LIBRI - Il libro-denuncia contro la violenza sulle donne

Linda Scaffidi, ”Se vogliamo una società più equa per le donne, abbiamo estremo bisogno dell’aiuto degli uomini”

Come combattere la violenza sulle donne? Puntando sull’istruzione a scuola e sul buno esempio in famiglia. Se la smetteranno di nascondersi dietro stereotipi vecchi e polverosi, l’Italia diventerà davvero un paese per donne...

MILANO – Come combattere la violenza sulle donne? Puntando sull’istruzione a scuola e sul buno esempio in famiglia. Se la smetteranno di nascondersi dietro stereotipi vecchi e polverosi, l’Italia diventerà davvero un paese per donne. Parola di Linda Scaffidi, la scrittrice al suo esordio letterario con il libro ”Muri e Maschere”, un libro-denuncia contro le molestie sul luogo di lavoro. Protagonista del libro è Lara Cannicci,  la prima dipendente donna della centrale termoelettrica di Thimera in Sicilia. Per sopravvivere in questa azienda, Lara dovrà costruire un muro attorno se. In più le avanche del capo diverranno sempre più insistenti e pesanti…

Come nasce l’idea di questo libro?

 L’idea di questo libro nasce da una mia consulenza presso una centrale termoelettrica qui in Sicilia, dove ho tenuto dei corsi di inglese per il personale dell’impianto.Già dal primo istante in cui misi piede dentro la centrale, notai una certa curiosità attorno alla mia presenza lì dentro ma non diedi troppo peso alla cosa. Poi, un giorno, chiesi di poter usare la toilette e, da lì, la scoperta del perché di tanto interesse: i miei “alunni” mi guardavano imbarazzati e nessuno diceva nulla. Ricordo che arrivò un signore con un enorme mazzo di chiavi che, finalmente, spalancò per me la porta del bagno delle donne.  Tutto era nuovo e intatto, come se fossi io la prima donna a varcarne la soglia. Fu così che compresi che nell’impianto non lavoravano donne.

Cominciai a domandarmi come sarebbe stato per una donna ricoprire un ruolo lì, come sarebbe stata trattata, se avesse subito molestie e in che modo l’avrebbero trattata i colleghi.

È proprio per rispondere a queste domande che è nata in me la volontà di scrivere “Muri e Maschere”.

 

Quanto c’è di autobiografico?

Ho donato al mio personaggio pezzi del mio Curriculum Vitae: parla inglese, ha avuto un’esperienza lavorativa con la Marina Militare degli Stati Uniti, partecipa a molte conferenze.Siamo anche state entrambe discriminate sul lavoro, lei in quanto donna e io in quanto mamma. Per il resto, è diversa da me – è molto più forte. Ah, dimenticavo, sappiamo entrambe cucinare discretamente!              

Quando scrive, c’è un autore particolare o uno stile letterario al quale si ispira?

Quando scrivo, cerco di dimenticare tutto ciò che ho letto fino al momento prima per evitare troppe contaminazioni con il mio processo di scrittura. Adoro lo stile di Hemingway  e il fatto che riporti le sue vicende personali nei suoi romanzi. Mi piace chi ha il coraggio di sperimentare stili originali, come Camilleri quando scrive in italiano con piccole parti in siciliano. Mentre scrivevo questa storia, sentivo di voler inserire delle parti in inglese perché rappresentavano il mio modo di esprimermi e credo che se Camilleri non avesse avuto il coraggio di esprimersi come voleva, forse non mi sarei sentita libera di farlo anch’io. Mi piacciono le trame e gli intrecci veloci come quelli dei Thriller (quelli di James Patterson sono tra i miei preferiti) ma leggo un po’ di tutto: da Jane Austen ad Elizabeth Gilbert.  

Nonostante l’emancipazione femminile degli ultimi anni, assistiamo sempre più frequentemente a violenze e soprusi ai danni delle donne. Come può essere estirpato a suo parere questo male all’interno della società?

A quanto emerge dal reportRosa Shocking. Violenza, stereotipi…e altre questioni del genere‘ la violenza domestica è un fatto privato per un italiano su 3, per uno su 5, invece, è accettabile denigrare una donna con battute a sfondo sessuale, uno su 10 pensa che se le donne non indossassero abiti provocanti non subirebbero violenza e uno su 4 è convinto che se una donna resta con il marito che la picchia, diventa lei stessa colpevole.

Guardando questi dati, non dovrebbe sorprenderci che la donna resti, ancora oggi, vittima di violenze e soprusi nonostante l’emancipazione e i grandi passi avanti ottenuti dalle battaglie per l’uguaglianza.

Io penso che bisognerebbe puntare sull’istruzione e sulla famiglia: le “pari opportunità” dovrebbero essere materia di studio a scuola mentre, a casa, i figli andrebbero educati al rispetto e all’uguaglianza tra donne e uomini, con i papà in prima linea a dare il buon esempio e a fare la loro parte. Se davvero vogliamo una società più equa per le donne, abbiamo estremo bisogno dell’aiuto degli uomini. Se la smetteranno di nascondersi dietro stereotipi vecchi e polverosi, l’Italia diventerà davvero un paese per donne.

25 novembre 2014

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