Il nome della rosa

Il nome della rosa, 6 cose da sapere sul romanzo

A trent'anni dal film interpretato da Sean Connery, esce la serie TV prodotta Rai 1: ecco le 6 cose da sapere sul romanzo "Il nome della rosa"
Il nome della rosa, 6 cose da sapere sul romanzo

MILANO – Dopo trent’anni dal film interpretato da Sean Connery, il 4 marzo andrà in onda su Rai 1 la nuova serie TV tratta e ispirata dal celebre romanzo di Umberto Eco, Il nome della rosa, prodotta da Rai Fiction, Tele München, 11 Marzo Film e Paloma e diretta da Giacomo Battiato, in collaborazione con Nigel Williams e Andrea Porporati. Il romanzo in questione pubblicato nel 1980 da Bompiani e vincitore del Premio Strega 1981, è nella lista “I 100 libri del secolo di Le Monde”. Infatti il romanzo, tradotto in quaranta lingue, con oltre cinquanta milioni di copie, è un vero capolavoro, nonostante venisse odiato dal suo autore.
Ecco sei cose da sapere su Il nome della rosa di Umberto Eco.

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L’ambientazione medievale

Il romanzo è ambientato nel Medioevo e questa scelta è dovuta al fatto che Eco era esperto di tale epoca: aveva già scritto saggi e varie pubblicazioni a proposito, riuniti in Scritti sul pensiero medievale. Umberto Eco raccontava di aver trascorso un anno a non scrivere un rigo, dopo aver scelto di ambientare il romanzo nel 1327 in un monastero benedettino del nord Italia (probabilmente in Liguria). Infatti l’autore dovette inventare un mondo, disegnare l’abbazia, basandosi su disegni già esistenti e luoghi che aveva visitato.

Un romanzo, una moltitudine di generi

Il nome della rosa viene definito come “giallo deduttivo“, ma in realtà non può essere sottoscritto a un unico genere: infatti ci si imbatte in pagine storiche, pagine narrative, pagine filosofiche e pagine di genere giallo, che ovviamente rendono la lettura più intrigante, ma anche più complessa.

“Naturalmente un manoscritto”

A inizio del romanzo appare un capitolo intitolato “Naturalmente un manoscritto”. Come Walter Scott o Alessandro Manzoni, anche Umberto Eco ricorre all’espediente del manoscritto ritrovato. Il manoscritto apparteneva, nella finzione, a Adso da Melk, un monaco anziano che racconta delle indagini condotte con il suo maestro Guglielmo da Baskerville riguardo a una serie di omicidi ai tempi del suo noviziato.

Perché questo titolo

Durante la stesura del romanzo, lo scrittore aveva mantenuto come titolo “L’abbazia del delitto”. Successivamente aveva pensato di chiamarlo “Adso da Melk”, ma la scelta definitiva fu “Il nome della rosa” anche perché la maggior parte dei consiglieri e amici di Eco lo appoggiavano. Tale titolo è stato tratto dal trattato di Bernardo Cluniacense, “De Contemptu mundi“: l’ultima frase dello scritto è “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.” (La rosa primigenia esiste in quanto nome: possediamo nudi nomi). Secondo i nominalisti, filosofi che rappresentano una delle correnti più importanti de La Scolastica, i concetti non possiedono una realtà ontologica, ma si riducono a sterile fatto linguistico.

Modelli letterari

Molti sono i riferimenti letterari che si possono trovare all’interno del libro, ma il modello più evidente, che si nota nello stile, nella descrizione dei personaggi e nei loro nomi, è Arthur Conan Doyle. Il protagonista Guglielmo di Baskerville ha tratti in comune con il detective Sherlock Holmes, come per esempio la sviluppata capacità deduttiva, l’umiltà, la fame di conoscenza, oltre al fatto che porta lo stesso nome de “Il mastino di Baskerville“.

Perché Eco ha scritto “Il nome della rosa”

Il semiologo e sociologo Umberto Eco scrisse Il nome della rosa per scommessa con il suo editore Valentino Bompiani: i due infatti avevano scommesso se fosse possibile scrivere nella società di massa un bestseller di qualità.

 

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