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Marco Travaglio, “Occorre riscoprire il buonsenso, oltre i dualismi”

Il giornalista Marco Travaglio a Ragusa per "A Tutto Volume" ha parlato del suo libro "Mani Pulite" e affrontato i grandi temi dell'attualità: dalla guerra alla pandemia

Riportare al centro dell’attenzione il tema della corruzione e dello spreco di denaro pubblico, definito “un danno per i cittadini”. E’ questa la speranza di Marco Travaglio, autore del libro “Mani pulite“, pubblicato per la prima volta nel 2002 e ora riproposto in una nuova edizione. Il libro, presentato a Ragusa per “A tutto Volume”, è il racconto più completo di una tempesta politica e giudiziaria che non ha eguali nella storia.

L’intervista a Marco Travaglio

Nel corso dell’intervista con Giada Giaquinta, Marco Travaglio spiega come Mani Pulite sia stata la storia di una grande speranza: “abbiamo vissuto per due anni nella convinzione che la corruzione si poteva combattere e vincere, che i corrotti ed i corruttori si dimettevano. Purtroppo poi la disinformazione  ha fatto in modo che la gente si disinteressasse del tema della corruzione, che si trattasse solo di una “guerra per bande” tra politici e magistrati che non la riguardava”. 

L’intervista è stata l’occasione di affrontare anche temi di grande attualità come la guerra e il covid. In tal senso, Marco Travaglio invita tutti a recuperare il buonsenso, andando oltre gli schieramenti tra Putiniani e Atlantisti, tra No-vax e favorevoli al vaccino. “Occorre analizzare cosa succede, non soffermarsi sui dibattiti: stiamo facendo il bene degli ucraini, o degli americani e dei russi?”.

 

Mani pulite

Cosa resta oggi di Mani pulite? Secondo la vulgata dominante, nulla, perché la corruzione da allora è continuata, forse addirittura aumentata. Ma un’indagine non si giudica dal numero di reati simili commessi dopo, altrimenti tutte sarebbero un fallimento, visto che nessuna è mai riuscita ad abolire i reati successivi. 

In questi trent’anni, c’è chi ha provato a raccontare Mani pulite come un’operazione politica di magistrati ideologizzati per colpire gli innocenti di una parte e favorire i colpevoli dell’altra. Ma le campagne politico-mediatiche negazioniste e revisioniste non hanno scalfito la percezione di quei fatti nell’opinione pubblica, sebbene abbiano fatto breccia e proseliti nel mondo politico, in quello mediatico sottostante e persino in una parte di quello giudiziario.

È vero, quasi nessuno dei colpevoli di Tangentopoli ha scontato la pena in galera, ma ciò non è dipeso dalle indagini delle Procure bensì dalle leggi fatte prima, durante e dopo per assicurare l’impunità ai tangentisti. Leggi che fanno dell’Italia il paradiso dei delinquenti e l’inferno delle vittime. Infatti ancora oggi le Italie sono due: quella che vive nel terrore che il 1992 si ripeta e quella che lo spera con tutto il cuore.

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