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ricordando Pasolini

Pasolini, un delitto ancora senza verità

In occasione del centenario dell’anniversario della nascita di Pasolini, lo scrittore e libraio Carlo Picca ci parla del suo romanzo incompiuto "Petrolio" e dei possibili legami col suo irrisolto omicidio.

La vastità e la qualità della produzione artistica di Pier Paolo Pasolini non ci permette di scegliere e recensire con facilità un solo suo libro o scritto o opera che sia. Ma oggi, nel centenario dell’anniversario della sua nascita, vogliamo parlarvi sia del romanzo incompiuto “Petrolio” che del suo tremendo e irrisolto omicidio.

Il delitto Pasolini

Fino a questo momento, dopo quasi cinquant’anni dal pestaggio violento, su quella notte di Ostia non c’è ancora né completa chiarezza né purtroppo giustizia. Ad ora sappiamo che il decesso fu determinato non dal pestaggio, che seppur selvaggio e devastante, non aveva fermato il cuore del Poeta, ma dallo schiacciamento toracico dovuto al passaggio dei pneumatici di un auto, che ancora non si sa se fosse la sua o un’altra vettura. I difensori di Pasolini, ritengono che il Poeta ed Intellettuale, non fu ucciso così violentemente da un solo ragazzo, il diciassettenne Pino Pelosi, ma da più criminali. Questi è stato condannato in primo grado in concorso con altri, ma in secondo grado e poi in cassazione, il coinvolgimento con altri scompare. Tuttavia nel 2005 confessò di non essere stato da solo con lo scrittore al momento della morte, ma di aver avuto accanto altre persone.

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Il romanzo incompiuto

Petrolio” è il romanzo dello scrittore rimasto incompiuto a causa di quella notte barbara, e che fu pubblicato incompleto solo postumo. La prima ideazione dell’opera risale alla primavera del 1972. E su questo testo Pasolini lavorerà incessantemente fino alla morte. Di “Petrolio” sono rimaste circa cinquecento pagine che si presentano come un insieme di frammenti, questo perché l’intera opera è formata da appunti e non da capitoli e si ritiene che si sarebbe potuta sviluppare in un volume di oltre 2000 pagine. Protagonista del romanzo è Carlo, ingegnere della borghesia torinese che lavora all’Eni, descritto come brillante cattolico comunista.

Il Romanzo ha una scrittura, come riportò lo stesso Pasolini, “che si adopera per la saggistica, per certi articoli giornalistici, per le recensioni, per le lettere private”, e che si cimenta nell’indagare attorno al mondo dell’Eni ai tempi di Enrico Mattei, la cui morte ricordiamo essere ancora, anche questa, un pesantissimo mistero italiano.

Il ritrovamento

L’annuncio nel 2010 del ritrovamento di un appunto, il numero 21, Lampi sull’Eni, potrebbe validare la tesi che afferma anche che ci potesse essere un collegamento tra i delitti Mattei e Pasolini e che la causa della morte dell’autore potesse essere collegata. Lo scrittore bolognese infatti, pare che avesse intuito cosa ci fosse dietro la scomparsa di Mattei e quando si cimentò nella scrittura di “Petrolio”, era intento ad affrontare questi aspetti, ma venne ucciso, nella zona dell’Idroscalo a Ostia. Tornando all’opera dunque, Pasolini avrebbe raccolto informazioni sulla morte di Mattei e su di un occulto mondo di potere massonico. Informazioni che stava mettendo assieme per pubblicarle nel romanzo-inchiesta. Per impedirne la pubblicazione sarebbe stato ucciso? Quando sapremo la verità sul suo omicidio?

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Cosa ci ha lasciato Pasolini

Di certo però non è affatto retorica affermare che Pasolini non è morto, vive in ogni suo scritto, fotogramma, intervista, la forza contenuta in essi, è così potente che continuerà a respirare per sempre. Il mio invito è quello, se non lo avete fatto già, di andarvi a cercare qualsiasi sua cosa e cibarvene. A tal proposito vi segnalo la pagina Facebook “Pasolini Eretico e Corsaro“, diretta da Bruno Esposito e che quotidianamente si spende per la diffusione della cultura pasoliniana. Concludendo, se oggi resiste un pensiero critico ed estetico in Italia, molto lo dobbiamo proprio a Pasolini, che ha seminato con la sua illuminante passione.

Carlo Picca

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