Perché riscoprire “Operazione Shylock” di Philip Roth è un dovere letterario

8 Aprile 2026

Arriva in libreria per Adelphi uno dei romanzi più vertiginosi e politici di Philip Roth. Un viaggio ipnotico tra Gerusalemme e l’identità, dove il confine tra realtà e finzione si sgretola sotto i colpi di un’ironia feroce.

Perché riscoprire Operazione Shylock di Philip Roth è un dovere letterario

Operazione Shylock: Una confessione“, il capolavoro di Philip Roth torna oggi in una nuova e attesissima edizione firmata Adelphi (con la prefazione di Emmanuel Carrère e la traduzione di Ottavio Fatica): un labirinto di specchi, un’opera audace che mescola la spy story al dramma filosofico, la commedia nera alla riflessione storica.

Pubblicato originariamente nel 1993, questo romanzo rappresenta uno dei vertici della produzione rothiana, un momento in cui lo scrittore di Newark decide di abbandonare i suoi storici alter ego (come Nathan Zuckerman) per mettere in scena… se stesso. O meglio, due se stessi.

“Operazione Shylock” di Philip Roth

Tutto ha inizio con una notizia assurda: Philip Roth, il celebre scrittore, scopre che a Gerusalemme esiste un uomo che si spaccia per lui. Non si limita a firmare autografi a suo nome; questo “impostore” – che Roth ribattezza sprezzantemente Moishe Pipik – sta promuovendo una dottrina scandalosa chiamata “Diasporismo”. Secondo Pipik, per evitare un secondo Olocausto, gli ebrei dovrebbero abbandonare Israele e tornare nei paesi europei d’origine, invertendo il cammino della Storia.

Incuriosito e furioso, il “vero” Roth vola in una Gerusalemme febbrile, pattugliata dall’esercito e scossa dal processo al criminale nazista John Demjanjuk. Qui, l’incontro con il suo doppio scatena una girandola di eventi surreali: inseguimenti, reclutamenti da parte del Mossad, dialoghi ustionanti con esuli palestinesi e l’incontro con una bizzarra associazione chiamata “Antisemiti Anonimi”.

Cosa ci insegna questo libro

Leggere “Operazione Shylock” oggi significa immergersi in una serie di lezioni magistrali. La prima riguarda la fragilità dell’identità: Roth ci insegna che l’ “Io” non è un monolito. Attraverso il tema del Doppio, lo scrittore ci mostra come ognuno di noi sia abitato da versioni diverse di se stesso, spesso in conflitto tra loro. Il sosia Pipik non è solo un impostore, ma la proiezione delle paure, dei desideri repressi e delle contraddizioni dello stesso Roth.

Con “Operazione Shylock” l’autore ci insegna il peso della storia e del giudaismo: attraverso il coraggio che lo ha sempre contraddistinto, Roth affronta la complessità dell’essere ebreo nel XX secolo. Ci insegna che la storia non offre risposte semplici e che il senso di appartenenza a un popolo o a una terra è un groviglio di sofferenza, orgoglio e paradossi.

Il potere della narrazione è forse l’insegnamento più profondo di quest’opera, che troviamo già nel sottotitolo: “Una confessione”. Roth gioca con il lettore, giurando che ogni parola sia vera, per poi ricordarci che la letteratura è l’unico spazio in cui la menzogna può diventare una verità più profonda della cronaca. Ci insegna a dubitare delle narrazioni ufficiali e a cercare la verità nelle zone d’ombra.

Perché leggerlo assolutamente

Perché leggerlo proprio ora? Innanzitutto, per la scrittura. La lingua di Roth, in questa nuova edizione, brilla per la sua capacità di passare dal tragico all’esilarante in una sola riga. È un libro “infernale”, come lo definisce Carrère, che non permette pause: una volta entrati nel vortice di Gerusalemme, è impossibile uscirne.

In secondo luogo, “Operazione Shylock” è un libro di una modernità sconcertante. Le riflessioni sul conflitto mediorientale, sulla memoria dello sterminio e sul destino dei popoli risuonano oggi con una forza profetica. Roth non cerca il consenso; cerca lo scontro, il dibattito, la scintilla.

Infine, lo leggiamo perché è un atto d’amore verso l’intelligenza del lettore. Roth non ci regala una lettura di svago, ma un’esperienza intellettuale totale. Ci invita a ridere delle nostre nevrosi, a interrogarci sulle nostre radici e a perderci nel piacere di una storia costruita con la precisione di un orologio svizzero e la follia di un sogno.

Se amate la grande letteratura che non ha paura di sporcarsi le mani con i grandi temi dell’esistenza, “Operazione Shylock” è il libro che deve trovare posto sul vostro comodino. Un ritorno necessario, un’occasione per riscoprire perché Philip Roth rimarrà per sempre uno dei giganti del nostro tempo.

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