Sei qui: Home » Libri » Autori » Marcello Simoni, ”La biblioteche sono dimensioni fisiche della memoria”

Marcello Simoni, ”La biblioteche sono dimensioni fisiche della memoria”

INCHIESTA BIBLIOTECHE - La pecca più grave delle nostre biblioteche per Marcello Simoni è la tendenza a chiudersi al mondo esterno. A ciò si aggiungono l'eccessiva burocratizzazione, che rende spesso ostico l'accesso fisico al libro, le difficoltà economiche, la scarsità e la mancanza di preparazione del personale...

Il vincitore del Premio Bancarella 2012 parla del ruolo delle biblioteche come luoghi di cultura, analizza il loro stato di salute e le loro disfunzioni

 

MILANO – La pecca più grave delle nostre biblioteche per Marcello Simoni è la tendenza a chiudersi al mondo esterno. A ciò si aggiungono l’eccessiva burocratizzazione, che rende spesso ostico l’accesso fisico al libro, le difficoltà economiche, la scarsità e la mancanza di preparazione del personale. Secondo il vincitore del Premio Bancarella 2012 occorrerebbero eventi e iniziative capaci di coinvolgere la gente, e un impegno congiunto di istituzioni, scuole e famiglie per educare al piacere della lettura.

 

Qual è l’importanza del servizio svolto dalle biblioteche per i cittadini e qual è secondo te lo stato di salute delle biblioteche italiane?
Le biblioteche non sono soltanto dei contenitori dove vengono custoditi dei libri. Sono dimensioni fisiche della memoria dove la storia di un luogo si intreccia alla sua identità. Stiamo parlando di valori tutt’altro che cristallizzati, capaci di fornire sempre nuovi spunti alla ricerca, alla didattica, e pure a chi cerca del semplice svago. In questo senso le biblioteche, nel loro essere labirinti, offrono differenti fili di Arianna per vari tipi di utenza, suggerendo e consigliando i meno esperti, ma anche fornendo un valido supporto a chi, in simili labirinti, sa già orientarsi. Credo che le biblioteche, come l’universo della cultura in generale, stiano vivendo un logorante declino. Non tanto per la perdita di attenzione da parte dell’utenza, ma soprattutto delle istituzioni.

 

Edifici dediti alla cultura, come le biblioteche, ricoprono ancora un ruolo di riferimento per la gente?
Non per tutti, ma per molti sì. Conosco molte biblioteche che rappresentano non solo un luogo di consultazione di libri ma anche una meta di incontro, dove si discute di esami universitari, di politica e di letteratura.

 

Quali sono le disfunzioni più frequenti da te riscontrate nel sistema bibliotecario italiano nella tua esperienza?
Gli orari di apertura, l’incapacità (economica) di tenere aggiornato il catalogo dei libri in uscita, la scarsa preparazione di certi addetti ai lavori. Inoltre alcune di queste strutture sono veri e propri bunker burocratici in cui l’accesso al libro fisico diventa sempre più ostico e macchinoso. Se poi si tratta di consultare testi depositati in fondi antichi, l’impresa può diventare scoraggiante…

 

Quali sono i fattori di maggiore difficoltà per le biblioteche nello svolgimento del loro compito? Di chi sono, a tuo parere, le principali responsabilità, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca?
Ogni biblioteca ha problemi propri, dall’eccessiva burocratizzazione dei servizi al non sempre sufficiente numero di operatori disponibili. Vi sono poi pecche gravissime riguardanti la conservazione dei fondi antichi e la fatiscenza di certi edifici. Ma ancora più grave, forse, è la tendenza a chiudersi al mondo esterno: ci si lamenta che sempre meno gente frequenta le biblioteche, eppure si fa poco per avvicinarla a queste strutture, incentivandola, incuriosendola, organizzando eventi capaci di suscitare l’interesse anche di chi, magari, legge soltanto un libro all’anno. I responsabili sono un po’ tutti, non solo i bibliotecari e le amministrazioni, ma anche le scuole e le famiglie, che spesso trascurano l’educazione alla lettura, facendo maturare nei ragazzi l’odiosa associazione “leggere = fare i compiti”.

 

21 novembre 2012

© Riproduzione Riservata