Intervista al disegnatore di Dylan Dog

Nicola Mari, ”La letteratura e il fumetto sono due linguaggi complementari”

Se non si educheranno i ragazzi alla lettura, all'amore per i libri e per i fumetti, non si potrà mai sperare in un ripresa della lettura. Parola del fumettista italiano Nicola Mari...

Il disegnatore delle storie di Dylan Dog, oggi in edicola con ”Spazio Profondo”, numero che segna la fase 2 del “restyling narrativo” delle storie dell’Indagatore dell’incubo, parla del fumetto italiano e del suo stretto legame con il mondo dell’arte e della letteratura

MILANO – Se non si educheranno i ragazzi alla lettura, all’amore per i libri e per i fumetti, non si potrà mai sperare in un ripresa della lettura. Parola del fumettista italiano Nicola Mari, dal 1989 all’interno della scuderia di disegnatori della Sergio Bonelli Editore, prima per Nathan Never (fino al 1996) per poi passare sulle pagine di Dylan Dog, per il quale ha realizzato le tavole del numero 337, “Spazio Profondo”, da oggi in edicola e che segna la fase 2 del “restyling narrativo” delle storie dell’Indagatore dell’incubo. In questa intervista, Mari parla del fumetto italiano e del suo stretto legame con il mondo dell’arte e della letteratura.

Come nasce la tua passione per il disegno?

Nasce da una doppia folgorazione: i primi fumetti della mia infanzia, le copertine illustrate da Ferenc Pinter e Karel Thole, e le immagini che elaboravo nella mia mente attraverso la lettura dei classici della letteratura. Il disegno per me era il mezzo attraverso cui coniugare tutte queste suggestioni, comprese quelle provenienti dal cinema, dalla musica e da tutto ciò che mi ‘attraversava’ e seduceva, e ancora mi seduce, anche se in modo meno puro e assoluto.

Ci sono maestri o stili particolari a cui ti ispiri?

Il mio modo di disegnare è la sommatoria di tutti gli autori che ho amato. Poi ci sono gli amori attuali, indispensabili per ravvivare la passione intorno a cui si snoda tutto il mio lavoro. I maestri spirituali sono tanti, e non solo legati al mondo dei comics. Ogni film, ogni immagine, ogni linguaggio con cui mi relaziono entra a far parte del mio immaginario, quindi del mio segno.

Quali strumenti usi per disegnare? Puoi illustrarci le tue tecniche?

Uso strumenti tradizionali come pennini e pennelli, ma soprattutto pennarelli. Per il futuro prossimo non escludo l’uso del digitale.

Qual è il rapporto del fumetto italiano con la letteratura e l’arte?

Io non so cosa sia il bello e il brutto, tanto meno cosa sia l’arte. Ho però una mia percezione della letteratura e del fumetto come di due linguaggi complementari. Letteratura e fumetto si esprimono per immagini, nel primo caso evocate attraverso i segni alfabetici, attraverso le parole, nel secondo caso attraverso la combinazione di immagini concrete (i disegni) e le parole del testo. Gli studiosi del linguaggio ci spiegano che durante la lettura di un testo viene utilizzata la parte del cervello preposta a quella che, dai cognitivisti e dai neuro-scienziati, viene nominata ‘intelligenza sequenziale’ che, per l’appunto, mettendo in sequenza le parole ci consente la lettura da cui trarre le immagini, le suggestioni, le scansioni temporali e la complessità dei contenuti presenti in ogni opera scritta. Nell’ammirare un quadro o una foto, invece, si procede attraverso un tipo d’intelligenza cosiddetta ‘simultanea’, basata sulla sensazione diretta -simultanea- determinata dall’immediatezza della visione. Ciò detto, si potrà facilmente dedurre che il fumetto è forse l’unico linguaggio in grado di far convivere in modo integrale e armonico le due istanze, quella ‘sequenziale’ e quella ‘simultanea’. Per quanto concerne il fumetto italiano, ritengo rappresenti da sempre un’eccellenza che trova ben pochi equivalenti nel panorama internazionale. Per la letteratura sarò lapidare: per me gli unici testi possibili, italiani o stranieri, sono quelli dei grandi autori classici, naturalmente, compresi i classici contemporanei.

Anche il fumetto ed il mondo dell’illustrazione italiana risente del calo dei lettori in Italia? Secondo te in che modo è possibile riavvicinare le persone alla lettura?

Cultura, economia e risorse languono da molto tempo ormai. In un tale contesto di disagio generale, che ha assunto una portata planetaria, è inevitabile che ogni ambito venga -in modi e misure diverse- penalizzato. Tuttavia, mai come in questo periodo si sono pubblicati tanti fumetti, e le manifestazioni e l’attenzione dei media è stata così viva nei confronti dei comics. Quindi la questione andrebbe indagata nella sua complessità. Certamente si legge sempre meno, e in questo concordo con gli studiosi dell’età evolutiva che grande responsabilità attribuiscono alle scuole primarie (elementari e medie) in cui, sostanzialmente, non si insegna più a leggere. Ma anche in questo caso il problema e complesso e articolato; ad esempio il corpo insegnanti demotivato da stipendi inadeguati, e numericamente insufficiente rispetto agli studenti presenti nelle classi e altre problematiche di stringente rilievo. La sociologia ci spiega molto bene che se in quella fase dell’esistenza che va dalle elementari alle medie, non si educheranno i soggetti in formazione alla lettura, all’amore per i libri e per i fumetti (poco importa il supporto), non si potrà mai sperare in un ripresa della lettura, perché sarà molto improbabile recuperare ciò che non si ha mai posseduto. Inoltre sarà necessario tener conto della mutazione delle percezioni e delle sensibilità in atto (quella che provocatoriamente Pasolini nominava con l’espressione ‘mutazione antropologica’), determinata dalle ‘nuove’ tecnologie, verso cui ritengo sia molto importante volgere uno sguardo attento poiché è in questa direzione che sta, non solo il nostro futuro, ma soprattutto il nostro presente.

Su quali progetti stai attualmente lavorando?

Sto lavorando ad una storia di Dylan della scrittrice e sceneggiatrice Barbara Baraldi, a proposito di scrittori classici contemporanei.

27 settembre 2014

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