L'intervista

Paolo Ambrosini (Presidente ALI), “Uno Stato che non crede nella cultura non è un bel segnale”

Non usa mezzi termini il Presidente dell’Associazione Librai Italiani Paolo Ambrosini per commentare le ultime decisioni del governo in merito agli investimenti legati alla cultura in Italia
Paolo Ambrosini (Presidente ALI), “Uno Stato che non crede nella cultura non è un bel segnale”

MILANO – Tagliare i fondi stanziati per l’app18 per i nati del 2001 da parte del governo è un errore, così facendo diamo un messaggio negativo al Paese. Non usa mezzi termini il Presidente dell’Associazione Librai Italiani Paolo Ambrosini per commentare le ultime decisioni del governo in merito agli investimenti legati alla cultura in Italia, con ripercussioni anche per il mercato librario italiano. anche per questo, per sostenere i librai “dal basso”, abbiamo lanciato con il patrocinio dell’ALI la campagna “Storie in Libreria” la campagna social che celebra le librerie d’Italia attraverso gli interventi social degli stessi lettori. Su questo e su altri temi di forte attualità abbiamo intervistato il Presidente Ambrosini.

 

Qual è lo stato di salute delle librerie italiane oggi?

In questo momento la situazione del mercato editoriale non è splendida, con ripercussioni anche in libreria. Purtroppo il fatto che non sia stata attivata l’app18 per i nati nel 2000, malgrado l’iter burocratico sia concluso e manchi solo la firma del ministro, fa si che venga a mancare la spinta che c’è stata lo scorso anno nell’ultimo trimestre.

 

A proposito di governo, cosa ne pensa dell’attuale legge di bilancio?

Il governo ha deciso di tagliare una quota dei fondi stanziati per l’app18 per i nati del 2001, perché lo scorso anno non tutti gli aventi diritto hanno usufruito di tale bonus. Sinceramente ritengo che ciò sia un errore: così facendo diamo un messaggio negativo al Paese. L’app18 nasceva con la volontà di dire che i fondi per la cultura servono a formare i nostri giovani. Lo Stato dovrebbe trovare un modo per favorire l’utilizzo di tutti i fondi messi a disposizione. Probabilmente, un governo che non crede molto in questa misura, o intende ridimensionarla, uno Stato che non crede nella cultura, non è un bel segnale per la popolazione.

 

Dove non arrivano le istituzioni, si cercano altre vie per sostenere l’attività dei librai. Una di queste è la campagna “Storie in Libreria”, che abbiamo lanciato con il vostro patrocinio, per esprimere l’amore per i librai attraverso la voce e gli interventi degli stessi lettori.

Sono i lettori ad essere i primi sostenitori del lavoro quotidiano dei librai. E’ importante per noi ascoltare le esigenze e le aspettative di coloro che leggono e visitano le librerie. Ben vengano iniziative come “Storie in Libreria” per ricevere un riscontro da parte del pubblico dei lettori. L’obiettivo deve essere però anche quello di portare in libreria anche coloro che non leggono tanto, ed è un impegno che quotidianamente portano avanti gli stessi librai organizzando laboratori, attività con le scuole, portando i libri in ogni dove. Vogliamo far capire ai non lettori che senza la lettura stanno perdendo una grossa opportunità, in particolare quella di scoprire e girare il mondo senza muoversi fisicamente attraverso storie e racconti da leggere.

 

Gli ultimi dati nazionali dicono che le librerie in Italia stanno diminuendo. Qual è l’impegno dell’ALI per invertire la tendenza? Cosa si sente di consigliare a coloro che vogliono aprire la propria attività in libreria?

Sono 13 anni che lanciamo il bando per i corsi di formazione per aspiranti librai. L’obiettivo è quello di dare agli aspiranti librai gli strumenti necessari per affrontare tale professione. Senza le opportune conoscenze, intraprendere la carriera di librai può rappresentare un rischio. Attraverso i corsi cerchiamo di illustrare al meglio le opportunità che il mercato offre e di spiegare quali sono le criticità del settore per superarle. Ovvio che per mantenersi, una libreria ha in primis bisogno di una abbastanza forte domanda di mercato. In questo senso molto può fare la scuola: attraverso il confronto in classe tra gli allievi è stato possibile correggere ed adattare alcuni progetti legati alle librerie. Dal canto nostro, stiamo sollecitando le istituzioni affinché guardino all’impresa libraria per quella che è: una realtà capace di generare valore economico, ma soprattutto capace di sviluppare quel valore che si genera solo solo attraverso l’abitudine alla lettura nella gente.

 

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