Le più interessanti parole intraducibili in italiano

Esistono parole che non possono essere tradotte nelle altre lingue. Un'illustratrice neozelandese ha realizzato le rappresentazioni delle loro traduzioni
Le più interessanti parole intraducibili in italiano

Milano – Nell’epoca della globalizzazione e della comunicazione rapida e sincopata, è stato inevitabile che il nostro linguaggio giornaliero abbia fagocitato una terminologia che, molto spesso, non appartiene neanche alla lingua italiana. Innumerevoli sono, infatti, le parole straniere che noi utilizziamo nella quotidianità come se facessero, da sempre, parte del dizionario italiano – per non parlare poi di termini come, ad esempio, “selfie” che nel dizionario ci sono entrati per davvero.
In molti casi, questo processo di assimilazione è avvenuto non esistendo una simmetria perfetta tra una lingua e l’altra; per comodità, dunque, si preferisce utilizzare termini stranieri ma che esprimono con rapidità un concetto che magari in italiano sarebbe eccessivamente prolisso.

PAROLE INTRADUCIBILI – A questo proposito esiste un fenomeno linguistico chiamato parole-frasi, diffuso anche tra gli indiani d’America che attraverso una singola parola, sebbene particolarmente lunga, riuscivano ad esprimere quello che per noi è una frase di senso compiuto. Questo tipo di parole sono intraducibili da una lingua all’altra e un’illustratrice neozelandese, Anjana Iyer ha pensato di aggirare l’ostacolo realizzando delle tavolo con la rappresentazione visiva di questi concetti. Per questo suo progetto personale, si è ispirata ai libri di Adam Jacot de Boinod che trattano proprio concetto.

Di seguito vi riportiamo quelle più particolari:

  1. Fernweh (Tedesco)

nostalgia per posti in cui non si è mai stati.

  1. Tingo (Isola di Pasqua)

rubare uno a uno gli oggetti di un vicino, chiedendogli in prestito e non restituendoli.

  1. Pochemuchka (Russo)

una persona che fa troppe domande.

  1. Bakku-shan (Giapponese)

una ragazza bellissima.. fino a quando non la si guarda in faccia.

  1. Backpfeifengesicht (tedesco)

una faccia che deve proprio essere presa a pugni

  1. Aware (giapponese)

la sensazione dolceamara che si ha quando si sta vivendo un momento di grande bellezza

  1. Shlimazl (yiddish)

una persona cronicamente sfortunata

  1. Rire dans sa barbe (francese)

sogghignare misteriosamente pensando a cose del passato

  1. Waldeinsamkeit (tedesco)

la sensazione di sentirsi come quando si è soli in un bosco

  1. Hanyauku (Rukwangali, Namibia)

camminare in punta di piedi sulla sabbia calda

  1. Prozvonit (ceco)

fare uno squillo con il telefono, sperando che l’altro richiami e non ci faccia spendere soldi

  1. Iktsuarpok (inuit)

la frustrazione che si prova quando si aspetta qualcuno in ritardo

  1. Friolero (spagnolo)

una persona particolarmente sensibile al freddo

  1. Schilderwald (tedesco)

quando una strada è piena di cartelli stradali e non si capisce nulla

  1. Utepils (norvegese)

stare all’aperto in una giornata di sole, bevendo una birra

  1. Mamihlapinatapei (yaghan, linguaggio indigeno della Terra del Fuoco)

il gioco di sguardi di due persone che si piacciono e vorrebbero fare il primo passo, ma hanno paura

  1. Ilunga (tshiluba, Africa centrale)

una persona che la prima volta perdona tutto, la seconda volta è tollerante, ma alla terza non ha pietà

  1. Kyoikumama (giapponese)

madre che pressa i figli perché abbiano grandi risultati a scuola

  1. Age-otori (giapponese)

stare peggio dopo essersi tagliati i capelli

  1. Won (coreano)

la difficoltà di una persona nel rinunciare a un’illusione per guardare in faccia la realtà

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