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Marianna A., storia di una donna rom capace di rialzarsi per amore dei figli

Quella di Marianna A. è una testimonianza di una vita non facile segnata da violenze e soprusi, un racconto di speranza di una donna fiera della propria cultura che ha sempre guardato avanti e ha trovato il coraggio di reinventarsi per amore dei propri figli e per amor proprio.

Una donna che con coraggio alla soglia dei cinquant’anni decide di raccontare la propria drammatica storia. E’ Marianna A., autrice di “Spirito libero e sangue caldo. Autobiografia di una donna Rom” (ediciclo editore), volume a cura di Luigi Nacci e con una postfazione di Santino Spinelli, presentato in anteprima nazionale a Pordenonelegge.

Storia di lacrime e sangue

Si parte da un manoscritto che questa volta non è una finzione letteraria ma è autentico ed arriva per caso nelle mani di Luigi Nacci, il quale, colta la straordinaria potenza e forza della storia al di sotto dell’impasto linguistico acerbo, anche se fortemente espressivo, decide di farlo pubblicare. Non è un memoir, non è autofiction è la storia vera di lacrime e sangue di Marianna, che racconta la propria rocambolesca vita.

“Sono nata in Bosnia – racconta negli anni ’60 – e ho avuto un’infanzia povera : non avevo le scarpe, mangiavo pane e susine, qualche patata. Eppure ero felice quando uscivo a giocare con i miei fratelli e anche quando andavo a dormire affamata, mentre mia madre per farci dimenticare la fame ci raccontava storie per farci addormentare.”

Ma l’infanzia è funestata dalla presenza del padre che bruciava le capanne in cui vivevano salvo pentirsene, sobrio, il giorno dopo e ricostruirne una nuova per poi bruciarla ancora. A quattordici anni viene promessa in sposa ad un altro Rom e anche se si ribella viene venduta e portata in Italia: la sua vita è costellata da fughe, soprusi, maltrattamenti e violenze. Le si apre uno squarcio di speranza prima in Corsica accolta da una donna francese poi l’incontro con un gagio ovvero con un non Rom dal quale ha, giovanissima, un figlio.

La fuga con i figli

Ma le sue radici e il suo sangue sono in Bosnia dove torna, abbandonata dal compagno gagio ed allora si lega per più di trent’anni a un marito Rom, con il quale viaggia in tutta Italia per fermarsi poi a Trieste che – ricorda – mi ha accolto come una madre affettuosa. Ma la vita dentro le mura domestiche è un inferno. “Era un ottimo padre – racconta con forza – ma un marito cattivo, violento, possessivo con forme maniacali di gelosia. Ho resistito trent’anni per i figli finché non sono diventati grandi ed allora, un giorno, ho detto basta. Me ne sono andata. Ho dormito anche sotto i ponti, poi da un’amica, ed infine mi sono trovata un lavoro. Ero finalmente libera. Al mattino, quando mi alzo, respiro, penso ai miei figli e non mi serve altro.”

E la si vede questa libertà nel modo, fiero e sereno, con cui racconta, ora in retrospettiva, i lunghi anni di sottomissione e di soprusi, nella speranza che qualcosa cambiasse, ma – dice con rassegnazione : “ un marito violento non guarisce mai.” Prima il padre, poi il marito: le figure maschili della vita di Marianna sono rabbiose, ma questo non vuol dire – spiega Marianna – che la cultura Rom sia così come spesso viene rappresentata: poco affidabile e aggressiva”.

L’eredità dei Balcani

E, quindi, si passa al secondo grande tema dell’autobiografia : l’identità nomade che Marianna identifica con la musica, con la fisarmonica con la festa del 6 maggio, che in Bosnia, indica l’inizio della primavera : “ ci si alza all’alba e si indossano i vestiti migliori: si raccolgono i fiori e così, eleganti per l’occasione, ci si immerge nell’acqua come per una benedizione e un battesimo”. Nelle parole di Marianna emerge il senso della comunità compatta e solidale , del girovagare e del nomadismo attivo e lavorativo con la produzione artigianale di oggetti di rame. Ma Marianna ricorda anche le difficoltà ad essere accolti nel mondo , le etichette di “zingari”, il tentativo di spiegare ai figli il relativismo degli stereotipi e che zingaro equivale ad albanese, italiano, tedesco. Marianna non trascura niente e ci regala uno spaccato vero di una vita unica.

Alessandra Pavan

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