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Piero Pelù al Salone del libro, “Ascoltiamo il bambino irriverente che c’è in noi”

Piero Pelù, il rocker, l'attivista anarchico e irriverente al Salone del Libro di Torino ha presentato i temi trattati nel suo libro "Spacca l’infinito", definito un quasi romanzo

Piero Pelù, il rocker, l’attivista anarchico e irriverente al Salone del Libro di Torino getta la maschera nel presentare il suo romanzo “Spacca l’infinito“. Il romanzo di una vita, dove scende dal palco, spegne i riflettori e ci invita a viaggiare insieme a lui, con il coraggio di aprire la porta della memoria e di avventurarsi fino a dove tutto ha avuto inizio.

Il quasi romanzo nato durante il lockdown

“E’ un quasi romanzo – dice il rocker toscano – nato durante il lockdown. Non ho mai creduto che il lungo periodo di distanziamento e di isolamento, come dicevano alcuni, ci avrebbe reso migliori, ma ci ha dato l’opportunità di gestire meglio il tempo. Prima ci eravamo abituati a pensare che l’opportunità per pensare e per scrivere fosse scomoda, abituati a dissipare il nostro tempo vuoto sui social e il lockdown ci ha dato, invece, l’occasione per recuperare noi stessi e la nostra storia”.

Ed ecco che nel romanzo c’è il tema della famiglia, quella di provenienza soprattutto, le cui radici risalgono alla fine dell’Ottocento. “Mio nonno materno – racconta Pelù – partecipò alla prima guerra mondiale e la sua esperienza di trincea fu così devastante da riuscire a trasmettere a me non solo l’idea dell’inutilità della guerra, ma anche di farmi sviluppare una sorta di pacifismo militante, che è il tratto caratteristico della mia musica dagli esordi con i Litfiba fino alla collaborazione con Ligabue e Jovanotti e anche nella mia carriera da solista”.

Non sottovalutare mai la violenza

In questa sorta di racconto sul Novecento che è il romanzo c ‘è spazio naturalmente per raccontare l’epoca del fascismo. “Un ramo della mia famiglia era fieramente antifascista, l’altro fascista – racconta ancora il cantante – Un fratello di mio nonno materno venne coinvolto a Sarzana nell’assedio a una sede socialista: lo scontro fu molto violento e lui venne barbaramente ucciso. Questo porta alla riflessione che quando la violenza viene scatenata non bisogna mai sottovalutare l’entità e non si può minimizzare, come successe agli intellettuali degli anni ‘20. Non commettiamo, ora lo stesso errore perché c’è la voglia da parte di certa destra di celebrare l’anniversario della Marcia su Roma e le istituzioni non lo devono sottovalutare. Al contrario della Germania che ha elaborato, attraverso la fase dei processi, quanto successe, in Italia non c’è mai stata una reale presa di coscienza.”

Ascoltiamo il bambino irriverente che c’è in noi

E appena nel romanzo il narratore si ferma per un momento a riposare, ecco che accanto a lui appare un ragazzino intraprendente, originale, pieno di curiosità. Al bambino che è stato Pelù confessa: “Se mi fossi dimenticato di te non sarei stato felice nemmeno un minuto”. E continua: “il bambino che è dentro di me e di noi tutti è la nostra parte migliore, perché priva di malizia e di quella corazza difensiva che ci costruiamo da adulti “. Uno sberleffo che la carriera da rocker ha aiutato a mantenere assieme alla frequentazione della Commedia dell‘Arte e del personaggio di Arlecchino: “L’alichino di dantesca memoria, in particolare a rappresentare – commenta il cantante – la capacità di adattamento dell’italiano medio”.

L’importanza della biodiversità

Infine nel romanzo c‘è spazio pure per l’ambientalismo, un altro dato caratterizzante la carriera di Pelù, il cui primo studio di registrazione era alimentato da energie rinnovabili. “Fin da bambino – confessa – ero attirato dal mondo animale, ma anche dagli scenari incredibili delle Alpi Apuane, che frequentavo con mio padre”. E nel libro c’è spazio anche per digressioni sulla biodiversità degli ambienti frequentati da piccolo e da grande; così non sorprende l’endorsement finale a Greta Thunberg, “che – conclude – ha fatto da catalizzatore di una realtà, grazie a Greenpeace e Legambiente, già esistente, ma ha dato la spinta a una generazione pronta a passare dal virtuale ad un coinvolgimento fisico, elemento imprescindibile se vogliamo vincere la sfida ambientale”.

Alessandra Pavan

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