Librerie Riunite di Milano, un altro centro della cultura cittadina è costretto a chiudere i battenti

È ormai una storia che tristemente si ripete. Un altro presidio della cultura milanese, da quasi settant'anni presente e attivo nel cuore pulsante della città, si trova costretto a chiudere. Scaduto il contratto di locazione attuale, Librerie Riunite scomparirà dalla scena. Il titolare Carlo Civita ci parla delle difficili condizioni che hanno portato a questa drastica misura...

Il titolare Carlo Civita ci spiega le ragioni che l’hanno portato alla decisione

MILANO – È ormai una storia che tristemente si ripete. Un altro presidio della cultura milanese, da quasi settant’anni presente e attivo nel cuore pulsante della città, si trova costretto a chiudere. Scaduto il contratto di locazione attuale, Librerie Riunite scomparirà dalla scena. Il titolare Carlo Civita ci parla delle difficili condizioni che hanno portato a questa drastica misura.

Quali sono le ragioni che hanno portato alla dolorosa decisione della chiusura?
Il contratto di locazione è in scadenza  e il rinnovo avrebbe dovuto essere fatto a cifre esorbitanti, che non possiamo permetterci. Non essendo previst0 nessun tipo di tutela né per le librerie storiche né per i commercianti in generale, siamo condannati a soccombere e chiudere.

Su questa decisione ha inciso anche la congiuntura di crisi attuale?
Assolutamente. Già mantenere il canone di locazione attuale comporta dei sacrifici, pensare a un importo più che triplo per noi è fantascienza.

Da quanti anni esiste Librerie Riunite in via Dante?
Io sono qui dal 1988, da venticinque anni, ma la libreria esiste da molto prima, dall’ottobre del 1945. Quando ero appena arrivato, c’erano clienti che mi raccontavano di aver frequentato la libreria per oltre trent’anni.

Ci può raccontare qualcosa del suo catalogo?
Noi trattiamo remainder, cioè libri fuori catalogo, che costituiscono giacenze di magazzino di vecchie edizioni fuori commercio e che vendiamo a meno del 50%.
Copriamo un po’ tutti i settori: libri d’arte, libri per bambini, saggistica, manualistica, varia, romanzi, guide turistiche, libri illustrati e fotografici…
Al momento li stiamo vendendo al 70-75%, perché stiamo smantellando il magazzino.

I libri che si possono trovare da voi dunque non sono facili da reperire altrove…
Sicuramente non presso le case editrici, perché sono stati ritirati dal commercio già da anni e poi sono stati riversati nel secondo mercato, dove interveniamo noi.

C’è qualche episodio o personaggio in particolare che ricorda, di questi anni trascorsi nella libreria?
Ce ne sono tanti. Da qui sono passati moltissimi personaggi noti, a cominciare da Umberto Eco, che abita qui vicino e quasi quotidianamente passa per via Dante. O anche Grassi, che arrivava con la sua auto, di solito la domenica, quando la strada non era ancora pedonalizzata. Ma anche altri personaggi dello spettacolo, dello sport, della cultura.

Secondo lei c’è disinteresse da parte del pubblico nei confronti dei libri e della lettura?
No, anzi, da quando ho cominciato ho visto via via un interesse maggiore.
Questa situazione non è nemmeno dovuta alla concorrenza delle grandi catene. Anche loro sono in crisi, a cominciare da Mondadori e Feltrinelli, che lo scorso anno ha messo i suoi dipendenti in contratto di solidarietà.
Il problema è proprio la mancanza di una normativa di tutela per i commercianti. Al momento attuale sono le grandi multinazionali a dettare legge: vengono in via Dante, così come in altre vie commerciali, e mettono sul piatto cifre che per il commerciante, e tanto più per il libraio, sono impensabili. Questo perché non ci sono più le licenze: prima avevamo un’arma da mettere davanti alla proprietà contro la richiesta di canoni esorbitanti, ora invece ci possono buttare fuori. Di questo dobbiamo ringraziare la riforma di Bersani del 2006 [che prevedeva l’abolizione delle commissioni comunali e provinciali che rilasciavano la licenza per l’apertura di un esercizio pubblico – N.d.R.].

Come sarà la situazione per i suoi dipendenti?
Drammatica. Da più di un anno ho comunicato la situazione per dar loro modo di trovare un altro impiego, ma sono ancora tutti qua. Quando chiuderemo saranno a spasso.

22 gennaio 2014

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