Raccontare il presente

Perché leggere Rosso Malpelo di Verga può aiutarci a capire la condizione dei braccianti

Discriminato a causa dei suoi capelli rossi, disposto a tutto per sopravvivere e invisibile agli occhi dei più, Rosso Malpelo è l'emblema dei braccianti di oggi
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Oggi, 21 maggio, i braccianti partiranno da Torretta Antonacci e attraverseranno le campagne per arrivare alla prefettura di Foggia, in segno di protesta contro le misure del nuovo Decreto Rilancio. Lo sciopero di oggi è promosso dal sindacalista Usb Aboubakar Soumahoro, in prima linea nelle battaglie contro il caporalato. Ma per comprendere le dure condizioni dei braccianti, occorre tornare indietro nella storia e ripercorrere sin dall’inizio le origini del caporalato in Italia. Per questo motivo, abbiamo deciso di ripescare dalla nostra libreria un libro che molti di voi avranno in casa per capire meglio le condizioni dei braccianti. Stiamo parlando di Vita dei campi di Giovanni Verga e, in particolare, della celeberrima novella dal titolo Rosso Malpelo

Rosso Malpelo, emblema dello sfruttamento

Rosso Malpelo descrive la realtà di povertà e sfruttamento delle classi disagiate in Sicilia alla fine del XIX secolo, realtà che Verga conosceva ma che emergeva dalle inchieste del Regno d’Italia. Principalmente l’opera è un ritratto di un adolescente condannato dai pregiudizi popolari all’emarginazione, a causa del colore rosso dei capelli spesso attribuito al male, e a una tragica fine, simile a quella del padre, oltre a un duro lavoro nelle cave di rena siciliane. 

«Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre, col sentirgli dir sempre a quel modo, aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo.»

Disposto a tutto per sopravvivere

Nella novella Giovanni Verga descrive il mondo rurale siciliano di fine Ottocento in tutta la sua durezza e crudeltà. Infatti, i protagonisti delle storie, fra cui Rosso Malpelo, occupano l’ultimo posto della scala sociale e conducono esistenze misere lavorando duramente nei campi o nelle miniere. Il mondo rurale siciliano, che costituisce il fulcro di Vita dei campi, viene presentato in tutta la sua durezza e crudeltà. Chi lo abita infatti è vittima della povertà ed è destinato alla sofferenza. Protagonisti sono uomini e donne costretti a lavorare nei campi o nelle miniere senza sosta per assicurarsi lo stretto necessario per vivere.

Malpelo e l’emarginazione dalla società

Fatica e dolore caratterizzano l’esistenza di questi personaggi che occupano l’ultimo posto nella scala sociale. Essi si sentono soli, esclusi anche dalla realtà del loro stesso villaggio perché considerati diversi. Storie di emarginazione che segnano le  condizioni di vita già faticose di chi non conosce speranza e possibilità di cambiamento. Nel caso di Rosso Malpelo, ad esempio, ad aggravare il suo stato di emarginato è il colore rosso dei suoi capelli. Un po’ come accade oggi nel sud Italia, dove ad aggravare lo stato di isolamento ed emarginazione dei braccianti è in questo caso il colore della pelle. 

Il dislivello economico fra Nord e Sud

I contadini delle novelle sono avvolti da un’aura mitica che li eleva a simboli universali della ingiustizie che si compiono nella società di fine Ottocento. Il dislivello economico che divide le regioni del Sud da quelle del Nord nell’Italia di fine Ottocento porta alla nascita della cosiddetta questione meridionale. La borghesia terriera del Mezzogiorno ritiene che tra le cause dell’impoverimento vi siano le politiche postunitarie colpevoli di aver escluso le loro zone dal processo di capitalizzazione. Ancora oggi l’Italia paga le conseguenze di quelle politiche e ancora oggi i braccianti sono, in molti casi, costretti a lavorare in condizioni disastrose e lesive della dignità umana. 

 

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