Letteratura araba a Venezia

Raja Alem, il primo giallo al femminile della letteratura araba

Arriva il primo giallo realizzato da una scrittrice araba. Il collare della colomba (edizione Marsilio) della saudita Raja Alem, presentato giovedì 3 aprile a Venezia, nell’ambito del festival “Incroci di civiltà”, parte da un delitto...

La scrittrice saudita protagonista a Venezia nel corso festival “Incroci di civiltà”

VENEZIA – Arriva il primo giallo realizzato da una scrittrice araba.  Il collare della colomba (edizione Marsilio) della saudita Raja Alem, presentato giovedì 3 aprile a Venezia, nell’ambito del festival “Incroci di civiltà”, parte da un delitto e dalla scomparsa di una donna, fatti che avvengono entrambi nel malfamato Vicolo delle Teste alla Mecca. Si tratta dunque di un giallo, genere del tutto inedito nell’ambito della letteratura araba contemporanea. La voce narrante è proprio la strada, Aburrus che racconta, oltre al tema noir, la storia di un’urbanizzazione selvaggia, che, – spiega la scrittrice – è stata verticale e orizzontale , cosi intensa da portare addirittura al progetto di una Kaaba d’acciaio”. Il tema del cambiamento  e del delicato passaggio dalla tradizione alla modernità sta a cuore a Raya Alem , cresciuta in un ambiente tradizionale e conservatore, ma consapevole del fatto che al progresso non si può sfuggire.

LA DOPPIA VISIONE TRA PASSATO E FUTURO – Nel romanzo uno dei personaggi Youssuf è ossessionato dal passato, mentre altri come Khaleel e Muaz sono più aperti alla modernità in maniera speculare ad indicare la “ doppia visione” anche della scrittrice, il cui romanzo si chiude con lo sventramento del vicolo, simbolo di un’impossibile ritorno al passato.  Anche i riferimenti letterari del romanzo stanno tra tradizione e modernità, se da un lato infatti “il titolo – racconta Raya Alem – rimanda al libro di un filosofo e poeta musulmano nato nell’XI secolo a Cordova, Ibn Hazm , che voleva rinforzare i ponti fra le nazioni attraverso l’amore e il tema del viaggio con ritorno cosi come lo stile rimandano allo stile del realismo magico e alle Mille e una notte, dall’altro invece la ricerca del tema perduto e della memoria richiama esplicitamente Proust  e Lawrence”. “Le Mille e una notte – dice la scrittrice – è stato il primo libro a influenzarmi, così come mi influenzò Borges. Poi mi sono immersa nelle letterature internazionali: inglese, russa, francese, tedesca, italiana, latinoamericana e giapponese, e da quell’oceano infinito sono tornata alla nostra letteratura antica scoprendo la bellezza di libri come il Corano, che ha influenzato il mio stile con i suoi ritmi musicali e le sue leggende. E poi sono arrivata a scoprire i nostri affascinanti antichi libri arabi, come L’animale di Al-Jahiz. Sono cresciuta senza vedere barriere fra le diverse letterature del mondo, ho preso da tutte e creato il mio linguaggio personale. I libri sono stati i miei primi viaggi”.

L’INFINITO VIAGGIARE – Un tema fortemente sviluppato nel romanzo è appunto quello del viaggio : “Vedo la vita in generale –dice Raja Alem – come un viaggio fra il corpo e fuori dal corpo, fra il nostro io interiore e quello esteriore, fra l’uno e il molteplice. Cerco il punto di incrocio fra la vita e la morte, avanti e indietro, questo è il mio scopo, raggiungere questa capacità di andare nell’altro mondo e tornare indietro”. Anche La Mecca è legata al tema del viaggio: “l’Islam crede che sia il punto dove Adamo, il padre dell’umanità, atterrò quando lasciò il Paradiso, è la destinazione dove l’uomo dovrebbe portare le idee e l’immaginazione a materializzarsi. Fin dalla nascita mi ha dominato lo spirito di atterrare e decollare. Quando avevo venti giorni mio padre annunciò di voler emigrare, il che spaventò mia nonna e pensando fossi io l’incarnazione del genio del viaggio mi bruciò un poco le piante dei piedi, solo per estinguere quello spirito”. Operazione non riuscita , visto che la scrittrice, che vive tra Gedda e Parigi, dice di essere posseduta dallo spirito del viaggio, anche se sente fortemente di appartenere a La Mecca, l’universo che domina i suoi romanzi a partire dalla componente femminile.

LA CREATIVITÀ DELLE DONNE – Le donne del romanzo presenti-assenti esprimono la creatività e la sessualità e comunicano attraverso il corpo come è tipico della tradizione mediorientale, “all’interno della quale, dice la scrittrice, siamo educate fin da piccole alla cura del corpo e ad usarlo come strumento di seduzione, di potere e di gioia”. Nata in una famiglia molto conservatrice in una città come La Mecca, dove il nome delle donne non veniva pronunciato in pubblico, Raya Alem ha lavorato con donne attive nei campi dell’educazione e della solidarietà, che hanno fatto davvero la differenza in Arabia Saudita, hanno creato migliori programmi di studio e di attività per permettere alle ragazze di esprimere la propria creatività.  Il collare della colomba è anche l’opera di fede e di amore nei confronti di questo mondo.

Alessandra Pavan

6 aprile 2014

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