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La Divina congrega, Dante a capo degli “Avengers italiani” torna all’inferno

Abbiamo intervistato gli sceneggiatori Marco Nucci e Giulio Antonio Gualtieri per farci raccontare come è nata la graphic novel fantasy "la Divina congrega"

L’Inferno è al limite della capienza e a Lucifero resta un’unica soluzione: spalancare i cancelli e invadere il regno dei Vivi. Ad opporsi al malefico piano Dante Alighieri e il più incredibile team dell’Italia Rinascimentale: Leonardo Da Vinci, Lorenzo il Magnifico, Otello, la Venere di Botticelli, Cristoforo Colombo, la maga Circe. Nasce così “La divina congrega“, un avventura di gruppo ambientata in location suggestive che gli appassionati di un certo tipo di narrazione fantasy, tipo il Signore degli Anelli, non possono non apprezzare. Un modo anche per sentire certi personaggi storici più vicini, resi simili a quei personaggi vicini all’immaginario fantastico. Una serie di episodi a puntate che nascono per divertire e allo stesso momento incuriosire i lettori, soprattutto i più giovani. Abbiamo intervistato gli sceneggiatori del libro Marco Nucci e Giulio Antonio Gualtieri per farci raccontare come è nata l’idea di creare i cosiddetti “Avengers italiani”.

Come nasce questa “Divina congrega”?

Giulio: Io e Marco collaboriamo da diverso tempo. Eravamo convinti di proporre qualcosa che da un lato coprisse uno spazio narrativo non coperto in Bonelli, legato alla storia italiana, dall’altro che fosse subito riconoscibile giocando con questi straordinari messeri, personaggi collegati all’immaginario italiano e noti in tutto il mondo appartenenti al Rinascimento. A chiudere il cerchio, il fatto che il 2021 sarebbe stato l’anno dedicato alle celebrazioni di Dante, l’artista che più rappresenta l’Italia.

Marco: Io e Giulio, essendo sceneggiatori, abbiamo il vizio di inventare storie ogni 3 frasi. La maggior parte le scartiamo, mentre un paio di anni fa ci è venuta l’idea di realizzare una serie con una storia potente e ci desse la libertà di raccontare. Con l’imminente anno Dantesco, ci è venuta l’idea di realizzare la “lega degli straordinari gentlemen” in versione italiana, un team-up che comprendesse i principali eroi della nostra golden age, ovvero il Rinascimento. Abbiamo scelto personaggi illustri dell’epoca e li abbiamo fatti girare intorno alla figura di Dante Alighieri, il loro “Gandalf”.

Cosa aggiunge la vostra opera rispetto alla vastissima offerta in libreria legata al personaggio di Dante?

Giulio: In Italia abbiamo avuto spesso un timore riverenziale un po’ eccessivo per il Sommo poeta. Raccontarlo in chiave giocosa aggiungeva qualcosa in più. La divina congrega è un’opera pop, non ha velleità di educare o divulgare. L’elemento del gioco permette però di avvicinare i ragazzini alle figure di personaggi storici come Dante; i più incuriositi possono poi approfondire la loro storia leggendo altri libri con una documentazione maggiore.

Marco: La nostra è un’operazione ironica, un divertissement. Il nostro libro è un gioco postmoderno che gioca sulla consapevolezza più epidermica di Dante; infatti quando citiamo i versi della divina commedia prendiamo i più iconici, in modo da includere il lettore utilizzando stilemi noti a chiunque. La nostra speranza è, oltre a quella di divertire, anche di interessare qualche ragazzo a domandarsi “chi era davvero Dante Alighieri?”

Oltre ad ispirarvi a Dante, quali riferimenti contiene questo volume?

Giulio: Siamo partiti con l’idea di realizzare gli “Avengers” italiani, prendendo i personaggi più famosi del Rinascimento. Avevamo in mente il grande evento degli ultimi anni che ha cambiato la storia del cinema, ovvero l’avvento della Marvel con i suoi cinecomic. Da appassionati di fumetto, abbiamo anche guardato anche alla “Lega degli straordinari gentlemen” di Alan Moore. Guardiamo molto al tipo di narrazione americana ma la adattiamo all’immaginario italiano: per questo i protagonisti della Divina congrega sono chiamati “straordinari messeri”.

Marco: Ci siamo divertiti a dare caratteristiche ed abilità speciali a ciascuno della congrega, proprio come i supereroi della Marvel. L’ispirazione è arrivata anche dai giochi di ruolo, da Tolkien. Abbiamo il guerriero, il mentore… giochiamo con delle figure antiche narrativamente e con una struttura classica, parlando però in maniera ironica e pop. La novità principale di questo volume è l’aver voluto ambientare un fumetto fantasy in Italia, valorizzando la nostra storia e le nostre città.

Da spaghetti western a spaghetti fantasy: è possibile adattare il genere fantasy al mercato italiano?

Giulio: Sicuramente si. Il fantasy è qualcosa che appartiene soprattutto all’immaginario medievale, molto presente ancora oggi all’interno dei centri storici di molte città italiane. Era un peccato non sfruttare ambienti e personaggi storici italiani che ben si legato al mondo fantasy.

Marco: Penso che gli spaghetti fantasy siano una corrente necessaria: non ho mai capito questa sudditanza che noi autori italiani abbiamo avuto verso il genere fantasy, quando in realtà l’Italia è fertile di aneddoti e vicende storiche capaci di essere trasfigurate in chiave fantasy. Mancavano solo i draghi all’Italia medievale…

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