Marco Malvaldi, “In Italia fare lo scrittore non è figo”

Abbiamo intervistato l'autore della saga del Bar Lume a Mantova, in occasione del Festivaletteratura che lo vede in questi giorni tra gli autori protagonisti
Marco Malvaldi, “In Italia fare lo scrittore non è figo”

MILANO – Fare lo scienziato e fare il letterato in Italia non è figo: entrambi solitamente non hanno sex appeal, non sono mai considerati tipi da rotocalco. E’ questa l’opinione dello scrittore e ricercatore scientifico Marco Malvaldi, amato dal pubblico per la saga del Bar Lume e protagonista da settimane nella classifica dei libri più venduti in Italia con il suo ultimo libro “A bocce ferme“. Al netto della sostanza, secondo Malvaldi ogni autore e scienziato dovrebbe in qualche modo cambiare il modo di proporsi, l’essere anche attento al come si dicono le cose. Abbiamo intervistato l’autore a Mantova, in occasione del Festivaletteratura che lo vede in questi giorni tra gli autori protagonisti.

 

Il tuo ultimo libro, “A bocce ferme”, è da settimane ai primi posti della classifica di vendita italiana. Quali sono secondo te gli elementi che permettono ai tuoi romanzi di avere tutto questo seguito?

Credo che il successo della serie del Bar Lume è dovuto al fatto che sono libri “ruffiani” nel senso buono del termine, in quanto contengono tutti gli elementi: la finta gioventù del cinquantenne protagonisti, la vecchiaia, detta anche “settima età”… ci sono diversi punti di vista, nella consapevolezza che nessuno di essi sia totalmente corretto. E’ una cosa che trovo anche in altri gialli che hanno un investigatore collettivo, come Nero Wolf. Trovo molto bello e consolatorio il fatto che la soluzione all’investigazione non arrivi attraverso un solo genio, ma attraverso un lavoro di equipe, fatta anche di stupidaggini che però fanno riflettere. Penso che nessun uomo sia un’isola.

 

Tra gli incontri che ti vedono protagonista al Festivaletteratura di Mantova, uno è incentrato sulla comicità toscana. Perché a tuo parere molti comici, apprezzati anche a livello internazionale, provengono da questa terra?

Secondo me il talento toscano non consiste nello sfornare battute in maniera veloce, ma nella spudoratezza, nella mancanza di vergogna nel dirle. La Toscana ha una grossa fortuna:  un periodo di pace piuttosto duraturo che parte dai primi anni del Seicento. Ciò ha permesso una libertà d’espressione delle proprie idee che in altri territori non era pensabile, sviluppando una sorta di immunità verbale.

 

Sei un ricercatore oltre che uno scrittore. Sia il campo scientifico, sia quello letterario hanno un problema in comune: il non riuscire ad arrivare ad abbastanza persone in maniera semplice e “laica”, coinvolgendo le masse e soprattutto le nuove generazioni.  Cosa si può fare?

Per quanto riguarda la scienza, occorre fare esempi. Vediamo il caso vaccini: è sempre una questione di rapporto rischio-beneficio in medicina, devi sempre chiederti cosa accadrebbe se non facessi una cosa. E’ fondamentale in medicina fare degli esempi che siano comprensibili a tutti. L’aspetto letterario è spesso bistrattato ma al tempo stesso è fondamentale. Fare lo scienziato e fare il letterato in Italia non è figo: entrambi solitamente non hanno sex appeal, non sono mai considerati tipi da rotocalco. In Francia il matematico Cédric Villani è considerato una specie di Lady Gaga. Dovrebbe in qualche modo cambiare il modo di proporsi, l’essere anche attenti al come si dicono le cose. Dopo, naturalmente, occorre che ci sia la sostanza.

 

Cosa rende particolare l’esperienza del Festivaletteratura di Mantova per un autore?

Sei all’aperto, sei in una città meravigliosa, ti trovi all’inizio di settembre: tutto ciò permette di stare benissimo come esseri umani. Inoltre, a Mantova per il Festivaletteratura sono presenti scrittori, premi Nobel, artisti, performer, tutti personaggi di livello altissimo, competenti. Per questo è un festival meraviglioso.

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