“Laboriose inezie”: torna in libreria l’opera di Manganelli per riscoprire la gioia della lettura

12 Marzo 2026

Scopri il capolavoro in cui Giorgio Manganelli trasfigura la critica in pura invenzione, rendendo ogni recensione dei classici un'avventura letteraria senza confini.

Laboriose inezie torna in libreria l'opera di Manganelli per riscoprire la gioia della lettura

Una notizia che farà felici i bibliofili e amanti della grande letteratura: il libro “Laboriose inezie” di Giorgio Manganelli torna finalmente disponibile in libreria dal 13 marzo grazie ad Adelphi. Un libro che mescola intelligenza e ironia capace di “stordire” ancora oggi anche il lettore più esperto.

“Laboriose inerzie” intreccia una preziosa selezione di recensioni che Manganelli dedicò, circa quarant’anni fa, ai pilastri della letteratura europea. Già nel titolo, intriso di quell’ironia provocatoria che è la sua firma, si riflette l’anima dell’autore: qui la critica abbandona i binari del convenzionale per farsi stile puro. Tra queste righe, l’analisi si metamorfosa in narrazione e il commento critico fiorisce in letteratura vera e propria, trasformando ogni divagazione linguistica in un piccolo saggio d’invenzione.

In un’epoca che corre veloce, dove la critica letteraria sembra spesso ridursi a un frettoloso “mi piace” o a una stellina su un portale online, riscoprire la voce di Manganelli significa tornare a respirare l’aria purissima della letteratura intesa come gioco, come menzogna necessaria e, soprattutto, come “laboriosa inezia”.

“Laboriose inezie”: la recensione come forma d’arte

“Non v’è nulla di più futile della recensione”, scriveva Manganelli con quella sua tipica, irridente autodenigrazione. Eppure, proprio in questa dichiarazione di futilità risiede il segreto della sua grandezza. Per il “Manga”, il recensore non è un giudice severo né un pedagogo noioso, ma il “buffone del buffone”. In queste pagine, che raccolgono interventi apparsi tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli Ottanta, la recensione smette di essere un servizio informativo per farsi genere letterario autonomo.

Manganelli non ci spiega i libri: li evoca. Li tratta come spettri, come divinità capricciose, come territori inesplorati in cui perdersi con voluttà. Leggere “Laboriose inezie” è come partecipare a un banchetto dove ogni piatto è una sorpresa linguistica, un artificio barocco che celebra la potenza della parola.

Un viaggio tra i giganti: da Omero a Pinocchio

Il volume ci accompagna in un itinerario vertiginoso. Manganelli attraversa i secoli con la disinvoltura di un viaggiatore nel tempo. Lo vediamo dialogare con gli inni omerici, smontare e rimontare le “Metamorfosi” di Ovidio, perdersi nelle selve dantesche o interrogare il mistero del “Don Chisciotte”.

Ma la sua curiosità non si ferma ai classici canonici. Con la stessa passione con cui analizza Manzoni o Leopardi, Manganelli si china su testi apparentemente “minori” o popolari, come il Pinocchio di Collodi (da lui amatissimo) o le pagine di Edmondo De Amicis. Per lui, ogni libro è un “cristallo dalle innumerevoli facce”: identico e diverso a ogni lettura, insondabile eppure terribilmente concreto nel suo piacere verbale.

Cosa ci insegna il libro

In perfetto stile Manganelli, questo libro ci insegna, prima di tutto, che non c’è nulla da imparare, almeno non nel senso scolastico o utilitaristico del termine. Tuttavia, proprio in questa “inutilità” risiede la sua lezione più profonda.

Per Manganelli la lettura è un “gioco serio”: leggere non è un dovere civico o un modo per “diventare persone migliori”, ma un’avventura dell’intelletto. Il libro è un giocattolo sofisticato, una macchina celibe che produce piacere, sgomento e meraviglia. Ci libera dall’ossessione del “messaggio” a tutti i costi, restituendoci la gioia del testo come puro artificio.

Attraverso le sue recensioni, l’autore ci mostra come non fermarci alla trama. Ci insegna a guardare sotto la superficie delle parole, a cogliere le risonanze, le ambiguità e i silenzi di un autore. Insegnandoci a leggere i classici (da Omero a Dickens), ci insegna in realtà a osservare il mondo con occhio critico e laterale, sospettando delle verità troppo semplici.

Il titolo stesso è un manifesto: le “inezie” (le cose da poco) sono “laboriose” perché richiedono una cura immensa. Manganelli ci insegna il valore di ciò che la società produttiva scarta. Dedicare tempo a un libro antico, perdersi in una rima, analizzare un aggettivo: sono atti di resistenza contro la banalizzazione del pensiero.

In “Laboriose inezie” c’è una lezione di stile fondamentale: la critica non deve essere per forza noiosa o accademica. Questo libro ci insegna che si può fare critica facendo letteratura. Manganelli trasforma il commento in un racconto fantastico, dimostrando che la lingua italiana è uno strumento musicale dalle infinite possibilità combinatorie.

Manganelli con questo libro ci insegna a non aver paura dei “Giganti”. L’autore tratta i classici con una confidenza quasi profana: li interroga, li stuzzica, ne mette a nudo le debolezze. Ci insegna che il vero rispetto per un libro non consiste nell’adorarlo su un altare, ma nel maneggiarlo, discuterlo e, se necessario, reinventarlo.

Perché leggere (e rileggere) Manganelli oggi

In un mondo editoriale che spesso premia l’omologazione, la scrittura di Manganelli agisce come un correttivo. La sua prosa è una sfida: ricca di aggettivi rari, di avverbi audaci, di sentenze che ribaltano il senso comune. Ci insegna che la letteratura non deve necessariamente essere “utile” o “edificante” nel senso comune del termine. La letteratura è, per sua natura, un esercizio di libertà assoluta.

“Laboriose inezie” ci ricorda che leggere è un atto di “concupiscenza libraria”, un vizio impunito che ci permette di abitare mondi diversi. Manganelli ci invita a essere “lettori vagabondi”, a cercare nei libri non la verità, ma il sapore, l’aroma, la musica delle parole.

L’edizione Adelphi (nella prestigiosa collana Biblioteca Adelphi) riporta alla luce testi che erano diventati quasi introvabili, se non nel mercato dell’usato per collezionisti.  Se amate la letteratura che non si accontenta della superficie, se cercate una guida che sappia farvi ridere e riflettere nello spazio di una riga, non potete perdere questo ritorno. Perché, come diceva lo stesso Manganelli, lo scrittore non prende nulla dal mondo: è lui che, con il suo sguardo, salva il mondo dal caos degli oggetti senza nome.

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