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Perché “Prima persona singolare” di Murakami è un libro da leggere

In questo libro leggiamo un Murakami inedito, che si racconta in un nuovo modo, attraverso otto racconti, otto diversi modi di dire "io"

Haruki Murakami è sempre assai originale, musicale, poetico, intimistico, fantasioso ma anche abile narratore e – al contempo – fra i più grandi novellisti mai conosciuti. Questa volta nel suo nuovo libro “Prima persona singolare” si racconta in un sensazionale mix di episodi, voltandosi all’indietro nel tempo e cercando – attraverso ricordi apparentemente insignificanti della sua giovinezza – di dare un senso al tutto.

La prima persona singolare

L’impressione è che non gli interessi molto la ricerca del significato oggettivo delle cose, quanto l’indagine soggettiva del Sé. Egli, divenuto settantenne, osserva il vissuto apparentemente poco importante di quando era diciottenne, studiandosi con occhi più maturi. (La prima persona singolare d’ogni verbo è io: una persona che – nel libro – rivolge l’occhio critico a se stessa dopo mezzo secolo.) Vuole comprendere, vuole aprire al mondo intero le sue riflessioni, vuole mettersi serenamente in discussione.

La vita di Murakami

L’autore in questo libro ci racconta della sua musica, della sua adolescenza, dei suoi studi, del suo non essersi mai considerato un uomo piacente, dei suoi rapporti affettivi, delle sue paure e delle sue debolezze. Otto episodi, come ad interloquire con un amico (idealmente anche col lettore) e, in ognuno dei racconti / episodi, riesce a mantenere altissima la nostra attenzione solo iniziando da un pretesto.

Guardarsi dentro

Un libro come “Prima persona singolare” può nascere esclusivamente quando il più affascinante novellista prende uno specchio ideale, ci guarda dentro, si pone domande e risponde senza maschera alcuna, onestamente, magari con la sua playlist preferita in sottofondo e senza giustificarsi. Ho apprezzato questa confessione, è franca, capace di evidenziare quesiti filosofici, esistenziali in alternanza a domande semplici. Una cosa accomuna tutto, la trasparenza, realistica ed inattesa, emergente dalle tipiche atmosfere magiche evocate dallo scrittore nipponico.

Un uomo maturo

Haruki Murakami non tenta affatto di narrare il personaggio, né l’autore tradotto in ben cinquantaquattro lingue, fra i più amati e venduti nel mondo e pluri-candidato al Nobel Prize. Quest’opera svela un ragazzo semplice visto con gli occhi consapevoli dell’uomo lineare, maturo, che usa le proprie doti autorali quasi fossero un dettaglio.
Non credo sia corretto dire altro: da murakamiana garantisco che certi libri – come “PRIMA PERSONA SINGOLARE” – vadano letti, gustati e amati.

Per meglio definire quest’ultima opera di Haruki Murakami, posso dire come mi abbia dato la sensazione di un piacevole ossimoro: l’autore è semplice ma eccezionale, sintetico ma racconta una vita, il suo personale diventa pubblico grazie ad una storia nitida, è una confessione scritta da chi non si era mai esposto tanto prima d’ora. Insomma, è un libro da leggere, assolutamente.

Paola Cingolani

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