Pif torna in libreria: “Che Dio perdona tutti” e il potere di mettersi in gioco tra fede e ironia

30 Marzo 2026

Dal libro allo schermo, Pif torna in libreria con "Che Dio perdona tutti": tra ironia e fede, la sfida di Arturo di vivere il Vangelo alla lettera diventa un film. Da leggere e vedere.

Pif torna in libreria Che Dio perdona tutti e il potere di mettersi in gioco tra fede e ironia

C’è un modo tutto particolare che ha Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, di raccontare l’Italia: quello di chi guarda il mondo con gli occhi sgranati di un bambino e la lingua affilata di chi non ha paura di dire la verità. Oggi, quel suo sguardo torna a popolare gli scaffali delle librerie con il ritorno di “Che Dio perdona tutti” (Feltrinelli), un romanzo che torna prepotentemente d’attualità in occasione dell’uscita nelle sale del film tratto dalle sue pagine, al cinema dal 2 aprile per le festività pasquali.

Il romanzo, che aveva già conquistato i lettori alla sua prima uscita, torna oggi a far parlare di sé non solo come fenomeno editoriale, ma come bussola morale travestita da commedia brillante.

Che Dio perdona tutti

Al centro della vicenda troviamo Arturo, un trentacinquenne che incarna perfettamente l’uomo medio dei nostri tempi. Agente immobiliare a Palermo, la sua vita è una rassicurante sequenza di riti immutabili: le partite di calcetto dove si sacrifica come portiere (ruolo metaforico per chi, nella vita, preferisce parare i colpi piuttosto che sferrarli) e una pignoleria quasi mistica per il cibo. Per Arturo, l’ordine perfetto di un’iris alla ricotta è più comprensibile di qualsiasi dogma teologico.

Il suo equilibrio, fatto di piccole pigrizie e grandi silenzi, va in frantumi quando incontra Lei, la figlia del proprietario della sua pasticceria preferita. È il classico colpo di fulmine, ma con un ostacolo insormontabile: lei è una cattolica fervente, una donna che vive la religione con la stessa precisione millimetrica che Arturo riserva alla gastronomia.

Per amore, Arturo si spinge dove nessun agnostico pigro vorrebbe mai arrivare: accetta di interpretare Gesù durante una Via Crucis. La scena, che nel libro viene descritta con una comicità visiva straordinaria, è il punto di rottura: Arturo dimentica le stazioni, confonde i ruoli, trasforma il sacrificio supremo in una parodia involontaria che sfiora il blasfemo. Eppure, paradossalmente, è proprio questa goffaggine a far scoccare la scintilla.

Tuttavia, il rapporto nasce su una menzogna: Arturo finge una vicinanza spirituale che non possiede, bofonchiando preghiere a metà e inventando risposte liturgiche. È una situazione che molti di noi conoscono: quella zona grigia in cui ci adattiamo alle aspettative altrui per non perdere chi amiamo. Ma quanto può durare una maschera, prima che il peso della finzione diventi insopportabile?

Tra le pagine e il grande schermo

Non è la prima volta che Pif compie il salto dalla carta alla pellicola (o viceversa), ma con questo titolo il legame sembra farsi ancora più stretto. Il libro segue le vicende di Arturo, un uomo comune, un “buono” per inerzia, che decide di fare un esperimento sociale e spirituale estremo: vivere per un intero anno applicando alla lettera ogni singolo precetto della religione cattolica.

Il risultato è una commedia irresistibile che però nasconde una domanda profonda: siamo davvero capaci di essere coerenti con i valori che professiamo?

Perché rileggerlo oggi

Il ritorno in libreria di “Che Dio perdona tutti” non è solo un’operazione legata al marketing cinematografico. È l’occasione per riscoprire una scrittura agile, intrisa di quell’ironia siciliana che sa essere leggera come una piuma e pungente come uno spillo.

Pif non deride la fede, ma mette a nudo l’ipocrisia di chi la usa come un abito della domenica. Il protagonista Arturo è lo specchio di tutti noi, intrappolati tra il desiderio di essere persone migliori e le piccole, inevitabili meschinità di ogni giorno.

Leggere il libro prima di vedere il film permette di assaporare quei monologhi interiori che solo la parola scritta può regalare, preparando il terreno per l’interpretazione visiva di Pif.

Un invito alla riflessione gentile

In un’epoca di scontri frontali e certezze sbandierate, Pif ci invita a un esercizio di empatia e dubbio. Che Dio perdona tutti è una boccata d’aria fresca, un promemoria del fatto che, forse, la perfezione non è di questo mondo, ma provarci – anche sbagliando e facendosi una risata – è l’unico modo che abbiamo per restare umani.

Che siate fan della prima ora del “Testimone” o lettori a caccia di una storia che faccia riflettere senza annoiare, il consiglio di Libreriamo è uno solo: correte in libreria, lasciatevi conquistare da Arturo e poi correte al cinema. Perché la cultura, quando sa far sorridere il cuore e accendere il cervello, è il regalo più bello che possiamo farci.

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