Il Ministero della Cultura, attraverso il Centro per il libro e la lettura (Cepell), ha approvato l’istituzione di un voucher di 5 milioni di euro a sostegno dei piccoli editori. Il provvedimento, come si legge nella nota stampa del MiC, rappresenta riconoscimento politico e culturale della “bibliodiversità”, un termine caro a chi crede che la libertà di un popolo passi anche dalla varietà di voci che può trovare in libreria.
Uno strumento concreto per sostenere i piccoli editori
L’annuncio è stato accolto con grande entusiasmo da ADEI (Associazione degli Editori Indipendenti). La presidente Della Passarelli ha espresso soddisfazione, definendo il voucher come “uno strumento concreto e facilmente accessibile”. Spesso, i piccoli editori si trovano intrappolati in maglie burocratiche troppo strette o esclusi da bandi pensati per realtà strutturalmente più grandi. Questa misura, invece, punta alla semplicità.
Ma cosa significa concretamente per una casa editrice indipendente ricevere questo sostegno? Significa, prima di tutto, poter uscire dai propri confini. Il voucher è infatti pensato per permettere agli editori di rappresentare i propri cataloghi nelle fiere editoriali, sia nazionali che internazionali. Partecipare a eventi come la Fiera del Libro di Francoforte o il Salone del Libro di Torino ha costi proibitivi per chi pubblica pochi titoli l’anno, ma è proprio in quei contesti che si vendono i diritti, si creano connessioni e si porta la letteratura italiana nel mondo.
Innovazione e scouting: il coraggio di osare
Il sostegno non si ferma alla promozione fisica. Una parte fondamentale della misura riguarda l’innovazione tecnologica e commerciale. Il mondo del libro sta cambiando rapidamente: l’e-commerce, il marketing digitale, i nuovi formati di fruizione richiedono investimenti che i piccoli editori faticano a sostenere. Grazie a questo voucher, anche le realtà più piccole potranno aggiornare i propri processi, rendendo i loro libri più visibili e accessibili a un pubblico sempre più vasto e connesso.
Tuttavia, l’aspetto più prezioso della piccola editoria rimane lo scouting. Come sottolineato da Passarelli, i piccoli editori sono i “cercatori d’oro” della letteratura. Mentre i grandi gruppi spesso puntano su nomi già affermati o fenomeni social, l’indipendente rischia, legge centinaia di manoscritti e decide di pubblicare un’opera solo perché ci crede fermamente. Senza di loro, molti dei capolavori che oggi consideriamo classici contemporanei non avrebbero mai visto la luce. Proteggere il piccolo editore significa, dunque, proteggere il futuro della letteratura stessa.
Il riconoscimento delle istituzioni
Il via libera a questo provvedimento è il frutto di un dialogo serrato e proficuo tra l’ADEI, il Centro per il libro e la lettura e il Ministero della Cultura. È significativo che il Ministro Alessandro Giuli abbia definito l’editoria indipendente come “una componente fondamentale del sistema culturale”.
Riconoscere il valore della bibliodiversità significa accettare che il successo di un libro si misura con la capacità di quel testo di generare pensiero critico, di offrire una prospettiva diversa, di dare voce a chi non ce l’ha. Un mercato editoriale sano è un ecosistema dove la quercia secolare (il grande gruppo) convive con il sottobosco (il piccolo editore): l’uno dà stabilità, l’altro rigenera il terreno e garantisce la vita.
Garantire la bibliodiversità ai lettori
Potremmo pensare che un bando ministeriale sia una questione puramente tecnica, riservata agli addetti ai lavori. In realtà, riguarda da vicino ogni lettore. Ogni volta che entriamo in una libreria e ci lasciamo affascinare da una copertina curata in modo quasi maniacale, o ogni volta che leggiamo una prefazione scritta con amore da un editore che ha curato personalmente ogni riga di quel volume, stiamo beneficiando del lavoro di un piccolo editore.
Se queste realtà chiudono o sono costrette a ridimensionarsi drasticamente, la nostra scelta di lettori si restringe. Diventiamo più poveri di idee, di sguardi e di sogni. Il voucher è dunque una “polizza assicurativa” sulla nostra libertà di scelta culturale.
L’approvazione di questo voucher segna un punto a favore della qualità di ciò che viene pubblicato in Italia. È il segnale che qualcosa si sta muovendo nella direzione di un sostegno che non sia assistenzialismo, ma investimento strategico.
