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Oliviero Beha, ”Per uscire dalla crisi occorre aumentare lo spread della conoscenza”

Passare dalla ''pace incivile'' di oggi al ''rimbalzo dell’essenziale'', ovvero uscire dalla crisi abbandonando il superfluo e recuperando un’etica condivisa. E' questa l'unica via d’uscita secondo Oliviero Beha, giornalista, scrittore, saggista, conduttore televisivo e conduttore radiofonico italiano. L’autore nel suo ultimo libro “Il culo e lo stivale” (Chiarelettere) analizza i fatti che hanno portato dal secondo dopoguerra ad oggi all’attuale situazione italiana...

Il celebre giornalista e scrittore italiano parla del suo ultimo libro e analizza con il suo stile unico e provocatorio la situazione italiana

 

MILANO – Passare dalla “pace incivile” di oggi al “rimbalzo dell’essenziale”, ovvero uscire dalla crisi abbandonando il superfluo e recuperando un’etica condivisa. E’ questa l’unica via d’uscita secondo Oliviero Beha, giornalista, scrittore, saggista, conduttore televisivo e conduttore radiofonico italiano. L’autore nel suo ultimo libro “Il culo e lo stivale” (Chiarelettere) analizza i fatti che hanno portato dal secondo dopoguerra ad oggi all’attuale situazione italiana. Secondo il giornalista, il rilancio del Bel Paese passa dalla riscoperta della cultura popolare…e dalle donne, le uniche, secondo Beha, dalle quali può partire un cambiamento.

 

Il suo ultimo libro è intitolato “Il culo e lo stivale”, perché la scelta di questo titolo?
Il “culo” è un termine simbolo per l’Italia, un vocabolo sdoganato a ogni livello e in ogni situazione pubblica e privata. Ci sono diverse espressioni in cui la parola è contenuta, come leccare il culo (diventata non più un’esternazione volgare ma il distinto di un’epoca), cul de sac, il vicolo cieco in cui ci troviamo oggi,  che ben testimoniano quanto questo termine sia oggi d’attualità.

 

Nell’opera lei analizza la storia d’Italia dal secondo dopoguerra in avanti. Il suo libro vuole solo cop ilculoelostivale1far capire come si è arrivati alla crisi o tra le righe vuol lanciare anche un messaggio su come se ne può uscire?
Nel mio libro racconto come dal dopoguerra ad oggi si sia arrivati alla crisi: parlo di politici che non si assumono le proprie responsabilità; dell’azzeramento del contenuto ideale, ideologico e programmatico della politica; del berlusconismo, la tendenza che negli ultimi venti anni ha portato la società italiana a rifugiarsi nel consumismo, a discapito della cultura popolare. Nel libro parlo della tv italiana, che lavora più in funzione degli ascolti e della pubblicità, non producendo più idee, e dello sfaldamento di valori che riguarda anche le “agenzie di formazione” come la famiglia e la scuola. Oggi assistiamo ad una “pace incivile”, con l’economia che si è mangiata la politica e la cultura che viene considerata un pretesto di nicchia. Nel mio libro cerco, comunque, di rispondere al seguente interrogativo cruciale: quale può essere il terreno comune su cui far rinascere l’Italia.
 
Com’è possibile uscire dalla crisi?
La crisi di oggi non è soltanto economica. Oggi impera un sapere/non sapere. Occorre un “rimbalzo dell’essenziale”, dobbiamo riprendere la strada da dove l’abbiamo smarrita nel dopoguerra, cambiare mentalità, riabituarci a distinguere tra il necessario e il superfluo. Occorre creare un’etica condivisa che ispiri i comportamenti, ritrovare radici oggi invisibili, perché un paese senza memoria è un paese senza identità. Bisognerebbe creare il “partito che non c’è” con rappresentanza dal basso, trasparenza, controlli, programmi basicamente chiarissimi. In tutto questo, credo che le donne abbiano un ruolo fondamentale: se ci sarà un cambiamento generale sul pianeta, esso non potrà prescindere dalle donne.

 

Cos’è per lei la provocazione?
Alla lettera è un “chiamare prima” o “chiamare fuori”, insomma un modo per intessere una comunicazione diversa e nel caso migliore più vera, più autentica. Nel linguaggio corrente è diventato tutt’altro, ma personalmente mi rifaccio all’etimo, e a una necessità psicologica ed etica: non provoco tanto per farlo, mi viene naturalmente e culturalmente, spero che sia un sintomo di libertà o di voglia di.

 

Dati e statistiche dicono che l’Italia non è un paese per lettori. Da cosa dipende? Secondo lei crisi economica e crisi culturale sono interdipendenti?
Non necessariamente, tutto il mio libro è incentrato sull’imbarbarimento culturale che è stato parallelo al consumismo e all’arricchimento degli ultimi vent’anni, fasullo a quanto si sta vedendo. E lo spread che mi interessa di più è come scrivo quello del pensiero. Sulla non lettura degli italiani il discorso può essere assai più lungo e l’ho fatto in altri miei libri.

 

24 luglio 2012

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