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La storia di Vito Fiorino, il pescatore che salvò 47 profughi al largo di Lampedusa

Ci sono persone banali che fanno cose terribili e persone normali che fanno cose incredibili. Ma chi sono i 100 giusti della nostra epoca? Coloro che hanno messo a repentaglio la loro vita per salvare quella degli altri

Non appena entri al Memoriale della Shoah, qualcosa dentro di te si incrina. Ad accoglierti è una scritta a caratteri cubitali, incisa a ferro e fuoco, che recita: INDIFFERENZA. Qui, prende forma 100 giusti del mondo, la mostra che Bookcity dedica al libro di Jean Blanchaert e Gabriele Nissim. Un libro che raccoglie e racconta le storie di 100 Giusti, persone che in diverse situazioni e luoghi hanno mostrato integrità e coraggio, aiutando chi in quel momento era vittima di discriminazioni, mettendo a repentaglio la propria vita. 

Chi sono i cento giusti dal mondo

Giusto è chi ha nascosto centinaia di ebrei durante la Shoah, giusto è chi ha raccontato il regime cinese, giusto è chi ha combattuto la pratica dell’infibulazione, giusto è chi ha salvato i profughi da quel cimitero a cielo aperto che è diventato il Mediterraneo negli ultimi anni. Ma i Giusti non sono Santi, sono persone con tutti i loro difetti e le loro contraddizioni. Il libro si compone di 17 tavole rappresentanti altrettanti Giusti e Giuste, con le relative storie, e 2 tavole introduttive che spiegheranno al visitatore il significato del termine giusto e l’origine della mostra stessa; viene poi accompagnata dall’esposizione dei disegni originali.

La storia di Vito Fiorino

Ma ieri al Memoriale della Shoah è accaduto qualcosa di veramente straordinario. Un uomo dai lineamenti duri e le mani callose ha preso parola e ha raccontato la sua storia. Lui è Vito Fiorino. È un falegname di Bari e ogni trascorre molti mesi a Lampedusa dove pratica la sua grande passione, la pesca. Il 3 ottobre 2013 salvò 46 uomini e una donna eritrei che stavano affogando al largo della Tabaccara, una baia di Lampedusa. Per salvare quelle persone, mise a repentaglio la sua vita, caricando sulla sua esile barca quasi 50 persone.Il suo ritratto inedito creato da Jean Blanchaert è fra i 18 in mostra all’interno di 100 Giusti del mondo. 

Ecco, l’incredibile testimonianza di quanto accadde nella famosa notte del 3 ottobre 2013.

Di solito usciamo in mare a mezzanotte e intorno alle tre rientriamo in porto. Per una pura casualità, la notte del 3 ottobre 2013 decidemmo di rimanere a dormire in barca. Eravamo al largo della Tabaccara, quando a un certo punto veniamo svegliati dalle urla. Pensavo fossero gabbiani, ma qualcuno dei miei compagni insisteva che non lo fossero Così prendemmo il largo e di fronte a noi si spalancò uno scenario terrificante. Oltre 200 persone in mare. Le braccia al cielo. Le grida di disperazione. Avvisai subito la Capitaneria di Porto e intanto lanciai il salvagente in mare. Si attaccò un profugo. Era nudo e sporco di gasolio. Continuava a scivolare. Quando salì sulla barca, gli chiesi quanti fossero. Lui mi rispose «500». In mare vedevo al massimo 200 persone. A quel punto, mi resi conto che era in corso una tragedia. Uno di loro mi raccontò che la barca su cui avevano viaggiato si era fermata in mezzo al nulla qualche ora prima. Avevano tentato di accendere un fuoco per scaldare i bambini che piangevano. Ma la barca aveva preso fuoco e, a causa del panico, la barca si era ribaltata. Ho continuato a portare a bordo i ragazzi. La mia barca era costruita per portare 9 persone, noi eravamo già in 8. Ma quella notte tornammo alla Tabaccara con altre 47 persone a bordo. Quella notte morirono 366 persone. Negli anni sono rimasto in contatto con i ragazzi che salvai quella notte. Molti di loro ora vivono a Stoccolma, dove lavorano e si sono integrati. Insomma stanno tutti bene. Io non so l’inglese, ma una parola l’ho imparata, me l’hanno insegnata loro. Loro mi chiamano “My father”. 

 

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