il dibattito

Coronavirus e restrizioni, c’è chi si sente come in “1984” di George Orwell

Il tweet del consigliere regionale Lazio Barillari che cita 1984 di Orwell, chiaro riferimento al nuovo Dpcm, ha subito scatenato il mondo dei social
Coronaviru e restrizioni, c'è chi si sente come in "1984" di George Orwell

“All’infuori del lavoro tutto era vietato, camminare per strada, distrarsi, cantare, ballare, riunirsi…” E’ questo il contenuto del tweet che riporta una citazione di George Orwell in “1984” scritto da Davide Barillari. La provocazione del consigliere regionale della Regione Lazio sta facendo discutere, tanto da portare in tendenza su Twitter il nome del celebre autore britannico insieme a #DittaturaSanitaria.

 

Le reazioni sui social

Il tweet, chiaro riferimento alle misure che il Governo adotterà nel nuovo Dpcm volto a contenere la seconda ondata di contagi da coronavirus, ha subito scatenato il mondo dei social. Per alcuni, citare le parole decontestualizzate sulla libertà di George Orwell in questo caso è fuorviante. Altri controbattono citando la Costituzione Italiana, la quale impone dei limiti in casi di estrema necessità. C’è chi scrive “I libri si leggono e soprattutto vanno capiti, non si prendono spezzoni a caso per darsi un tono e prendere like su twitter”.

La “profezia” di Orwell

1984 di George Orwell è uno dei romanzi più importanti del Novecento. Il suo non è soltanto un romanzo di fantascienza o di denuncia nei confronti della società sovietica, anche se fu scritto nel 1948 e pubblicato nel 1949, prendendo spunto proprio dai totalitarismi di stampo comunista. È un romanzo che analizza le possibili derive dell’ipercontrollo e della radicale omologazione degli individui.

La trama di 1984

1984 rappresenta il romanzo distopico per eccellenza. In un futuro prossimo Orwell immagina la Terra è divisa in tre grandi potenze totalitarie perennemente in guerra tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia che sfruttano la guerra perenne per mantenere il controllo totale sulla società. Il protagonista del romanzo, Winston Smith, è un membro subalterno del partito, incaricato di “correggere” i libri e gli articoli di giornale già pubblicati, cioè modificarli in modo da rendere riscontrabili e veritiere le previsioni fatte dal partito. Egli inoltre si occupa di modificare la storia scritta, contribuendo così ad alimentare la fama di infallibilità del Partito stesso.

 

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