Lettere d'amore

La lettera d’amore di Franz Kafka a Milena Jesenskà

Una delle numerose lettere d'amore che lo scrittore ceco Franz Kafka scrisse alla sua traduttrice Milena Jesenkà
La lettera d'amore di Franz Kafka a Milena Jesenskà

MILANO – Tra Franz Kafka e Milena Jesenkà (giornalista e scrittrice, 1896-1944) ci fu un intensa storia d’amore, testimoniata da una fittissima corrispondenza di lettere tra i due. Si conobbero nel 1919, quando Milena si propose allo scrittore come traduttrice, perché lei e suo marito versavano in difficili condizioni economiche. Dopo circa un anno di relazione fu Kafka a tranciare i rapporti, perché Milena Jesenkà rifiutava di lasciare il marito.

La lettera di Kafka a Milena Jesenkà

Ancora sabato. Questo incrociarsi di lettere deve cessare, Milena, ci fanno impazzire, non si ricorda che cosa si è scritto, a che cosa si riceve risposta e, comunque sia, si trema sempre. Capisco benissimo il tuo ceco, odo anche la risata, ma m’ingolfo nelle tue lettere tra la parola e il riso, poi odo soltanto la parola, poiché oltre a tutto la mia natura è angoscia. Non so rendermi conto se dopo le mie lettere di mercoledì-giovedì tu voglia ancora vedermi. So il rapporto fra te e me, (tu appartieni a me, anche se non dovessi vederti mai più), lo conosco in quanto non sta nel territorio confuso dell’angoscia, ma non conosco affatto il rapporto tuo verso di me, questo appartiene tutto all’angoscia. E neanche tu mi conosci Milena, lo ripeto) (a). Ciò che accade è per me qualcosa di mostruoso, il mio mondo crolla, il mio mondo risorge, vedi come tu (questo tu sono io) ne possa dare buona prova. Non mi lagno del crollo, il mondo stava crollando, mi lagno del suo ricostruirsi mi lagno delle mie deboli forze, mi lagno del venire al mondo mi lagno della luce del sole. Come continueremo a vivere? Se dici di sì alle mie lettere di risposta, non devi più vivere a Vienna, è impossibile. Milena, non si tratta di questo, tu non sei per me una signora, sei una fanciulla, non ho mai visto nessuna che fosse tanto fanciulla, non oserò porgerti la mano, fanciulla, la mano sudicia, convulsa,unghiuta, incerta e tremula, cocente e fredda.

 

(Fonte: Il Menabò)

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