e dallo scarso approvvigionamento del cibo. Miseri che rubano a miseri, violenza, tradimento, lerciume e promiscuità rendono la vita impossibile alla protagonista, “vedente” ma impotente in un mondo di “ciechi”. Lei, insieme a pochi altri, riuscirà a evadere, ma ciò che troverà di là dal muro è ancor peggiore di ciò che ha lasciato: la cecità ha colpito proprio tutti, animali ed umani, persino le immagini sacre nelle chiese hanno una “benda sugli occhi”. 
 
Non voglio togliervi il piacere di leggerlo, sicché non vi dirò altro se non un piccolo particolare che mi ha molto colpita: la protagonista, ormai rea confessa della sua menzogna, trova un libro. Nonostante le proteste di alcuni, lo legge al gruppo e… pian piano… Ma la storia non finisce qui… Prosegue in un altro romanzo di cui non mancherò di parlarvi prossimamente: “Saggio sulla lucidità”. 
 

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