Consigli per aspiranti scrittori

Le sette regole d’oro per scrivere una storia avvincente

''Il mistero della scrittura è che in essa non c'è alcun mistero'', questo era il pensiero del grande autore José Saramago. Forse, per un grande genio come lui, poteva essere vero...

Per tutti coloro che sognano di diventare un giorno grandi autori, ecco sette consigli da tenere sempre presenta quando si scrive

MILANO – ”Il mistero della scrittura è che in essa non c’è alcun mistero”, questo era il pensiero del grande autore José Saramago. Forse, per un grande genio come lui, poteva essere vero: l’arte della scrittura probabilmente non aveva per lui alcun segreto. Ma per tutti coloro che in quest’arte si cimentano e si chiedono quale sia il segreto per scrivere bene e per produrre una storia convincente, l’Huffington Post viene in aiuto con una lista di consigli utili, da tenere sempre presente per crescere come scrittori. Sia che tu stia raccontando un aneddoto su un blog sia che tu stia scrivendo un romanzo, ecco dunque sette stratagemmi per catturare l’attenzione dei lettori.

1. Mostra, non raccontare. Ogni aspirante scrittore, a un certo punto della sua carriera, ha sentito almeno una volta questa frase, ma vale la pena ripeterlo ulteriormente: se sei uno scrittore devi mostrare una scena ai tuoi lettori, non devi fornire loro un rapporto di seconda mano. Secondo Mignon Fogarty, AKA Grammar Girl,  ‘la buona scrittura tende a disegnare un’immagine nella mente del lettore invece di dire al lettore cosa pensare o credere.’

2. Sii specifico. Le grandi storie includono dettagli sufficienti e utili a far vivere davvero le situazioni descritte. Piuttosto che raccontare di un personaggio che vive in una vecchia casa, descrivete le fattezze di un vecchio palazzo anteguerra in decomposizione; invece di dire che una donna è attraente, descrivete il suo sorriso smagliante o il modo in cui gesticola mentre parla o come cammina per strada. Tutto questo farà in modo che il racconto risulti più memorabile agli occhi di chi legge.

3. Colpire i sensi. Gli esseri umani sono creature che sfruttano tantissimo il senso della visa, per questo motivo tendiamo a concentrarci soprattutto sul modo in cui le cose e le persone appaiono quando vengono descritte. Tuttavia, gli altri sensi non vanno mai trascurati: l’udito, il tatto, il gusto e soprattutto l’olfatto possono evocare scene specifiche, possono rimandare indietro nel tempo e far emergere aneddoti nascosti nella nostra memoria.

4. Non usare due parole dove ne basta una soltanto. Il problema con i verbi considerati più deboli è che spesso richiedono avverbi per risollevarli e conferire loro maggiore potenza, utilizzando, dunque, due parole per fare il lavoro che potrebbe compiere una parola soltanto. Ad esempio, è possibile scrivere  ‘camminare in fretta’ ma si potrebbero anche cercare dei sinonimi come ‘trottare’, ‘marciare’, “scapicollarsi”, “galoppare” o ‘sgambettare’. Diffidate dalle inutili ripetizioni morbose e dai luoghi comuni, pensate e cercate il modo giusto di raccontare, il modo più incisivo possibile per arrivare dritti al sodo.

5. Tagliare gli avverbi. Come dice Stephen King  ‘Con gli avverbi, lo scrittore spesso ci dice che lui o lei è spaventato, che lui o lei non sta esprimendo se stesso in modo chiaro, che lui o lei non sta andando al punto, ma ci sta girando intorno”. Secondo molti scrittori, inoltre, gli avverbi sono il male, sono ciò che disonora la lingua e che rende la scrittura debole e annacquata.

6. Moderare gli aggettivi. William Zinsser, autore del classico “On Writing Beh”, a proposito degli aggettivi ha affermato che la maggior parte di essi sono inutili come lo sono gli avverbi, “compaiono spesso in frasi in cui gli scrittori non si rendono conto che il concetto è già stato espresso dal sostantivo” . Quando la scrittura è satura di aggettivi e avverbi automaticamente diventa incerta e noiosa agli occhi del lettore. Sembrerà che tu stia cercando le parole giuste per esprimere un concetto senza, però, riuscire a trovarle davvero. È un po’ come brandire un fucile da caccia quando si dovrebbe utilizzare un fucile laser.

7. Revisionare. Niente fa deragliare un racconto più velocemente di un errore di battitura, frutto dell’innocua disattenzione. Quando un lettore intercetta un errore sarà una delle prime cose che ricorderà al termine della lettura (e sicuramente si ricorderà di parlarne soprattutto nei commenti online). Leggete sempre il vostro lavoro prima di inviarlo o pubblicarlo – leggete a voce alta, se possibile – e utilizzate il correttore automatico per trovare tutti i possibili refusi rimanenti.

Martina Brunetti

12 maggio 2014

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