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le battaglie dello scrittore

Luis Sepúlveda, tutte le battaglie civili che ha combattuto lo scrittore cileno

Luis Sepúlveda ci ha lasciato un anno fa e, per questo motivo, vogliamo ricordare le battaglie civili che ha portato avanti nella sua vita.

Luis Sepúlveda ci ha lasciati un anno  fa a causa del Coronavirus. Oltre che uno scrittore unico, Sepúlveda  è stato un uomo combattente, che ha fatto della libertà il suo “faro” della vita. Quando parliamo di queste personalità così note, significative per la nostra cultura, non si possono dimenticare quelle battaglie civili  portate avanti con onore e consapevolezza. Ricordiamo insieme l’impegno civile di Luis Sepúlveda.

Luis Sepulveda e le sue battaglie

Luis Sepúlveda ha sempre detto “Ho sempre scritto, ma quando è stato necessario prendere le armi, le ho prese”. Infatti, il noto scrittore di cui oggi ricorre l’anniversario di morte, non è mai stato rinchiuso nella sua torre d’avorio. È sempre stato un attento cittadino del mondo e, soprattutto, del suo Cile.

Pinochet e il regime

Negli anni in cui c’era Allende, Sepúlveda era socialista e faceva parte del Gap, ovvero il Grupo Amigos Personales del presidente. Nel ‘73 ci fu poi il colpo di Stato di Pinochet, Sepúlveda fece parte di quei cittadini che «la dittatura cilena sparse ai quattro venti», come ha dichiarato Erri De Luca a Huffington Post. Prima di essere esiliato, Sepúlveda fu incarcerato ben due volte, la seconda persino con condanna all’ergastolo. Lo salvo Amnesty International, che insistette per farlo liberare. Si diresse così in sud America dove, nel 1979, si unì alla Brigata Internazionale Simón Bolívar per combattere al fianco dei sandinisti in Nicaragua. Dopo essere rimasto particolarmente deluso dalla “rivoluzione”, venne in Europa.

Luis Sepulveda e l’ambiente

Negli anni ‘80 Sepúlveda si avvicinò all’ambientalismo, sostenendo Greenpeace. In quegli anni, infatti, l’associazione era particolarmente decisa nelle proprie azioni. Luis Sepulveda, in prima persona, nel 1982 fece un blocco di due mesi nel porto di Yokohama, per bloccare l’uscita delle baleniere giapponesi. «Era freddo, faticoso, e non si mangiava bene a bordo», avrebbe poi raccontato al Corriere della Sera

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