La cerimonia al Castello Sforzesco

L’ultimo saluto a Umberto Eco, grande folla di gente ai funerali

Poco fa si sono conclusi i funerali del grande scrittore ed intellettuale Umberto Eco. Vediamo le dichiarazioni più importanti rilasciate dai presenti
L'ultimo saluto a Umberto Eco, grande folla di gente ai funerali

MILANO – Una gran folla di pubblico ha voluto essere presente oggi pomeriggio a Castello Sforzesco per salutare un’ultima volta Umberto Eco.  Alla cerimonia laica erano presenti il mondo della cultura italiana, rappresentanti delle istituzioni e centinaia di persone, gente comune in fila per un’ora per assistere alla cerimonia nel cortile della Rocchetta.

I PRESENTI – Affianco al feretro, posto al centro sotto i portici, è stata collocata simbolicamente la toga dell’Alma Mater dell’università di Bologna, dove Eco era professore da oltre 41 anni. Ai lati due aree: la prima, riservata alle autorità, vedeva tra i presenti i ministri dei Beni culturali Dario Franceschini e dell’Istruzione Stefania Giannini, i vertici della Rai Antonio Campo Dall’Orto e Monica Maggioni, e diversi i primi cittadini, tra i quali quello di Milano, Giuliano Pisapia, di Torino, Piero Fassino, di Alessandria, Maria Rita Rossa. La seconda area era destinata a personaggi della cultura, parenti e amici di Umberto Eco come lo scrittore Moni Ovadia, il compagno di università Furio Colombo e l’amico del liceo Gianni Coscia, Mario Andreose ed Elisabetta Sgarbi, con i quali Umberto Eco stava fondando la nuova casa editrice La Nave di Teseo. Presenti anche i rettori, tra i quali Francesco Ubertini dell’università di Bologna e il suo predecessore Ivano Dionigi e Roberto Benigni e la moglie Nicoletta Braschi.

L’INTERVENTO DELLE ISTITUZIONI – Ad aprire gli interventi in memoria di Umberto Eco, introdotti da Mario Andreose, è il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. “Caro Umberto Eco – ha affermato il primo cittadino di Milano – tutto il mondo ha parlato di te. Altri oggi parleranno di un grande genio. Io parlerò di un uomo, della sua cultura, della sua leggerezza e semplicità che è grandezza. Un uomo che aveva la capacità di parlare con tutti, di unire il mondo accademico con gli altri. Grazie Umberto Eco, sei stato un grande orgoglio per l’Italia intera”. A seguire, gli interventi di Dario Franceschini “Umberto Eco durante i suoi silenzi consultava la biblioteca sconfinata della sua mente. Aveva ragione Conrad quando diceva: ‘Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?’. Ecco, grazie maestro per aver guardato dalla finestra anche per noi” e Stefania Giannini “Il professor Umberto Eco è il simbolo di quel classicismo innovatore di cui c’è ancora tanto bisogno. Abbiamo perso un maestro, ma non abbiamo perso la sua lezione. Non abbiamo perso la sua opera, che è un’opera aperta”.

IL RICORDO DEGLI AMICI – A prendere la parola quindi il compagno di università di Eco Furio Colombo, il quale ha portato una copia del New York Times di ieri: “La domanda principale che circola è: ‘Come è possibile che ci sia qualcuno che dedica la sua vita a insegnare e lo fa con una profondità che lo rende pluri-onorato e nello stesso tempo scrive libri che si vendono in milioni di copie?’ Umberto Eco ha donato al mondo un allargamento d’orizzonti. Oggi voglio ricordare il grande professore: Umberto Eco aveva una missione, quella d’insegnare. Era ciò che lo rendeva felice”. Un’amico, oltre che “l’armeggiatore” della sua Nave di Teseo, lo era anche per “il capitano” della nave Elisabetta Sgarbi. “Ad Umberto Eco stava molto a cuore la Nave di Teseo, lui era molto più di un autore. Avrei voluto ascoltare i suoi feroci rimproveri. Per lui fondare la Nave di Teseo era un atto di libertà, per regalare un futuro”. A concludere la serie di interventi è stato il regista e attore Moni Ovadia il quale, dopo aver raccontato una storiella che lo stesso Eco gli aveva riferito, ha voluto fare una benedizione da non credente a non credente. “Che Dio ti benedica, perché Dio sopporta i credenti, ma predilige decisamente gli atei”.

GRAZIE NONNO – Uno degli interventi più toccanti sicuramente è quello del nipote Emanuele, al quale Umberto Eco aveva dedicato una toccante lettera. “Volevo fare una lista di tutte le cose che abbiamo fatto insieme in questi 15 anni, visto che le liste ti piacevano tanto, ma sarebbe stata molto lunga. Tante volte mi era stato chiesto cosa si provasse ad avere un nonno così: averti come nonno mi ha riempito d’orgoglio. Grazie nonno per tutte le storie che mi hai raccontato e trasmesso”.

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