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Jonathan Coe autore per ragazzi con ”Lo specchio dei desideri”

DAL NOSTRO INVIATO A PORDENONELEGGE - In anteprima assoluta a Pordenonelegge, Jonathan Coe presenta con Masolino D'Amico Lo specchio dei desideri, il suo primo romanzo per ragazzi. E ci svela di aver voluto avvicinare, con esso, le sue figlie alla sua letteratura...

In anteprima assoluta a Pordenonelegge, Jonathan Coe presenta con Masolino D’Amico Lo specchio dei desideri, il suo primo romanzo per ragazzi 

 

PORDENONE – In anteprima assoluta a Pordenonelegge, Jonathan Coe presenta con Masolino D’Amico "Lo specchio dei desideri", il suo primo romanzo per ragazzi. E ci svela di aver voluto avvicinare, con esso, le sue figlie alla sua letteratura.

 

Come mai ha deciso di dedicarsi alla letteratura per l’infanzia e l’adolescenza a questo punto della sua carriera?

Nel momento in cui ho avuto l’idea di scriverlo le mie figlie avevano nove e dodici anni e volevo raccontare loro delle storie, avvicinarle ai miei libri con una storia più semplice da leggere.

 

Come ha dovuto modificare il suo approccio alla scrittura cambiando il pubblico?

Non ho effettivamente cambiato in maniera specifica per i bambini, ho pensato più a renderlo più semplice, perché le mie storie per adulti sono molto complicati e con molti personaggi. Ho pensato alle mie figlie come pubblico potenziale.

 

Tra medie e new media molti giovani sono attratti da molti concorrenti della lettura, come cambiare questa tendenza?

Non penso ai nuovi media necessariamente come a dei nemici dei libri, ma anche degli alleati, né che essi spariranno per colpa di essi. Dobbiamo abituarci al fatto che i libri non hanno più il ruolo centrale di un tempo, per es le mie figlie giocano al computer, scrivono sms, ma l’idea di prendere un libro, è così semplice, primordiale, ancestrale, sentire un’unica voce, che loro non riescono a rinunciarci.

Come avvicinarsi allo Specchio dei desideri, c’è qualche metafora?

Lo specchio può rappresentare molte cose, ma soprattutto l’immaginazione, vista come fuga, ma anche come modo di rappresentare la realtà, preghiera a lasciar andare l’immaginazione, perché essa possa rappresentare un reale ruolo nella vita di ogni giorno.

 

La realtà come si inserisce nella narrazione favolistica?

A parte che nella storia c’è uno specchio magico, il resto è realistico. A parte alcune parti sognanti, poco specifiche, ma i problemi scolastici, familiari o anche romantici, sono del tutto reali.

 

È un libro solo per ragazzi o per tutti?

È un libro per chi non si sente imbarazzato a leggere qualcosa di semplice e diretto.

 

C’è un intento educativo nel libro?

Nella letteratura inglese c’è effettivamente sempre una vena di moralismo, questa idea che la letteratura può migliorare le cose e la società, come in Dickens, e quindi anche nella mia scrittura c’è un elemento didattico, ma non è fondamentale e principale: il lettore può decidere se seguirlo e farlo proprio o soprassedere.

 

I libri per ragazzi devono avere sempre qualcosa di educativo o bisogna lasciare spazio alla fantasia, che galoppi dove le pare senza obiettivi precisi?

Non penso che ci debba essere sempre questo elemento, ma che qualunque lettura attiva possa esercitare l’immaginazione, credo che allo stesso modo il mio libro possa diventare strumento di immaginazione, anche come mezzo morale.

 

L’Inghilerra di questo romanzo è la stessa dei libri precedenti, cioè fa o non non fa eccezione trattandosi di una favola?

Credo di sì: in effetti Claire non è dissimile da altri personaggi, e cerco di dare un sottofondo realistico ai miei romanzi, seguendo i cambiamenti del mio paese. Però volevo anche che la storia fosse molto semplice, anche perché pubblicata in Italia e in Grecia prima che in Gran Bretagna.

 

Claire assomiglia a una delle sue figlie?

Non assomiglia tanto a loro, quanto a una versione femminile di me stesso negli anni Settanta.

Che cosa si ricorda di quel periodo?

Ho dei ricordi molto vivi. Erano giorni felici, ma anche noiosi. Ed è proprio la parte noiosa che mi ha reso lo scrittore che sono adesso. Non c’erano le tecnologie di adesso, e quindi dovevo inventarmi un mondo come lo specchio di Claire. I ragazzi di oggi sono sovrastimolati e manca loro un elemento di noia per renderli più creativi.

 

Anna Castellari

 

23 settembre 2012

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