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“L’alba dei nuovi dèi”, il nuovo libro di Tlon per parlare della nostra contemporaneità

“L’alba dei nuovi dèi” è il nuovo libro di Maura Gancitano e Andrea Colamedici, i fondatori di Tlon, la scuola permanente di filosofia e immaginazione ma non solo.

L’alba dei nuovi dèi” è il nuovo libro di Maura Gancitano e Andrea Colamedici, i fondatori di Tlon, la scuola permanente di filosofia e immaginazione ma non solo. Tlon è anche un profilo IG particolarmente attivo, dedido alla divulgazione di riflessioni e filosofia. Inoltre è anche casa editrice, e libreria teatro presso Roma. Insomma, un grande progetto, ideato da Maura e Andrea a partire da un racconto di Borges. Abbiamo avuto modo di parlare con Maura riguardo il loro nuovo libro uscito per Mondadori. 

Tlon parla ad ognuno di noi

Da dove parte il progetto di questo nuovo libro per Mondadori? E quale è stato l’intento inziale? “Il progetto è stato ambizioso, ma abbiamo voluto rendere accessibile questo saggio a tutti. All’interno volevamo si percepisse la complessità del pensiero, della filosofia, delle mutazioni storiche. Oggi dobbiamo avere la consapevolezza che stiamo vivendo all’interno di una “crepa”. La cosa che possiamo fare è vedere e capire come, prima di noi, filosofi e intellettuali hanno affrontato “crepe” simili, fratture storiche complesse”. Queste, le parole di Maura riguardo “L’alba dei nuovi dèi”.

La filosofia che ci aiuta a guardare meglio il nostro tempo

Che il passato sia utile a guardare meglio il presente, si sa. Ma in questo caso, Maura ed Andrea guardano ad un passato specifico: quello della filosofia. Pensatori antichi come Socrate, i sofisti, fino a quelli più recenti. L’intenzione del libro è quello di farci sentire meno soli in un tempo fatto di incertezze. L’incipit del libro ce lo spiega meglio di qualsiasi altra cosa:

“Quando tutto va bene, la filosofia sembra essere una riflessione superflua, se non addirittura un’ossessione paranoica per le domande e il senso dell’esistenza. Quando i tempi sono incerti e complicati, però, si torna a bussare alla porta di filosofi e filosofe alla ricerca di strumenti di comprensione di sé e del mondo. Dopo aver provato senza fortuna a sbarcare nei porti all’apparenza più attrezzati, la filoso- fia è l’ultima spiaggia. È quel che sta accadendo anche adesso, perché forse mai come oggi il futuro appare incerto e ci si sente individui isolati sull’orlo dell’abisso: se non alla fine della storia dell’umanità, di sicuro vicini all’esaurimento nervoso”.

La vita e la storia sono fatte di crepe e va bene così

“Dobbiamo fuggire dalle sirene della polarizzazione e imparare a dimorare contemporaneamente in tesi opposte, pensieri in contraddizione tra loro. Soltanto così sapremo abitare la crepa e immaginare una nuova conformazione del mondo che metta in contatto porzioni di senso prima lontane tra loro”.

Il mondo di oggi vede bianco o nero. Le teorie a cui credere sono o X o Y. Sembrano non esistere sfumature, compromessi. Forse perché manca il dialogo, manca la capacità di capire che si è sempre vissuto nella molteplicità di teorie, pensieri, credenze. Anche i filosofi della stessa scuola di pensiero, in realtà, presentavano molte divergenze. Da qui parte una lunga riflessione da parte di Maura e Andrea, che snodano le contraddizioni del nostro tempo.

“Tutto questo genera enorme ansia da prestazione, spingendo verso posizioni che non mettano a rischio il giudizio della collettività di riferimento, portatrice di tutto il senso dell’identità fragile dei suoi membri. Si tratta di un’ortodossia dannosa, di una forma di bigottismo tipica delle religioni che però oggi si manifesta intorno a qualunque tema, in nome di una «razionalità digitale» che diventa pericoloso giustizialismo e che impedisce a chi la pratica di costruirsi un’idea personale e, soprattutto, di sviluppare un atteggiamento essenziale del pensiero: il «darsi torto».

Vivere in una bolla che conferma perennemente i propri pensieri, che rafforza le proprie opinioni ed esclude qualunque forma di divergenza significa condannarsi alla stupidità. È attraverso il confronto con posizioni diverse, ibridandosi, sporcandosi, scoprendo di aver avuto torto che si abita meglio il mondo, tanto fisico quanto digitale”.

L’alba dei nuovi dèi: la paura dell’io e del diverso

Viviamo in una bolla, rischiamo di escluderci da dinamiche sociali considerate “pericolose”, ci nascondiamo dallo specchio e dagli altri. Ma fino a che punto arriveremo? E dove ci porterà il metaverso? Quali saranno i nuovi spazi da vivere, compresi quelli digitali? Sono tutte domande legittime e spaventose nello stesso senso. Ma, da come emerso dal nostro dialogo, tutte queste domande fondano le proprie radici sulle nostre paure.

“Se la nostra società, ossessionata dalla performance e dal controllo di ogni imprevisto, sembra nata dalla superstizione di poter allentare la morsa dell’ignoto sul mondo, dobbiamo riconoscere che l’essere umano, per quanto continui a inventare, scoprire e conoscere, deve sempre fare i conti con l’incertezza e l’imperscrutabilità£.

Ma chi può aiutarci?

Insomma, se tutto alla fine non fa altro che provarci paura, come pensiamo di poter andare avanti? Dove possiamo trovare il coraggio per guardare in faccio “il diverso”? Forse potrebbero aiutarci i nostri nuovi modelli, i cosiddetti “nuovi Dèi”:

“Quella in cui viviamo, allora, potrebbe essere l’alba di nuovi dèi, intesi come forme di narrazione che guidino la nostra azione collettiva, punti di riferimento capaci di dare senso alle vite che viviamo, antidoti al cinismo e al senso di abbandono. [..] Abbiamo bisogno di riconoscere gli dèi che ci abitano e che abitano il nostro metaverso per osservare le nostre forme interiori e trovare nuovi modi per coltivare il senso”.

Ma chi sono questi nuovi Dèi? A chi possiamo chiedere un aiuto per queste temibili domande, per queste nuove incertezze? Sarebbe un peccato svelarvi la risposta. Scopritela dentro al libro di Maura Gancitano e Andrea Colamedici.

 

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